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DI M* LODOVICO
DOLCE DELLA INSTI-
TVTION DELLE DONNE.
DJL LVl STESSO 17^ QUESTA
quarta jmprefìione riueduto 3 edipiu utili
cofe ampli ato,& con la tauola del-
le cofepiu degne di memoria .
C TsL 'PRIVILEGIO.
IN VINEGIA APPRESSO GABRIE&
GIOLITO DE» FERRARI.
M D h X.
"*
/U
ALLA ILLVS. SONORA,
LA SIGNORA VIOLANTE
DA SAN GIORGIO..
TF^ES IDEATE Z>J CJLSJLLE.
GsABB^IEL GIOLITO DE* F E ^^£ ^1.
7ANTVNQVE,//.
luftre SionoraJ'huomo
fa di tanta maramgho
fa Eccellenza 3 che da
Greci picciolo mondo fk
detto : nondimeno s'edito intelletto con le
buone difcipline delle uirtu di continuo no
uà colt mando , di nobile ftf) di gentile , di-
uien rozp ft) uile,di maniera , che poco fi
può dire differente daglialtn ammalile he
fono priui della ragione. Ile he f auuiene al
l y huomo;alla Donna e da conchiuder c:cht
auuenga parimente >et in parte molto più ,
per effère ilfffo femimle non cofforte, co-
me e quello deglihuomini.Mafe allo'ncon
trofrmolgono alle uirtu ft) a i cofumilo
A ij
deuoli^ambedmperuengono a tata perfet
tione>che $ ammano a quella degli Ange-
li. Onde battendo molti antichi Scrittori in
diuerfi Libri dejcrittitiPgli h uomini i pre-
cetti della uita;^) nejfuno alla Donna ha
uendo(che io fappia)lafcian particolari re
gole: ho uoluto io, per giouar loro , dare m
Luce il preferite Dialogo di M. Lodouico
Dolce: nel quale egli, feguit andò in ciò ileo
fiume delie Api, ha raccolto da molti Filo
fofi gli ammaefir amenti, che appartengo-
no alla buona fg) uirtuofa uita,cbe dee te-
nere una Donna in qualunque flato che
può cadere . Quefia opera dunque d'altro
ornamento bijogno non hauea > che di por -
tare in fronte ilnome di V. S. Illus. in cut
tutte le più belle ftj eccellenti uirtu , che fi
pojjòno difìderare in fitggia ft) ualorofà
Donnajengono il loro principato:in guifa,
che nejjkna parte di gentile ft) uirtuofo fi
zontiene in quefliragionamenti,che nofia
nella perfena duV. S. marauiglwjamente
raccolta. Ile he ottimamente Jì comprende ,
riguardandofì non pure al prudente et rno
defogouerno y coche ella ammimjlra le co
fé per tineti alla Jua cura: ma alle tante et
fingolari prodezze ft) mirabili eccellenza >
che fi ueggono ne i fuoi Illufòri ft) ualorofi
fgliuolide quali jenza dubbio fi pò fonop'm
toflo inuidiare , che imitare. Hauranno
adunane le Donne nel picciolo uolumetto
honefti ff) fanti ammae fi r amenti : ff) in
V. S. l'efmpio, anzi più tojìo tefmplare
di tutto quello y che in ejjo leggeranno. Et le
"Donzelle impareranno da V. S.lapurità,
le Maritate la fede, ff) le TJedoue la tol-
leranza ff) la caft ita. Ella intanto riceue-
rà il picciol dono con quell'animo > che io
glie lo porgo y defderofo di moflrarle fem-
pre alcuno più uiuofgno della debita diuo
tione ft)fruitu , che io le porto. Di Vinc-
aia. <^AlliVL di T^ouembre. mdxlv*
A iif
395
tavola delle cose
CHE NEL DIALOGO
SI CONTENGONO.
«sr
^E L VIDIMO LIBICO.
H E Ciafcuna Lauori, ch'erano tifati dalle <tn-
Donna doiereb fiche Komane:& quelli , che fi
he lattare i debbono tifare hoggidi. i f
fuoi figliuoli . Che la giouane fi de efercitare
a car. 6 in tutte le hi fogne della cafa :
Di quanta importanza fia il la lommodità C? l'utile, che
latte > & della proprietà gp da quefio ne deriua . u
nirtu di quello . 7 che la Donna de imparar lette-
Conditioni , che fi debbono ri- re,dannandofi la openion dt*
cercar nella Balia . 7 uolgari . 15
Quah deono effer 1 primi gtuo- Di fior fo, nel quale fi dimoJìra t
chi della fanciulla . 7 tutte le Donne letterate , effe-
l>\odo , che fide tenere ad infe- re fiate honefie , c-r di ottima
gnare alla fanciulla i buoni ulta : lodando fi alcune, illufiri
cofiumi,in cheguifa riprender Donne della noflra età. 14. 15. \6
1a,& efortarla allauirtu. 9 Che fi de eleggere Donna oHuo
Due fini, a i quali fi dee indri^- tno dotto & di buona uita, che
%are ogni Donna : Kelìgione , indegni alla figliuola . 17
O' gouer no di famiglia, io Quale dottrina appartiene alla
Due uirtu, nelle quali fi dee prin Donna , & 1 libri , che ella de
cipalmente ammaefirarla : leggere. 18.19
Vergogna , £? timidità, io Loda della Virginità, quali uè*
i AVOLA.
rame» te fi debbono addman- tu da una gentildonna a un
io? yarghù) % & il danno & conuito. 28
biafimo, chefegue alla Donna, Quanto la madre de effer guar
chtdilet jifrtua . 20 diana della figliuola . 28
Ninna altra eccellenza ricercar- Che la madre non de menare la
fi mila Donna. fuori, che la ca- figliuola a filaci ,nea fefie.
fina . 23 a car. 28
La cura,che de f onere intorno a Danna fi nelle Donne il giuoco
ìa>,&con quai modi può dell? carte, dt Dadi , ey del
conferuarla, 14 Tauogliere. 28
Quale effer debba il cibo , il uè- Defcrittione della lingua,^ del
Jhre, & 1 inter lenimento della Vufo di quella. 28
V ergine. 24 Modi e coftumi,che de ojferuare
Che la giouane fopra tutte le co- il padre in trouar marito alla,
fé danofe de fuggire Vocio . 28 figliuola , & quali conditioni
Dannafi L'ufo de* belletti, & rac de ricercare in quello . 3 1
contafì la prudenza dimofira- Con figlio di alatone . ji
T^EL SECONDO L1BBJ).
QVello,chedè confederare caflita e amore . 4*
la fpofa prima, che ella limale, che commette , rom~
entri in cafa del nouel- pendo le leggi del matrimonio,
lo marito, J8.39 a car. 41
Diffinitione del matrimonio. 39 Kifyofia d'una honefia matro-
Legge offeruata da domani fo- na a unfuo amante . 41
pra quelli , che fen\a moglie La moglie effer tutta fottopofia
erano peruenuù alla uecchieZ- al marito . 42
\a di Licurgo, & di Lacedemo Efempi di alcune antiche , che fi
m . 39 ucci/ero per ferbare la cafiita .
La moglie & ti marito effer e un a car. 44
corpo filo , di cui il marito è Amore delle mogli uerfo t mari-
capo . 40 ti . 44
1/ di delle no\Z* douerfi /pende- lìiftoria di Gamma, che per uen
re in oratiom , & non in dan- dicare la morte del marito aue
\e e conuit* . 4 1 Uno fefieffa, £T colui , che lo
Due parti , che principalmente hauea uccifo . 4*
debbono trouarfi nella moglie. Il marito ejjer l'anima della mo
TAVOLA.
glie, #» quanto è a lei debito \ddio e/Jèr per tutto: et maxima,
l*ej]er retta & governata da mente dotte è la pace et la cari
quello. 47 tajaquale de fempre trouarfi
Con quanto sìudio de cercare di tra il marito e la moglie,e del-
fempre feruìre , honorare , e-7* la concordi a } & di alcuni utili
piacere al marito, & come fi ammaeflr amenti infegnatiai
fuo acquiflare l* amor e . 48 dtfeepoh da Pithagora , & la
Efempio bellifimo d'una Vinitia moglie non douere tjìimare al-
na;laquale il marito nel letto tra cofa propria , che la bontà
infermo dieci anniferuì . 49 & la caflita . 51
Che la moglie de effere humile , Della Gelofia ; e come la moglie
& /offerir tutte le auucrfitàje de [chi far e di non dar cagione
quali per cagione del marito, al marito di dtuemr gelofo\ &
di fortuna le auuengonc. 49 a lei lagelofia non conuenir-
Che de tenere i fuot affanni O* fi. 55
le miferie fegrete fenica appale Efempio d*una giouane, che per
farne alcuna . 50 trar da pericoli il marito,con-
Che a luogo & tempo de ripren fentì,che ejfo nella fua ca/a me
aere piaceuolmente il marito naffe la amata giouane. $$
negli errori , ne* qual è incor- Quello,chefcriue Artfiotele d'in
fo. jo torno alla cura famigliare. 59
the ella dèpofponer tutte le al- Modo di orare & brieue di fior-
tré atùoni per feruìre a' bifo- fo per tutte le attiont,che de te
gni del marito. 50 nere la maritata. do
T^EL TERJLQ LIB F^O .
Q vale degli fati fia più gra Quali efflr debbano le fue ora*
t to a Dto,o il Virginale, tiont , £r quale tutta la (uà
il Matrimoniale , ti Vedoui- uita . 78
le. 64 ?arole di S.Girolamo in materia
Jn che guifa fide confortar la di conferuare la buona fama ,
Vedoua. 70 cofa che multo alla Vedouaap-
Che la Vedova bauindo figltuo- paritene. 79
li , non fi dte rimaritare , ma Efempio di Giudi th ; nel quale
leuarfi tutta con lo Jpirito a fi contiene la forma di tutta la
Dio . 71 uita della Vedoua,& lode di al
Cura delle fepolture , &> delle cune uedoue tllujìri , & amare
fompe,che fi ufano . 7* Vio^fer. 80
LIBRO PRIMO
DEL DIALOGO
DI M. LODOVICO DOLCE.
NEL CAVALE 51 RAGIONA DELLA
Inftitution della giouane non maritata.
D OB^OTHEiA , FLAMINIO.
O h a v e v a in animo SU
gnor Flaminio, di proporui una
bella materici da ragionare : mi
ueggttido, quanto intentarne?}»
te leggete quel libro , che ui re*
co il Sannuto diBafìlea , rimet*
\ tendok a un altro giorno , vie*
uenuto dijìderio di dimandami il fogget to , di che effo
tratta. Fla, Sig. Borothea il [oggetto di que&o libro e
diletteuole^w utile : o 1 a me farebbe Sommamente caro,
che uoi ìntendefte li lingua Latina ; concio jìa cofa , che
quantunque fiate tale , che poco più dire fi può aggiun*
gere alle rare uirtk er alle belle doti del twftro animo:
non di meno io ofo 3 dire che ui far ette affli migliore col
frutto della fua leHioneipercioche nìurì altra e più coue*
neuole a honefia donna , ne perauentura più necejfarii.
Dor. Quafi y che io andaua tuttauia indonnando meco
fleffa luna cofa zr l'altraiaoc >chSl libro foffe fritto
nella lingua^che diterfdU quale fiett d'ogni tipo JludÌQ-
LIBRO
fo <tmdr dirìgili, et appreffo,che egli trattaffe di qudlche
[oggetto nobilcinon però mi farei appofto,che'l /oggetto
conueniffe dDone.ma di gratia,fe cofi èrtemene pdrte
cipe di alcuna picchia purte.'ELA. Quefto io farei uolen*
tieriianzi uorrei io y che per opra della mia lingua uì por
Lille con noi tutto quc$o,cbe nel libro fi contiene;fe tono
temejluche la memoria m'abadonaffe tra uia . che tufare
ufficio dì Spofìtor di parole^oltre che è co falche folamen
te fi richiede co* fanciulli nelle feote: pen forche duci far eh
he più tofto di noia,che di diletto . M* perche fappìate
h materia ,- ejjo tratta il modo d'inftituir uirtuofamente
la Donna ne i tre futi , che occorrono nella u.ta humd*
na : formando a perfettione una Donzella , una marita*
ta>cr feguentemente una uedoua . Dicod perfettione ,in
quanto è conceduto alla debolezzd humdna ; concioftd
-co fa, che niente nel mondo è di perfetto. D o r. Dunque
non uì grauì di effermì cortefe di fi bello er pretiofo the
foro . Netrouate mecofeufa di mancamento di memoria:
ch'egli fi fa bene, quanto in quella parte , fi come ancora
in molte altre^è fiata liberale er fauoreuole la natura;
ne leggerle mai cofa , cheeUa con perpetuo fuggello non
uis 'imprime ffe nell'intelletto ♦ Però aggraditemi di que=
ftofauoreine ricufate dì ufar uerfo di me quella cortefia,
ebefenza uoflra perdita può effere di molto mìo utile.
F l a. Poi che jete cotanto defiderofa d'afcoltare ; io per
fodisfarui,fon contento di far proua,fe e ucro queUo,che
dite, della mia memoria . ilche fé fatto mi uerra, come io
defidero,fìa a beneficio non tanto di uoi, quanto di Lau
retta uoftra;che hord tenera fanciuUd attende dalla uos
ftra uirtùla ricchezza di quelle doti, che non fi poffono
PRIMO. 5
Ufciir per hereditd . Se io calerò [etto quefto pefo , U
uergognxneuerraauoi;chemi ponete adoffò carico ,
che forfè non fono atto afoftenere ,Dor. Di quefto la»
fcUte pure , che ne uenga a me tutto il biafìmo: chi io iti
prometto di douerlo riceuere in me ftefjk molto uolcntie*
risi però, che Uifia in piacere , che alcuna uolta io pofs
fa interromper ui^ dimandarla la dichiaration di quel*
le co fesche per debolezza del mio ingegno, non farò atta
d intendere cofi facilmente , F l dimandate pnre,ej in
terrompetemi ad ogni uoftro talentoiche io ui rìfpondea
ròfempre cortefemente,et con lieto animoicomc che io mi
creda y che ciò non ni fari dibifogno.Ma prima ritiriamo*
ci dirimpetto a quefla finejlra:perciocbe la piaceuole we-
dutd di quefto Giardino ; ilquale bora riuefìito delle fue
fyoglie,tutto beUo,*cr tutto ridente ci fi dimoerà ,fard
me più pronto a ragionare , cr uoi perauentura a udU
re.DoR, Incornine iateiche io battendo con gran difìde
rio .Fla, Riputate adunque,che parlando io,mede(ìma
mente parli quefto libro . D-o r. Anzi io slimerò , che
quefto libro fu mutolo, et che infua uece ragioniate uoi:
fi come quello,che fé pure effo parlafje ,folo ( rifletto a
me)\ntendete ilfuo linguaggio ♦ F l A.Bella materia, co=
me io duo , Signora Dorothea, e quelU>deUa quale uole
teycfrio uiragioni:percioche niuna cofa al ripofo de" mor
tali è più necefjaria,che infegnar uirtu,cr honeili coftu*
mi alla Donna;laquale in tutti i bifogni della ulta , e com
pagna perpetua dell' huomoiq tutti do fi uede , che l'amici^
tie,zrgli amori, che nafeono infra i buoni, fempre dura
no^matraicattiui hanno termine in breue tempo. Cnde
fu detto lìQiifewza cagione da un gra F/Zo/o/o, che quelle
LIBRO
cittì , netlequali le femine fi trouano poco bene difciplia
nate fono d'una gran parte dì felicità priue . Et per cer*
to qual può effer maggior mifcria, di quella , che è a do*
uer uiuer tutto lo (patio della ulta, che ci è conceduta da,
Dio,infieme con la compagnia d alcun maluaggiofilchefe
meritamente dtf)equdfauio huomo delle città; più conue
neuolmente fi piw dire d'una cafapriuata, perche quado
le cofe pr tutte uanno male, no pojjbno camwar he le pu
bliche. Molti hanno fcritto dìutrfì libri Regnando il mo
do di conofcer la bontà e la bellezza d'un cauallo, di do*
marlo,cr di gouernarloima come fi debba allemreAcco*
fiumare , er ammaeftrare una giouaiie , niuno fino a qui
(fuor che quefto autore)ha moffo la mano a fcriuere.
Forfe,percbe è openion d'alcuni dotti, che fi leggano più
uolentieri le cofe diletteuoli, che le utili , o che maggiore
utilità porga al mondo l'ufo del cauallo, che non fa ddla
Dotma.ma non cndo io,che alcuno fia di cofi pouero giù
dicio,che a quefto faocco parere appoggi la fui creden*
Zaipercìoche noi tutti nafeiamo di Donne , uiuiamo con
Domme,et fenza Donne non fi poffono conferuare, ne he
reggere le nolìre foftanzeAn cctal guifa la maggior pars
te della tranquilla, et all'incontro de' difturbi delle citte
di er delle famiglie derìuapur dalle Donne . Appreffo,
que Ubriache ci recano maggior profitto, dilettano etian
dio molto più gli intelletti fanr.et di coloro, che nel legge
re apprezzano più il diletto, che,quel che gioua,e da far
ne poca fttma:perche efii fono fimili a coloro, che tengo*
no più caro il uetro,che le gemme, una imagine dipinta,
che una uer a ; er infume col cane di Efopo , la fidando il
proprio nudrimento dell'anima, cercano t ombra fuggiti
PRIMO- tf
ux nell'acqua delle uanita bumane. Md quale e più dolce
cofa, della uirtu i quale più utile ì quale più nobile ey di
maggiore ornamentoteerto ninna. Molti ancora hanno in
fegnato con gran diligenza & coltiuare i terreni , trala*
filando queftaparteiquafi, ebepiu fi debba prezzare il
uiuere,cbe dbatuiuere.Douendo io adunque darprin*
àpio a quejìo utile ragionamento, dico, prudente Signo*
ranche a uoler,che lhuomo(ey [otto qucfla uoce huemo
intenderete , che fi comprendano ambidue i fé fi ) riejca
perfetto in alcun' arte , neceffariacofa e, che a quella dia
opera dafanciuUoiperòfu opauone d'alcuni > che l'Ora*
tare s'incominci affé a formar dalle cune . Onde , fi come
a un pouero artefice fuol parer molto tardo quel giorno,
nel quale egli dee riceuere il premio delle fue fatiche;®*
al pupillo defiderofo di uiuereafuo modo , affai rincree
fee affrettar la uenuta di queWanno , che apporta fine
al noiofo imperio de y Seueri tutori : cofi debbiamo noi
giudicar, che tardi ogni tempo, in cui $' incominci afjpar*
gerc ilfeme pretiofo della uirìu nel petto de* noftri figli*
uoli,ey per qual atgione credete uoi, che quejìo Alloro,
che c'è qui innanzi fi* crefeiuto cofi bello et cofi diritto;
fé non perche alhora,che e fio era picchia uerga,fu dal*
lo appoggio, che gli fecero le uoftre mani, maejlreuolmc
te ritenuto er fojìentatoì Somigliantemente il cane corre
audace nelle felue, che da picciolo fu auezzodi latrare al
la pelle dell'Or fo, del Cinghiale, er d'altro fi fatto animi
le poflagli innanzi.^ adunq; mefliero,Sig.mia,che que
{li efempi con tanto maggior cura fi offerumo dal padre
della famiglia in ammaeflrar la figliuola, quato ha io pi*
dibìfogno g/j huomini d'una f emina ben creata, che d un*
LIBRO
puntd crefciuta dirittamète, o d'un cane eccellete in cac*
cu . Pigliar À adunque il principio non pure da gli anni
teneri, mi ancora dal Ulte iftefjb: il qual latte uorrei, che
in quanto fare fi poteffe,foffe della propria madre:percio
che di qui tra lei er la figliuola quafifempre maggior ca
rità cy amore nefegue.e lafciando flare molte particola-
rità, che in ciò fi potróbono dire: fi auiene egli, che pare-
aciafeuna affai più uera figliuola quella, che effa non Job
ha portata mi corpo , er d'indi con la dura Ugge del na=
[cere partoritala bambinetta fu dolce pefo delle fue brac
eia, fu nutrita del fno fangue,po(ìa a dormirc,uegghiata,
accarezzata, et trattenuta con que dola alktta)nenti,che
fenz* umore non altroché freddamente , e con poca cura
fìpojfono ufar dalie Balie, Quefio aW incontro è cagione,
che la figliuola ama con più caldo zelo la madre : tlqual
Zelo aceejo in lei nel femplice er tenero petto , ne glian*
tu poi della ragion arde con maggior fiamma, confederati
do efja le fatiche er gli affanni portati er fofienuti per
lei . Ma non ueggiamo noi gli animali bruti: come fono i
Leoni, gli Qrfì,z? altre crudeli e rapaci Fiereiamar con
tanta tenerezza gli huomini,chegli hanno allenati, che
per loro non ricufano di morirefche adunque penjaremo
che far debba la creatura dotata della ragione! Auuiene
più oltre, che non [olamente l'amore, (ilche da fefleffo è
affai) ma in un certo modo ancora la inclination [delle ni
ture, cri coflumifi beueuano col latte , er di qui è,che
jpeffe uolte fi ueggono figliuoli di madri honefiè riufeir
dishonefli, er disfvnili da padri loro : er molti fé ne ma
rauigliano per intender di quanta importanza e il latte *
Vero fi legge appreffo GeUio quella bella ammonitiondi
PRIMO. 7
Yanorino-xbe ogni grati mdtrotu dourebbe tittarconle
proprie m immette i fuoi piccioli figliuoletti . nefenza ca
gione e in bocci de uolgari,che certo huomo, per batter
prefo il Utte di um Scroffi y in modo amò fempre il
fangoso* le brutture detti terra, che godem di riuoiger=
fi per quelle;®- jhrui dentro tutto ilfuo tempo.Ricorda
mi batter letto, che unfanciulletto, nudrito dal Utte \tn»
ni Certa y crefeendo diuenne ueloafitmo nel corfo . Et e
uera,che y l capretto ejjendo lattato dalli pecora, prò
duce i peli del naturale più teneri: cr all'incontro l'agnel
lo fé prende il latte dalla capra, gli fa più duri : ancóra
nelle piante bi più forzi thumore er li candition del
terreno , che non ha d feme ♦ Per qual cagione adunque
fi rimangono le nobili Donne di queflo primo cofi debU
to er pietofo officio uerfo i figliuoli f per pcco amore
non credo io ; perche ninno amore è uguale a quello deU
la midre : ne alcuna può efjer di cofi fiera natura , ch'eU
la habbia in odio lejue carni : altramente farebbe in qué
fio la Donna fuperaU dalle Beftie : lequali amano i figli
loro , gli nudrifeono, ZT alleuano con tanta beniuolen*
Zi>cbe mai non gli ibandonano , in fino a tanto , che co*
nofcono,che efii hanno bifogno dell'opra loro. Vartorifct
lOrJa ifuoi figliuoli , quafi maffa di carne fenzi perfeU
tione alcuna:® con la lingua 9 a ciò eficace inftrumeto dal
la natura conceduto , a poco a poco gli uà formando , di
maniera che non pur madre y mi artefice di quelli meri-
ta efjer' detta . E la donna , amoreuole cr humana ,i
fuoi di lattare non degna ; forfè parendole queflo ufficio
feruile,-o perche teme di non offender la morbidezza
della pcrfona,o almeno per fuggire la fatica! A me pare
LIBRO
ciafcuna di quefle cagioni affai leggiera:perche fé etla ter
rà(come ben diceua quella llluftre Cornetta madre de*
Gracchi)che'l maggior tbeforo detla fui cafa fieno i fuoi
figliuoli ; giudicherà ancor a,niuna fatica effer più cara
ne più lodeuok; di quella , che fi pone d'intorno alia cura
P'gouirno /oro, £7^ il lattare nonfolo non offenderà
gioua. anzi il contrario facendo ,auuiene , che nel fece ar"
fi del Utte{come uoì fapcte meglio di me)fpeffo la Donna
m qualche in firmit incorre • Prouide la maeflra natura
alla nudntiurc de* fanciulli, conuer tendo con marauiglio
fo artificio il fangue in latte , affine , che quello aj petto no
fpauentaffe:v «otte, che i primi alimenti f: prendeffero
da quello fìeffo, onde efii fono formati: cr U madri ciò a
loro bambinetti ricufando, peleranno di non peccaretPec
ca in uero chi toglie quello d'altruime cofa e più propria*
ne più conueneuole > chef! conceda a figliuoli, che la me
defìma fojlanza , della quale fono formati ,Dor ( Tale
cpenionfufempre lodata da me:ma la cofuetudine d'bog
gidì è in tutto contraria* F l a. Douerebbono i Prencipi
fare una legge, per laquale tutte le donne foffero aflrets
te a lattare i loro figliuoli: ma : , perche lo errore confer*
tnato per lunga ufanza e difficile a emendare , er molte
co fé fi feguono , non perche noifappiamo, che elle filano
bene y ma per effer e introdotte datt y ufo:poi,che le gentiU
donne abboniscono quefia opera di pietà ,* pongano elle
almeno ogni diligente cura in trouare una Balia,degna a
cui ft le debba commettere l ufficio di tanta importanza:
nella quale le parti principali, che fi ricerchino, fiano la
fattiti er la bontd'Mtefo , che dalla fanita della Balia de*
fpeqde ancora la fanti* detta fanciuttaxonciofiacofa, che
non
PRIMO S
voti offenderli Utte altro £bcfxngue$c quello e dx cì;.:U
(heinfirmttx cdfrotto.per la boccx.di lei entradoJ] jjwr
gè per fattele parti del corpo^ produce effetto fidile
a luì. La bontà uveo è necejfarix: perche quando lam
deUx nudrice e cffc.o dx qualche uitio.beendojì grxn pxr
te di quello col latte, egli x guifx di pejlc> che dx unx xd
altrx perfonx s^auuenta^ie infetta l'animo parimente del
lx fanciullx.Ondo appreffo Virgilio uolcnìo Sidone bix
fimxre Enex di crudeltà, dice, che IcTigrigli bxueuxno
dato il Ixtte . Et di nero i petti teneri fono , come leffcu=,
gnojequalt afeiugano cofi le acque dolci, cerne le amarci
€T,fi come il uafo conferux lungamente l'odor di quel li
quoro,che dx prima gli fu fyarjo dentro: cofi in contrae
rio diffìcilmente fipolfono lafciar que\ojìumi 9 cbejì ap*
prefero dx gli anni primi. No/ ueggixrno molte uche ai t
alcun fegnaUto diieito,che fi uede nella età maturxscn-
derno la origine alle Balio ; cr meritamente ma con più
monto fi dourebbe di ciò incolpar lx miìrejxqnxk
lx curx,di cbepxrlixmOytwn hebbe qucti pienj con'.
ratione,che e mefiieri di hxuere. Alcune hanno rignar=
do xl pxefeiet fogliono fxr tra loro grxn dijf'erenzx;cb.
lx Bxlixfix nafciutapiù inuna,cbe in altra citilo cc. ? ;~
txdo,o cxftello.lxquxl differenza è tut tatua iunx;pcnL>e
non fono i paefi cagiono ne della uirtk^ne del uitio,mx o
lx buonx,o lx cxttiux croxnzx 9 ey cofi medefimxmente o
lx buonx,o lx non buonx uolontì di chi uiue in quelli: al
trxmontc ne feguirebbe>che lx giuftitix doueffe dello fede
rxtozzcycbo fi commettono daglihupminiypunire i luo*
gbi,c? non gli buomini. Aggiunta adunque a quefle due
parti mila Balia iaboiaza del latto, altro in lei iifidt rar
B
LIBRO
non fi deeiperche effendo eUif emina, come s'è detto, di
bontà; furi neceffariamente fobria,modefta,amoreuole>
Cr attender a con diligenza aìlafua cura. Dor, Bello è
quefto primo auuertimento,zr tanto più v.eceffario,
quanto alcune ui cipenfxno meno.Y l A.Toltd , che fard
la fanciuUi dal latte , cr faprà fauellare , cr moucr con
fenno paffo i piccioli i piedi ci reftano di molte confìde*
rationijequali import antifiime tutte fono . Et per incoa
minciar dalla primicra,debbono effere ifuoi primi giuo
chi con le fanciulle della fud et d,fempre trouandofi lor
prefente o la madre, o la Balia, ouero altra feminagrd
uè di anni et da beneddquale quefti giuochi uadd a poco
a poco riflringendo, cr ombreggiandole fotto quegli U
honeftd cr la uirtk . Non fi lafci corner fdr co" fanciulli
ntdfchi:conciofìdeofd,che oltra che molto nuoce auezzar
la cojì tofto d dilettdrfi del noftrofeffb;noifolemo natu* -
Talmente amar lungo tempo coloro , co' quali habbiamo
hduuto le nojlre prime domeftichezze, et i noftri primi
folhzzisfftndo fanciuUUlche molto più duuiene nelle fé
mine;lequali,per dire il uero/ono di più debole complef
fione,che nonjon gli huomini:er>fe perauenturd in quel
ld eù s'appiglia dmore ; egli dapoifa co fi falde radici,
che non fé ne può leuare. D o r. Ne quejìa certamente e
parte, che fi debba trapaffare con gliocchi chiufi. Fla.
Vorrei per la feconda confìderatione,cbe quejli giuochi
puerili fofjero di qualitd y che conteneffero in loro quafì
uno abbozzamento di tutta ld uitd , che dee tener caflx
Cr uirtuofu Donnd ♦ La onde rimojfe da lei quelle faoc*
theimagim,cheft cojlumano per ogni Cdfa,ueftitecr
àforkx di gemme cr di uarij panni (lequali dpprefenta*
P R I M O. 9
no certi fìntigli snz* d'idoliiconfìgliereLchcin ifeambio
di quelle lefì poneffero tra le mani gli finimenti di tut*
te le bifogne della cafa > in certa piccwla forma, come U
ueggiamOyin legno, ein diuerfi metalli, ridetti. Perciò*
che doue tufo di quelle infegna alle fanciulle prezzar gli
ornamenti er le pompe, accrescendo il difìdeno,(he por
tafeco dalle fafee naturalmente ciafeuna f emina ,■ la con-
fuetudine di quefli altri fard cagione,cbe effe ìmpareran
no con diletto er il nome,v l'ufficio di aafcbeduno.Ol
tra di quejìo lefauole, delle quali è cofì uaga lafemplicc
fanciullezza > non fi ano tali,qualifogliono communemen
te raccontar le f emine f empiici er di greffa p a fi a. ma ho
nefte,ingeniofe,ey efemplarUfotto ilpiaceuolepngimcn
to di quefle quando rifuegliando la fanciulla nctl'amcr
di Dio, quando accennandole la riuerenzd,cbe fi dee al-
la madre, er quando una uirtk,v quando un'altra di-
fcoprendole colei, che èpofta,quafì accorta er diligente
Architetta, alla cura di tanta fabbrica . Segue la terza
er maggior confiderationedaquale e, che non foto dob-
biamo guardarci di fare alcun , attomen,chekoncfto in
prefenz* delle noflre figliuole ; ma di dir parola ne la*
fciua,ne inconfìderata:perche,fì come elle fono atte a tm
prender con poca fatica er quelli er qucfle;cofi ad ogni
tempo ne fanno di loro la memoria con dolce diletto con
ferua.et auuiene,che non folo le cofe per lungo ufo uedu
te,z? afcoltate,ci dimorino nella memoriamone io dico,
ma,che ancora nonui penfando noi, ci efeano fuor di
bocca,zr in opera le mettiamo;®* tanto più le cattiue,
quanto la natura humana(colpa di quel no ftro pruno pt
dxt Aimo)epiu inchinati al malerbe d bene.Nefije*
B if '
LIBRO
gua in ciò il cojìume dannofo d'alcuni imprudenti: iquu
li non foto hanno caro.che la figliuoli dica fpcffo o mot «
to o parola ripiena di dishoncftiUma riputandola accora
ta, albora con le rifa la baciano er l'accarezzano moU
toznonfì accorgendole ella tanto più [e gli fa famiglia,
ri, quanto conofce,che*l padre ne prende piacere, er le
da laudeiet col tempo faine a formare urìhabito,che non
pure è difficile, ma imponibile a mut&rfì . Deb dubitia=
mo noi, che inoflri figliuoli debbano effer troppo tardi
alla cogmtion del male : laqual trabemo tutti generaU
mente dalla origine di quefla carne ì certo no : perche
gli effetti fi dimoiano in tutto contrari] . La onde,fi\
come ueggiamo fare in Vwegia a ì Uaeflri delle naui t ;
iquali bauendo a formare di molti legni un corpo folo,
cbeftiafopratonde,cogiungono infume una tauoh con
V altra con maeftreuole intefiitura; er quefto non baflan
do, pongono tra le commiffure de" legni canape in molta
copia di maniera, che alcuna apritura non ui rimanga t\
in ultimo ricoprono tutto quel corpo di tenaciftimape*
cc,afftne,che l'acqua no poffa da niuna parte entrar den
tro; cefi doura far ciafeun padre nel fatico fo componi»
mente dell 1 animo della figliuola . confi der 'andò, che que»
fìocorpomortde,caguifadinaue pofta nel mare di
molte. fceleratezZ''J€quali,perche non poffono penetrar
nella parte interna(che e lofteffo animo)in modo,cbe no
fìfommerga in quelie^bt fogna chiuder loro tutte l'entra
te.ilche fi far lageuclmente, allontanando da glioccbi,et •
dalle orecchie della fanciulla, quanto fi può, il uitio, er
quando auuiene, che ella dica parola fozz*, o uituperom
fa,difubito ne uenga, riprtfa dd padre ,4aU<t tnadre,Q
PRIMO. io
datla balid;che le fi troui prefente, facendole fi duedere,
■quello non effer detto,chefi conuenga dUa buona fanciul
' la . co jì [e dimoftrera coftume alcuno uitiofo, uifì debb*
ufar fwute effctto,minacciàndola condeftrd maniera-Jal
Vìente>cbe ella tenni di commetteremo di dir cofd , per tu*
quak dapoifia coflrettd d pidnger e. Similmente nelle co*
[e bendette etfdtte con bel coftume ,/i dee accarezzarle*
• et cimoftrarfele grati con qualche piccicl dono contiene
noie a quella etàiperche da una parte la paura delle mi*
naccie, d'altra lafperanza del premio le infegnera a pò
co d poco hauere in odio il uitio (poflo,che ella àncora
non lo conofca)r? amar la uirtu. E v da riprender f&pra
tutto ne" padri et nelle madri la fouerchia dffettiomper
Uquale concedendo alle figliuole queUo>chenonfi deut>
fono dapoi cagione ,che elle trabocchino in quetto,cbe no
conuiene.Però dee il padre riputar e,cbe lafua cafafia ft
mile a una Kepublica ifenon in qudnto nella Kepubhca
molti hanno infìeme il gpuerno^et egli efolo Prcncipe det
la fua famiglia.Hauendo adunque la per fona del Prenci*
•pe>ancorafegli richiede, che ufi ufficio di Prencipe\ilt
quale è di dimoftrarft giu&o egualmente uerfo ciafcunoz
ma non dee però ufar tanta fcuer ita ne' figliuoli, che non
fi ricordi d'effer padre,ne tanta benionita.che fi dinenti
chid'effer Prencipe: ma bifogna ancora tenere tra luno
cflremo et l altro un certo mzzo.per loqualefui di pari
temuto et dmato.^rfe è da peccare in uno di queftì due;
i men dannofo peccare nella feueritì.che netta piaceuoà
lezZa : perche quefla corrompe CT ciuelh ammaeftrd .
dell'una il figliuolo ,{rejj>iv tinche fono que* primi empiiti
& mmorzdti qu€ primi ardori gtouamli)fente doppio
B iij
LIBRO
chligo al padre,hauendo da quello riceuuto non foto ti, '
/ère, ma il buono effere.deVS altra, quando ei incorre nel
te mifer.it > gli d<x carico, er fi lamenta, che da fanciullo
gli concedette troppa liberta.?? di qui auuiene,che mot
ti effóndo condotti alfupplicio y ne rendono la colpa alpa
dre* Adunque è utile, che la figliuola fyejfo pianga , cr
s'attrìfti ej fendo faiKÌutta,percbe eUapoffa riderei? ui
uer lieta, quando farà attempata.!) o n.Per certo e' non
fi dour ebbe fare altramente. Fla. Tirate quefie prime
linee, ueggiamo di ombreggiare er di colorire il noftro
difegno . Come la fanciulla farà peruenutain età, atta a
imparar lettere (ilche fia fecondo alcuni faui nelfettimo
anno, & fecondo alcuni altri nel quarto, o nel quinto,
Crpùtzr meno, in quanto che fi troui i intelletto capa*
ce)uoglio,che alhora il padre confideri in lei due finititi
no la religione, cr t altro il gouemo della cafaicr fecon*
do queftt due fini s'affatichi di far e, eletta fi ammaejlri
nelle difeipiine uirtuofe, er ne gli efercitij, che conuen*
gono a chi ha ad effere Donna difamiglia.netle difcipli*
ne porremo U contezza di Dìo er dett'honefto j quella
pertinente al componimento dell 'anima, er quella alle d
tioni del corpo.ne gli efercitij fi contener à il gouemo er
i lauori.del gouemo fi parlerà diftintamente nel formar
della maritata . i lauori faranno bora i primi, ne iquali
porrem mani Ma prima etiandio,ch y io di que&i ragioni,
uoglio dirui,che due cofe ricercar ei nella mìa fanciulla,
timidità er uergognaikquah habbiano ad effer qua fi bs
fé zr fondamento di tutta la fabrica delle uirtù,inche
noi intendiamo difciplinarla, zrfenza quefle e da crede
re, che tutto lo edificio roumwin modo, che ci bifogna
PRIMO. fi
principalmente in lei tutta cr l'altra pianUre,dccrefce*
re ;&* fermarla di tempo in tempo.Vengo a i lauori.uoi
douetc,Signora Dorothea mia 7 faperc,che y i lauoro delle
Gentildonne antiche era tifilo et la lanaidue cofe di gran
de utile alla conferuation delle famiglie.koggidi fono arti
bedue rimafe aìlefemine di baffo gradoicol picciolo guaì
ddgno delle cudifoftengono la lor pouera famìgliuola*
O wentefa umta,o delicatezza dannofa dette Nobili del
nojlro fecclcrpoiychecjuefte fi recano a uergogna quello,
che in tutte le età fu difommo honore alle Donne d'alta
fortuna 3 cr celebrate per molte uirtk. Ridotto tutto lo
imperio del mondo fotto la podeftad'Augttfto, non heb
he cjucfto buono cr prudente lmperadore per cofa uile,
che la figliuola cr le nipoti ne i lauori della lana fi efer
ataffero . Era etiandio coflnmc di tutte le Romane , il
giorno^che nella cafa del nouello fyofo fi trasferiuanojtt
quella con effo loro portare tlfufo cr la conocchia : cr
toccando le foglie della porta con certa quantità di Una,
di effa, a guifa di ghirlanderà coronavano . Era Tana*
quii, moglie di Tarquìno Prifco> adorata • per Dea , non
per altra cagione, fé non per che uiuendo lei, fu la lans
cotinuo lauoro delle fue manine la fua [tatua fi rapprefen
taua con una conocchia in mano per efempio cTinduftriai
a tutte le Donne . He è da tacerebbe effendo il figliuolo
di Tarquino inftemc coglialtri giouam uenuto d'impro*
uifo a Roma , per terminar la contefa y che efiihaueuano
con Collatino [opra la caftita delle mogli; dopo lo hauer
ciafeuno trouata la fua in conuiti cr danze, trouarono
nel fine Lucretia, che fedendo in mezo delle fue farti
uà intentamente opera a quejìi Uucrijbauendo a eie cun*
B uij
LIBRO
ìrttfà là parte fu*: CT per quello riputiti più ci^
: , C dittino fu u incitore . A neon uolendo Tcrentio
Àmèfbrère una fanciulli modejìi cr pudia,dice che e/*
U con la lana cr con li teli il fuo mucre procacciati .
Ne pcr.'bychc motto importi, che pia o km o Uno <kU
• le nofìrc Donne ft buori: quando Ambedue appartengo*
no parimente i gli ufi neceffarlj ;cr furono fempre ho*
mftifiimi fatici delle Gioumi di uxlore . Ann* moglie
di Hclcanc tejfeia con le proprie rifatti tutte le anùrie >
chtlfuo figliuolo Samuele portila, cr li cafti Veneto*
p e, Re iti a degli ubichi, col tejfer detti fui lungi teli
ìngxnnò uen t'irmi li nana tifpètt li coloro, che le
fue nozz^foUecitiuano : dopo laudi ritornò i lei il fuo
aro cr diftderdtti mirteo . Che dirò io delle Rane di
Mdcedomtttèf di Epiro;l:q:>a!ì teffetidnà incori elle,et
cucinino le uejli de' miriti? Se' fratdK'i defoglinoli, cr
Ut 1 parenti lóro t'Ché di Akffxndo Magno, ilquxle alle
Reine di Pi aie, fatte pur dalla madre & dijfie
forelìe, ne dimojhò ? Odo, che la Reina ìffabeUa mog ie
'di Ferdinando, Uottc, cbt quattro lue figliuole (che tante
uè rìÌKbbc)fapefJeroflare,cu;;rc, et raccamare maejìre
uolmentc; delle quali k d irono Reme di Por*
thogallo ; la terzi Reina di Spigrii, madre del prc finte
Cirio Qjtìnto lmper.;rorc;cr /. : Reina d'highil
te)Ti,T)o?:nidi Remico cttiuo. Et certo i lauori di
vano fono neceffirij non foto alle Donne prillate, mi in
coro, alle Prencipejfe cr alle Reine : cr tinto più a que*
&e,qu.v;to mmeofentono lagrauezzi delle cure fa-
tnigliiri . percioche che fintino eUe ? confumeranno
Jemprele bore tra U moltitudine delle Damigelle cr <k*
PRIMO. 12
Cortegiuni f Quali ragionamenti faranno i loro? parie*
ranno fempre di motti er d'argutie ? o pure noueUerana
no! non haurano quefti ragionamenti mai fine fa che
daranno poi opera f penferannò mi ri/pondera alcuno .
i pen fieri femuuli fono per lo più ueloci, inflabdi } leggie
ri , erranti, er non fanno doue fermar fi . leggeranno.ot
timo efeeratio, al quale primieramente debbono indriz*
Zar VanimoMi fempre non fi può leggere:?? loflare in
odo , come più inanzifi dira, e cofa tanto dannofa, che
% nulla più. Ne debbono imitar lefemine di Perjiailcquali
tra il gran numero degli Eunuchi fedendo , inconuiti,
in canti, cr in continui piaceri cr lafciuie ne menauano
i giorniiì quali per ifchifar lafatieù,fi mutauano in di*
uerji modi, er f / fine deWuno era il principio dell'altro:
ne però con tal uarietk poteuano contentar t animo; con*
ciofiacofd, che quefìo non e il fuo uero cibo. Di qui egli
fempre alcuna nuoua cofa difideraua : a guifa di uno,che
uolendofì uejlire de" panni $ altrui ,Jopo hauernepro*
nati molti didiuerfe qualità er mifure, non ne trouando
alcuno, che gli (ila bene , quando torna al primo , er
qiundo alt ultimo ; cr infine gli danna tutti . Ma gli
honefli lanori fempre dilettano, cr dopo le fatiche fono
i ripofì più grati . conchiudo, che le noflre Donne non
dourebbono di/prezzar quel lauoro,che aUepajfatec
(lato in ogni tempo, come feueduto, honoreuole,er di
fommo pregio . Mi poi , che quefìo buon coftume m//e=
me con molti altri è corrotto,tornando alla mia fanciuU.
la, fappia almeno ella cucire bafteuolmente . D o r. In=
uero, tutto che ilraccamare fu lauoro ingeniofo cr bel
lo i non effendo quanto il cucire>neceffarioi non recara
LIBRO
d uergogna il non faperlo : ma diro bene , che ilfaper
cucire a noi Donne Unto appartiene, quanto a uoi bua
ìmiiì tlftperefcriuere.'E l a.Io inaerò non fo tutti i la*
uori, che ui s'Appartengono ,* ma conjlglio benebbe niu*
no fi lafci adietrOyO* uorrei appreffo,che nonfolo quee
jla fanciulla faddeflraffe nelle facende particolari della
cafa(che molte nefono)fì come in adornare una camera,
deconciare un letto ; far che tutte le malfar icie famiglia*
rifìanodiuifate con ordine era luoghi loro, in modo,
che palanche tutta la cafa da ogni parte goda , zrfid
piena d'allegria: ma etiandio della cucina, imparando il
modo di cucinare er di ordinar le uiuande : lequali uon
rei, che per la maggior parte foffero curate er ammi-
nijlrate da lei. percioche cifonofempre più grati que y ci
bi, che uengono dalle mani delle noftre ofirocchie y o mos
glie,o figliuole,che habbiamo,che non fono que gli altri,
che uengono dalle fantLBen fo io,che alcune delicate Md
donne fi faranno beffe, er mifcberniranno(fe quelli ras
gionamenti perueniffero alle orecchie loro)cfrio uoglid
occupar nella cura della cucina loro figliuole • ma quel
lefolamente, che (limano più bella loda , che le figliuole
imparino Jn che guifafì compogano i beUetti,che quefld
parte nonfolo commoda, ma neceffaria in ciafeuna cafa;
percioche iltuttoftfafempre con più ordine, con mag*
gior nettezz<(,0* con minore ff>efa,z? etiandio con più
cura,effendo diuifo er appreftato o dalla madre della fa
miglia, o dalla figliuola.ma uegniamo hoggimai a queU
lo, che inportd piu.D o ^Veramente non è cofa neceffd
ria neUd cafa,neUd quale alla donna non fi conuenga di
metter mano . »Fl a. Quanto alle difcipline deUafan*
3
PRIMO i*
ciuUa ; che quelle fono che Appartengono alt unitilo, ha*
uendo perfine, come s'è dettoja religione; Signora Do*
rothea mi trouarete contrario aUa openione di molti. Si
fuole dal uulgo communemete hauere in fofpetto le Don
uè letterate ^come che alla malitia naturale fé ne aggiun*
ga l'artificiale . qua fi , che medefimantente non fi deb*
bahauere in maggior foretto gli huomini;fe auuie*
ne, che allo ingegno maligno s'accompagni l'ajlutia,che
fi apprende dalle dottrine ♦ Ma tale e la condition de'
mortali yche'l bene non fi cono jce, fé egli infegnatonon
uiene ; er /'/ male, [e bene altri cel cela , non fi può na*
feonderc : percioche effo in ogni luogo e predente, da fé
medefimo fi dimoflra, er ama di far fi uedere . Quefto
mondo èfimile a un bofeo ofeurifimo er pieno d'cgn'in
torno di te fi lacci ; ne quali noi ciechi er ignoranti del
nofiro bene, c'inuiluppiamo di uolonta.ne ueggiamo al=
tro lume, fé no quanto ci fi dimoflra dal raggio della Di
uina bonùyilquale fgombrando le noftre tenebre, ci apre
glio:chi,et c'infegna per molte uie,come hMUmo a ufei
re,et guardarci da quefti lacci: ne c'è la migliore di quel
U delle fcritture,nelle quali, fi come il Sole riluce nel eie
lo, co fi riftlende la luce della uirtu . Confefjo e (fere aU
cune dottrine nane, lequali fono tenute fcioccbczz? ap*
pò Dio . ma la dottrina, che io giudico neceffaria a tuta
ti gli huomini er a tutte le Donne, e fana er cafia; amz
maefira er non corrompe ; porge l'armi della contincn*
Zd er non della prodigalità ; deUa ragione er non de
gli appetiti ; er togliendo aU'un fejjo er all'altro la
contezztycke io dico, è, come disarmare un foldato , er
lafciarlo in podere de* fuoi mima* Mafie auuiene>tbt
Li b R o.
noi /limiamo, che'lfapere fiadannofo atte Donne, bene
farà di ridur le noftre figliuole nelle foletudini dette uil*
le : er /"e egli fi [copre in effe alcuna fauilla d'ingegno ,
o'ffufcxrla, ammorzarla^ far quelle ,per dirlo in un*
p*rola,d'animali dotati detta ragione, diuenir beftie jen*
Za intelletto: Ricordami hauer letto, che AriflotekdU
manda,donde procede,che iMu fici,cbe fono condotti per
prezzo nelle fejie,fi ano communemente huomtnilafciui,
mni,zr di niun ualore . Ri/fronde, che conuerfmdo efii
di continuo fra conuiti,et fi-a piacerone effendo chi infi
gni loro gli ammaeflrameti detta ¥ilofofi^ne meno hau'c
do occajìone,di uedergli huomini albora,che fobriamei
te uiuouo, non fanno ancora tenere altra ulta da quella
che hanno ueduta et imparata per lungo ufoJaqual rifa
flami muoue a fare uno argomento fortifiimo et appn
uato dalla ejperientia . crqueflo è, che ninna Donna fi
mai impudica,fc non o per nonfapere,o per non confida
rare , quanto bello er pretiofo theforofia lacajliù,t7
come prillando fi di quefia,prhtafe medefima d'ogni be*
ne ; anzi infume colfuo honore uccide la propria ulta :
conciofiacofa,che dalle lettioni dette buone lettere, s'im-
para a /prezzare il uitio,&fifccrge la uia,ch'a buon
fine dirittamente conduce . llche conofcendo & hauendo
aitanti la Donna, è imponibile > che fi lafci tra/portare
a commettere effetto, che macchi il candore delkbcn*
tàiofepure per difetto diquejla carne inferma tra*
{portata ni uiene ,• penfi tra fé fieffo ciafeuno, quando
tanti buoni ammaefir amenti, che fi contengono in uarij
libri, non thauranno potuta ritrar dal malaquanto me
no [enza fi fatta cognìtione far ebbe rimafit tinuolger*
PRIMO. 14
nifi, er d'abbracciarlo . E> fé io uoglio addurui in que=
fio iuogogli efcmpi delle paffate età , non tr onerò gran
fatto,che uerunafemina dotta fìa fiata impudicaiunzifi
uedrà egli chiaramente,che la maggior parte de uitij de*
tempi andati, er de' prefentijono in talfefjb proceduti,
er procedono dalla ignorantiaidico igncrantia,per non
haueretle letto quei ricordi nobili > che deluero orna=
mento delle Donne(benche brieuemente,eynon quanto
fi conuerrebbe)hanno lafciato feruti molti fanti huomi-
ni,zr antichi Filofofanti . che fé letti gli hauefjero,mi
gioua crederebbe non haurebbono molte di uoi dita fi
larga materia a Vceti Tragici er Satirici diferiuere con
fi accurata mano tante carte in biafimo ucftro : perche
ciafennafi farla contenuta tra i confini detthonefia ,
Totrebbono perauentura alcuni in contrario delle mie
ragioni di tutto il numero delle famofe antiche addurre
due,otrc,lequalifuron dotte ey impudicbcicome Safo,
che tanto lafciuamente amò Faone ; Leontia concubina
di Metrodorro; er Semproma,da Salluflio lodata in
un medefimo tempo di lettere (che ella era dotta nelle
Greche er neUe Latine)ey biafimafa timpudìcitid,qua
fi che io allo incontro di quejìe tre non pojfa ridurre in
fieme un numero quafi infinito di quelle, che col wc~o
della dottrina peruennero a grandipima perfetti on di
uirtkeydi bontà; ne follmente delle no jlr e, ma delle
Barbare ancora, ma prima, che io uenga a quefto, e da
rifondere alle oppofitiom di cofloro . er dico , che al*
cuni autori degni di fede affermano, che la Safo di un*
to grido nella lPoefia,nonfu queUa,che amò Yaonc : ma
uriétu non manco nobile di dottrina , che di bontà, di
LIBRO
animo:®* Leontianon entrò dottd neUd cdfa di Metro»
doro y mi da lui dpprefeld dottrina, Idc/uale fu Epicu»
rea , cioè maeflra er conceditrice de" diletti mondani.
Sempronio dltr a uir tu nonbaued imparata, che l'arte
del dire : laquale fenza le ottime discipline er la uita
buond e ddnndta dd chi nefcrijft , Ma>$'io ui fo uenire
indnzi Idgloriofdfcbierd delle Donne dotte er cafle; ui
fi moflrera primd Cornelidmddre de' Gracchi; laquak
oltrdy che fu efempio di dottrind er di cafìitàyfuella an
cord maeftra de' fuoifigliuoli t Seguird dapoi Lelia, Mu=
tidyZ? Vortia di Bruto ylaquale raccolfeneifuo petto afa
fdi gran parte delfenno di quel gran Catone fuo padre •
Verrà appreffb Cleobolìndy di Cleobohy uno de' fette fa
ni della Grecia , figliuola . queftd uifje cofi intenta alle
lettere er alla uirtù , che tenendo a uile tutti i piaceri
del mondo ymori con la corona della uirginita.il cui bel
lo efempio feguitando la figliuola di Pithagordy dopo la
fua morte fu elettala legger nella fcola del padre er infìe
me prepojla a tutte le Vergini.Di quefta difciplina The
ano Metapontina meritò d'ejjer lodata no meno perfcien
tia dUndouinare, che per eccellentia di cafliù . Leggefi
ancora y che le diui Sibille furono uergini : er uergini
furono parimente Cafjandra er Crijje indouinatriciiftt
na ripiena dello fair ito ì Apollo , cr l'altra di Giunone,
cr era la uerginitò a tutte co fi fatte femine quafìflntia
le er proprio ornamento, Lafciarò da parte demone in
uentrice del uerfo Heroico : er Uortenfìa figliuola di
Hortenfioy Donna di tanta honeftà,zr di eloquenza in
modo fìntile al padre, che eUa hebbe una Oratione dina
%i d qtti tre cittadini, che occuparono la Kep f Romana
PRIMO. 15
in materia del fuo feffo:et quefla Orditone lafegueteeta
nonfolo conferito a marauiglia cr honore di etcquentìa
feminile ; ma leggeuafi etiandio nelle [cole, come le ora-
tiomdi Cicerone et di Demoftbene.Trapaffofimilmente
Adefila Ale/Jatidrina per mrtk cr cojlumi tenuta a mi*
r acolo del fuo f ecolo . Taccio Corinna figliuola di Ar*
cbidoro , giouane ripiena di caflitk cr di prudentia ;
CT tanto eccellente nella Poefia, che cinque uolte>ccns
tendendo con Pindaro , lofuperò . Ne parlo di Eri/u
naTeia y atempidi Platone nella maeftadel uerfoHe*
roico creduta eguale a Homero; che uiene pareggiato
ad Apollo. Et chi non ha letto di Paola moglie di Se»
neca ; lacuale fu emula nonfolamente delh dottrina del
marito, ma ancora de y coftumi f chi non ha udito ragion
tiare di Pola Argentana di Lucano ; matrona di tanta
dottrina cr difiuiuo gìudicio , che più n?Ite aiutò il
marito nel componimento de'fuoi uerfi ,• CT il fuo Poe*>
ma delle guerre ciudi tra Cefare cr Pompeo correfjc
CT emendò ,• non meno acquiftando parimevìe lode di
bellezza > che di cafliù i A chi non è noto il nome di
Zenobia fpecchio d'ogni bel co/lume : lacuale nonfo-
lo wild lingua Greca cr nella Latina fu dotta, ma etian
diofcrifjc Hijìoria f che dirò io delle nofl re Ckriftia»
ne i Incomincierò da Tecla Bifcepola di fan Paolo ,- o
da Barbara, di cui fu Maeflro Origene f pure da Co»
terina figliuola di Cofto,Re di Aleffundria : laqual uin*
/e difettando tanti dotti cr eloquenti Filofofi t Or non
fi leggono a noflri giorni molte epiftok della, beata Ca*
Urina da Siena ,V ergine di fommo pregio incile qua*
Ufi «de rilucer purità iifantifiimo animo ì NelU ttì
LIBRO
dclgloriofo Girolamo tutte le Suite Donne ermo altre
fi dotte» onde molte fue bette er eleganti epiflole.fi ueg±
gonofcrittea diuerfe ; molte etiandio a diuerfe AgoflU
no y Ambrogio ,er Eulgentio ne fcriffcro. Ma per uenU
retila età noftra,ho udito affermare > che le quattro fi*
gliuole della Reina Ifabetta ; delle quali ubo detto in-
nanzi ; furono anch'elle molto letterate . Ft raccontafi,
che la Reina Giouanna, madre dello ì&ejfo Carlo lwpe=
radorCyfoleua rifonder d'improuifo a tutte le Oratio*.
ni Latine,chefi fogtiono da gli Ambajciadorì per le cit*
ù hauere dinanzi a inuoui Prencìpi,dico rifonder con.
eloquenza rara er più che uirile.il fmile della loro Rei
najorella dilei>fauettanogli \nglefi;C? altrettanto ra-
giona eia feuno delle altre due -, che morirono in Porto*
gatto . Et fé egli fi conuemjfe y Signora Dorothca,do~
poleReine nominar lepriuate ; non uorrei tacere Cafs
fandra Fedele delia mia città : laquale pudica Donna, fu.
er e ancora, talmente dotta, che più uolte difputò publU
camente con grandtpìmo honore . e? fra le epiftole del
Volitiano una uè ne ho già letta fritta a lei : nella qua*.
le quel chiaro huomo dimoftra, quanto ijìimaffe le fue
uirtk : er non meno potrei lodarui la Mag . Euridice
Barbara . Ma che mi Infogna difendere allepriuate y ha
uendo innanzi due itluftn efempij'uno della S. Vitto*
ria Colonna Mar che fa di Pef cara, zr l'altro detta S.Ve*
tonica, Gambara Conteff a di Correggio ; ambedue àoU
te nette humane er nette diuine lettere , er ambedue
efemplari di religione er di cafliù parimente t lo uidi
in Melano la Signora Anna, fioretta del Reuerendifa
tno Cardimi Movono Legato ài Bologna^ giafiglU
uok
PRIMO- 16
twia del ualorofo Signor Girolamo, che fu Governatori
di quello flato : laquale al prefente, moglie del Conte
Mafiimiano Stampa Marchefe di Sonano, e (per quan*
to io n y odo per fama) Donna di tanta uirtu, che que&d
fola baflarebbe a far chiara la nojìra età . Vi uidi lefue
dueforelle,laS. Helccr.ora>gia moglie deUUonorato
Cavaliere Girolamo de* Botti,<zr bora uedoua difomma
uirtu er hcmftàyZrla moglie del Signor Catdiano Ga*
hrato,a lei in ogni co fa eguale. In Pauia udì ancora ra*
gionare della S. Giulia conforte del Conte Scaramuccia
Vifconte, lacuale fu figliuola di Alfonfo pur d€ Vifcon
ti, già in Melano Caualiere di molto nome . coflei e lo*
data di uirtu , er dì belltzZd >* di honefld , er di ogni
gentil coftume . Ne m'nor laude udì dareatla Signor*
QttauiaBaiarda di Beccaria, giouane di tanta betlez*
za, che poche altre fi pófiono comparare a lei, & di
tanta eloquentia,che tutti i uirtuofi Signori et GentilhiiQ
mini, che paffanoper quel paefe,non fé ne fanno diparn
tire ; trattenuti da ifuoi accorti er dolci ragionamene.
ti,non altrimente,che dal canto delle Sirene . Racconta*
no appreffo alcuni Gentilhuomini miei amici,la S.Uip*
polita Gallarla effer Donna di ualore quafìfopra hu*
mano: er nella bella Eufrofma Vifconte Pallauicuia tre*
uarfi con fomma mrth congiunta una fortezza ài ani*
mo co fi grande, che la nimica f or tuna,che indegnamente
la uà perfeguendo ,di gran lunga e uinta da UL Ne pop
co mi fu lodata la S. Anna Bazzuta . il gentile er uitp
tuofo M. Gabriel Giolito : il cui nome ui dee effer nolo
per le diuerfe opere, eh e co fi fpeffo fono portate in luce
dalle fue betleftmpe : trottandomi io in Cafale di Mon*
C
LIBRO
ferrato ,mi fece uedere la S. Violante di S. Giorgio de**
gnifi.Con forte del S. Pr e fidente di quel luogoinella qua
U parendo a me hauer ueduto infieme con una donnefca.
MaeftitZr piaceuole kumaniù , ch'ella dimoflr a nel*
la/petto , U perfettion di tutte quelle bellezze > che
Zeufi con fatica trouò nelle cinque fanciulle di Crotone:
igli mi difje } che la bellezza dell'animo non era punto
minore di quella del corpo : fi come di Donna , che di
utrtk , dibonefta,cr di modeflia poteua agguagliar fi a
qualunque delle più honorate crfamofe antiche. Mi ra*
gionò [ancora di molte uiriuofe qualità ■ chea guifa di
fieri in uago giardino, fiorifeono nel bel petto della &'»
gnora Pantafilea dalla Valle . Ne tacque della S. ifabct*
ta Scottarne della S. Buona Maria Soarda,erdiCicÌB
Ha da S. Giorgiome ancora trapalò confilentio i meri*
ti della ualorofa Anna del Carretto ; ne meno di Lione*
ra Montagliere,zr di Margherita Soliere fuafigliuo*
la , ne finalmente della S. Caterina dd Pero , afferma)}*
do , ciafcunadi quefle effer non piccolo ornamento del*
le donne , Majaret inuero troppo lungo , fé io uolejìi
feguir ragionando di tutte le ualorofe er honefte Dona-
ne: er la noftra fanciulli in damo afyettarebbe , che
io ritorna fii a lei . perche farla dibifogno, che in quefto
fi logoraffe tutto il rimanente del giorno. Dok. Qj^»
che dicono mal delle Donne, non debbono hauer ne Ut*
to,ne intefo la uirtìi er la eccelUntia di muna di quejìe.
Fla, Quei, che ne dicon male > fono mofii da altra ca
gioneima non uolendo hora ufeirt del mio primo ragio*
namentOyperli addotti efmpi conchiudo , che glijludi
delle lettere fanno U donne buoM* CTpuf fc affermano
PRIMO, 17
nella bonetti : perciò che tengono prima la mente torà
tutu occupata ; dapoi la inalzano a bel penfiero dico*
fé nobili, di maniera, e he non ui lafciano entrar uil con»
fìderatione : er fé pure alcuna ardifce alle uolte àen*
ir arui;ef fendo ella cinta di que forti rtpari 7 che le fanno
d'intorno gli ammaeftramenti buoni, difubito U (caccia
iifuornperò non fi piega a cofa brutta uiUibauenda
da tutte le parti infinite maniere di diletti , aafe un uè*
rifiimo,punfiimo>dolcifiimo,zr dal quale fi attende glot
ria er bonore ; onde ella fi può pafeere di ogni tempo .
Di qui io penfoy che Pallade, Dea de glingegm er delle
faenze , CT parimente le Mufe furono da gli antichi ri*
putate Vergini . Ne /o/o allontanerà da fé 1 penfieri con,
taminati il petto nudrito colUtte delle buone dottrine*
conferuandofìpuroz? fìncero ; ma tutte quelle fciocchc
uamtàje quali fono prezzatte&bauute care dalle Voi
gar i:\ioe le potnpeje danze, le fefte > cr i conuiti ; di»
jprezztra egualmente . Perche adunque il pruno fine*
alqualefi dee indrizzare la noflra fanciulla, ragione*
uolmente b abbiamo pofto la religione; laquak iappog*
giatafopra un folo capo , che e Chkuto Signo*
re cr conferuator noftro >• la primx dottrina , che d(b*
botto cercare 1 padri d'imprimer nel tenero cuore dell*
figliuola yfu effo Chkuto. ilebefarc non f\$o*
tràife ella non coaofce, lui efferfuo creatore, er fuo re*
dentorcEt non potrà fimilmentè uenire a notula di que*
fio, (in cafo che lo f\>irito del Jìgnore fenza altro mezo
in lei non operaffe ) fenon per uia delle fritture , nelle
quali fi cotégono i marauiglioft mifterij delle fuc parole.
Altramente in damo ci haurebbe egli awmoniti,cbc «0-
e «
L I B R O
lendolo noi ritrouare, riguardammo dì er notte nefuói
libri, onde la principale dottrina, come io duo , farattflo
te fare lettere ; cioè Christ o.l\a,perche non fi può
tfcenàere aW altezza , fé non per gradi : er prima, che
il fanciullo fìa atto a mangiare il pane, è meflieri,che
egli beua molto tempo il latte ; ftando per horx ne i prU
mi ter mini ,troui fi alla fanciulla, fé trouare fi può, una
maeftra letterata er di ottima uita . fé non fi può ;fceU
gafi a quefìo ufficio in ifeambio di lei un'huomo di moU
ti anni, buono er interoùlqyale mi farebbe caro, che mo
gite haueffe, donna di qualche bellezza >Z? che egli mol
todmafft:percioche chi può uiuere commodamente di
fuo,rado fi moue a occupar quello d'altrui . Quefto mi
par ricordo tanto neceffario,che non fo fé ueruri altro
glifi* eguale . conciofia cofa, che i Maeftri di lettere fo*
no o fola o principal cagione di tutti i beni er di tutti i
maliche fi fanno per le cittdiperche tutti,ef)endofan*
ciuUi, [otto le loro difcipline flati fi amo: e? quanto im*
portino i buoni er cattiui principi} , dimanditene non
pure ad Ariftotele,ma aUaefperienza ifteffa, chefuok
tffere certa er infallibile blaeftra di tutte le cofe . \nco*
tninciandofi adunque infestare a leggere alla fanciulla ,
prendafi quefto principio folamente da alcuni libretti fan
f/er ripieni di buoni ammaeftr amenti, accio ch'ella im*
pari infume gli elementi delle lettere,?? le regola della
bontà . Similmente infognandoteli il modo difertuere ,
non le fi ponga per efempio alcun uerfo uano,oripienot
di mdo odore ima qualche brieue fententietta raccolta
o dalle lettere, che detto habbiamo,oda precetti de' buo
7W Filofofi ; acciocché eUafcrwndola molte uolttM im
primi er confami nella memori* . Qjianto aUimparam
re , fu giudicato dafaui huomini, che [offe poco tempo
tutto il corfo della uiti . però io pofjb credere, che non
fi conuenga diterminare alcun fine co fi alla Donna, eoa
me atthuomo : fé non in quanto attbuomo e meftiero U
cognition di più difcìpline, e/fendo egli tenuto diprocum
rar non pur lutile difeftejfb er detta fua famiglia > ma
il bene della fua Republica > o delfuo Frencipe, er p<*»
rimente de gli amici . Ma U Donna; in cui altro non fi
ricerca ,cbe 7 gouerno detta cafa > uorrei > che ella fofft
riuolta allo ftudio detta Yitofofia morale fenzapiu.pera
cloche non dee effer Maefìra di altrui , che di fé medefìo
ma , er de" fuoi figliuoli : er non le appartiene tenere
fcola,o difputar tra gli huomini . ilebe molto accurata*
mente le è infunato da fan Paob nella epiftoU , che egli
fcriue a Corinthi,zr in quella , che mandò a Timoteo .
Non m'è afeofo trouar fi alcune fanciulle, che fono poca
ètte alle lettere,come ancora fi trouano de y mafchi.a que
fie infegni la uiua uoce quello, che non poffono le morte
parole-Alche farà pure di molto utile ♦ Dor, Fin qui
io ui ueggo formare una fanciulla , che potrebbe effer
baflante a gouemare un regno , non che una cafa pri*
uata . ma haurei caro d'intender quai libri uorrefle, ,
che f off ero letti da lei.
Fla. Quanto alla cognition di D i o , penfo , che ina
dubitatamele baflino i duefacri uolumi del ueccbio,eT
delnuouo teftamento : iquali tenga fempre innanzi U
notte e il giorno . er gii ef^o fuori di quefli le faranno
Ambrogio, Agofiino , Girolamo, & fi fatti 5 * er <mo>
ékuno autore modernoQion parlo di coloro, che efeot*
C iij
LIBRO
gorfo lafcrìttura non fecondo il itero fentimenta , mai
fodisfattion del mondo , er ad utile di fé mede fimi ) ap*
prejfo quel tinto di lume, che a lei degnerà dì concede*
re il Signore , aprendole efjb glioccki dello fririto , er
chiudendole quei dell* carne > Ne/ che de auuertire di
non effer molto curiofa : mx battendo trouato Chxi=
sto, tenga per fermo di effer lattata nel fuo f angue :
CT affaticando)! , con l'aiuto di lui , di con formar fi con
ia fua uolonù, in modo ch y eglifolo regni in lei y non cer*
chi più oltre . Quanto alle difcipline morali, come che
U facre lettere infognino a baftanzd tutto quello, che al*
la buona tuta s'appartiene: pure per ornamento, e? per
bduerfempre in che tenere occupato tanimoftudiera in
fieme con Fiatone, Seneca,e tutti quei Yilofofi, da iqua*
U fi poffono ritrar fanti, cr honefli coflumi . Ne ttor*
tei , che'l padre foffe confetterò , che le uietaffe alcun
nauoltalalettion di quei libri, che il nome prendono
dalla humanita . perche oltra, che etiandio da queftifi
ritraggono efempi buoni ; non può trottar jl a una gious
ne ne il più honejlo , ne il più uirtuofo intertenimento ♦
E s uero,che le bifogna farne fcelta ♦ Onde ttoi douetefa*
pere, che noi habbiamo due lingue : luna moderna : cr
t altra Mica . La moderna è detta Volgare, er tanti*
ca Latina O^e/la è imparata da noi per effer neceffaria
élla cognition di molte cofe , che gli antichi in effa dot*
i "amente, cr con molta diligentia hanno ferino , queUx
per tifarla, quando ci accade , o parlando oferiuendo,
efprimere i noftri penfieri . L a Greca io lafcio da par*
te, fi per non metter cofì gran pefo fopra le fratte delle
Eonne,cr fi morder che forft ci può baftar la cogni**
P R I M O. i?
tiondi quefle due . Ora molti libri fi traudito netta Uhm
gua Latina ; iqualiio non uorrei , chefoffero ueduti ,
non che letti dalle honefte Donne : er intendo in quefti
qua fi tutti i Poeti , eccetto Virgilio , illude non confi*
gliereiperò , che fi leggejfe tutto ,-cr fuor che alcune
parti di Horatio , cioè le più cafte , £T le più morali •
Ben le conforto a legger Prudentio, Proff>ero,Giuuen*
co, Paolino, er tra moderni la Chrifteida del Sannaz*
Zaro , CT quella del Vida . De glifcrittori di prò fa pò*
iranno uedere tutte le opere di Cicerone , e? tutti gli
Hijìorici , fi come Lituo , Salluftio , Quinto Curtio „
Tranquillo , Suetonio,zr gli altri : perche dalle lettio*
ni di Cicerone altro non fi può raccogliere , che efem*
pi di uirtu > er buoni configli : er la hi&oria e maeftra
della uita. Netta lingua Volgare fuggano tutti i libri la*
feiui , come fi fuggono le Serpi er glialtri animali uè*
lenofi . Et fé noi ueggiamo,che lenoftre fanciulle fi di*
lettino di leggerli, procuriamo, che ette alcun libro piti
non leggano , er fé fare fi può , che habbiano a defim*
parar di leggere : perche è maglio effer priuo d'una co*
fa buona, che male ufarla . Tra quelli , che fi debbono
fuggirete nouette del Boccaccio terranno il primo luo*
go . er tra quelli , che meritano effer letti , faranno i
primi il Petrarca er Dante . nell'uno troueranno infie*
me con le bellezze detta uolgar Poefia er detta lingui
Thofcana efempio d'honeftifiimo et caftifiimo amore ,er
nelValtro un'eccellente ritratto di tutta la Filofofìa Chrt
(liana . A quefti s'accompagnino le diuine opere del
dottifiimo Bembo , t Arcadia dtl Sannazaro , i mora*
li cr eleganti Dialogi dell' Eccellenti filmo Sprone , cr i
C iiij
? * L l\ Bf R O
partigiano delCaftiglione ;dal quale per mio giudiefa
' potrà apprender tutte le uirtk, er i belli er bonefti co*
fiumi ^ebe appartengono a gentildonna, er infume un
modo di direte non del tutto Tbofcano ; almen puro,
iUuflre,ej (enz* alcuna affettatane . ma non però U
mia difcepola fi a tanto intenta a fi fatti ftudij, che elU
iafei da parte i lauori conuementi, er efjendo congiunu
ta a marito ,i gouerni della cafa, perche queflo non ri*
cerca Iddi oulquale uuole,che tutti fecondo il grado et
tonditione loro fi trauaglino he i bifogni neceffurij della
uita? e? per quella jtrada , onde fono chiamati, camU
nino al Regno dzUa beatitudine.Ma fìano le bore di qut
fta fanciulla diuife er compartite inguifa,cbe ciafeun
degli ftudijjZ? uffici , che le appartengono , b abbia
proprio er commodo luogo, er il principale ottengano
le or adoni : deUe quali è da credere , che non fi poffa
trouar la miglior di quetla,che infegnò afuoi Difcepo*
ti il figliuolo di Dio ; preponendo loro la breuita ; er
dannando coloro, che ijìimano douer efjere efauditiper
la copia deUe parole:®* giudico,che quefta bafti . Lodo
iene tRore dedicate alla beatifima Vergine ; alla quale
dee hauerfì fempre dalla fanciulla ogni debita riueren*
tia er diuotione : confederando, che ella fu madre di co»
lui,che è padre di tutti i udienti . Onde egli la fantificò
prima , ch'ella f offe creata ; erfece quella fanta anima
Zrquelfanto corpo ripieno albergo di tutti i thefori
deUe fue gratie. Et poi , cbe'l filo del ragionamento
niba tirato a far mentiondeUa Reina di tutte le Ver*
giniweUa quale non fi troub macchia^lafciando da par*
te le lettere (che hoggimai mi pare bauerne parlata
. PRIMO. *o
idflanz* ) ragionerò detta uirginità : laquale ccrtamen»
te è tale, che di lei non fi poffono,nefi debbono dire pò»
che parole, ma io farò Irene , per non effer quefto il
mio principale [oggetto . Dor, Molto mi farebbe ca*
ro ,che ui ueniffe dtjìderio diferiuer quefto ragionamen
to : o [e il [oggetto è fcrittoda altri, ui di/pone ft e a rU
durlo in [orma, che poteffe effer letto er intefo da tutte
le Donne . F l a. Forfè, che quel diftderio,ch'è in me di
far cofa,che grata ui fu, ne accenderà un'altro di met*
termi a queft a fatica : ma intanto ascoltate il rimanente.
Chiamo Virginità , uirtuofa Signora mia, cofì la intea
grità detta mente, come del corpo: laquak integrità non
paté ne infirmiti, ne corruzione alcuna.?? di co fi [atta
ulta niuna e piufimile alla celefte ; per cicche nel regno
di D io, liberi dai lacci detta carnea purificati nel
fuoco del[uo[anto ftirito , faremo a guisa di Angdi >•
doue non fi faranno nozze tra iun feffo, er l altro . Et
in uero fé fra tutte le creature del Signore non ni fono
mie più pure , ne le piufciolte da tutte leferuitìt di quc=
&a carne , che lefoìianze Angeliche ; quale altra uirtk
fra mortali quefta perfettion più rappre[enta y diquel
lo che fa la Virginità t Ma la parte principale di effa
Virginità, anzi qua)! tutta è pofta nell'animo : nel qua*
le ancora è il fonte di tutte le uirtk . perche il corposo*
me co fa terrena er brutta, e folominiftro della no fifa
uolontà : ne lui riguardale apprezza .Dio, perche
non efuo ma bene ama er gradicela mente , come na*
tura a lui ( che tale la fece )fimile , er molto uicina .
Onde chiunque conferua il corpo mondo,et corrotto hs
t animo, indegnamente ? attribuire il nomecrlalodt
LIBRO
della uirgìniù. er cotali Vergini fono dal MaeftrodtU
la uera dottrina addimandate fatue : percioche non fon
no differenti dalle ftatue finte er dalle dipinture uane ,
lequali altro di bello, che lafuperficie non hanno . Po»
iranno per auuenturaquefle effer Vergini appo gli huo
mini, che riguardano la carne con glioccbi della carne:
ma non tppreffo Dio,ilquale mira lo fyirito con lo fai*
rito. Mane anco fono Vergini appo gli buomini,quan*
do auuicne,chefi conofea da alcuno l'intrinfeco del cono
taminato cuore. La onde ben diffe uno Autore, che
la Vergine, che de fiderà lo ftupro, benché ci manca tef*
fetto , e già corrotta . Ora, fé la Donna , che riceue iU
congiugnimelo deWhuomo ,• fenza dubbio perde l'or*
namento er // titolo della Virginità ; come fi potrà ad»
dimandar Vergine di Christo colei y cfrè uiolata er
contaminata daftauuerfario delfuo Regno f Quale con
ueneuolezza, SignoraDorothea, può hauer Bdaal col
figliuolo di Dio { quale Iddio purifiimo con l'ani*
mo guafio * il perche nonfenz* cagione le ) acre lettere*
quando ìbuomo fi diparte da D r o, chiamano quella di*
partenza fornicatìoneiconcio fìa cofa,cbe y lnoflro animo
fottometta lafua caftità(cbefolamente e debita aDio)
4l dominio del nimico della falute . certo è, che quefto ni
tnico s'affatica di toglier la uirginiù del corpo con li*
frumento dell' buomo , ma a quella del cuore per fé me*
Àefimo è intento . Adunque doue ueggiamo fopraftarc
il pericolo maggiore, quìui dobbiamo fare i ripari più
forti .cingali di fermi /leccatila mente, di maniera, ebe
eUa nel corpo uergine non riceua oltraggio,^ parimcn
te tutte le bellezze W le ricchezze della integrità in
PRIMO- 21
quello [ode ér inefpugnabili fi conferuinó.[T^è d ^ ^U
fanciulla jome da principio io difti,gliocchi er gli orec
chi talmente ferrati) che non ueggano, ne intendano aU
cnnacofa,che contaminare la poffx . regga col freno del
la ragione i lo fmgheuòli appetiti^ guardi, che la Koc
ca dell'animo nonfia uinta er tradita da quei di dentro.
ha Virginità uer amente efteriore y cioè del corpo (te
tjuAenonpuo efjèr fenz^t interna) è, come hueggia*
tno , tanto nobile , che per inftno glihuomini impudi*
chi là inchinano , er U tengono in riuerenza . Di qui
fingono i Poeti * che quando la Maefta difcefe in terra,
ella fece lafua primiera habitationt con le Vergini, non
altramente, che fdcefje con i Principi & <on i Re. Dan*
no ancora la Verginità a Obde > er madre di tutti gli
Dei la difcriuono.La diedero fìmilmente a Giana : er fa
fAìnerua tre cofe notarono ecce1lentifiime;la Virginità,
la fortezza,?? U fapienza; er differo , che ella fu prò*
dotta del cerueUù di Gioue ; ilquale ijlimarono Re &
padre de gli huomini er di tutti gli Dèi ; & da cui non
poteua ufcir partofe non puro, caflo, pièno d'intelletto,
nobile, er mar auigliofo. Appreffb giudicarono la Vir*
giniù in modo congiunta con la fapienza^che il numero
fettenario dedicaroro alluna ef allah fa . Et per non
ripigliar da capo quello, cfrio ho detto delle Muft er
delle Sibille, fu in Roma un tempio alla Dèa Vefta : i cui
facrifici erano folamente amminijlrati da certo nume*
ro di Vergini : alle quali il Senato fendeuagran difiimo
honore,zr ueniuano parimente honoratè da i Magiflra
ti,<& da tutto il popolo. Dirò più auatìti, ch'egli s s e uè*
àuto più uolte molte Donne bauer [erbata li uirginiù lo
h I B R O
ro tra le mani di cruddi Tiranni , di Hbidinófi Capita*
r«,cr di licentioft Soldati ; e? fenza offefa efferfuteri
meffe alla libertà . Perche nputauano efii gran peccato*
per cofd di fi poco diletto guaflare un bene di tanta nobi
lìti . E x ben dunque fcelerata,& indegna di uita quelU
Giouane,cbe uolontariamentepriuafe medefima di quel
jheforo * che i Tiranni jprezzatori delle leggi , i Cd*
pitani le più uolte fenza honefià,ey i Soldati a tutte le
rapine er fceleraggini auezzi ' , hanno tema di preda*
re:<zr che ancora gli amanti in mezo a caldi ftimoh del
le amorofe fiamme fuol ritardare er raffrenare affai fom
Mente .pèrciocheniuno e,che cojì perdutamente ami *
che uenendogli a mente t amata effer V ergine, non (ir i*
fuegli,zr ritirandofi in fefteffo,di lafciar quella im*
prefa non fi configli: fi fattamente tutti pauentano di
leuare alle Donne un tanto pretiofo ornamento : ilquale
ne efii pojjono dapoi per fé medefimi ritenere >ne a quel
le ritornarlo : tuttoché delfuo non facciano alcuna per
dita ♦ Et la federata fxnciutla non temerà di perder co»
fa; che perduta,non potrà più r acqui jlar e :<zr tanto
più effendo quefta la più nobil gioia, che uenga poffedu*
ta da leif lo coftei,prcgo,chefe gli affetti humani pofjo
no alcuna cofa ne* noftri cuori, mafiimamente i naturali
et bonefiì(cbe pur molto pojforw)dopo tal perdita riuol
ga gliocchi er la confnleratione, douunque ella uuole :
€T uedra ciò che c'erutto perfua cagione ripieno di tri*
ftezza , tutto me fio, tutto lamentevole , tutto lagrima
fo, irato > er nimico a lei. Quale ui credete noi, che
fu la doglia de 9 parenti: iquali tutti per la fola macchiti
jdi coilei > fi veggono diffamati 7 er uituperati * Quale-
PRIMO, 22
i7 rammarico,?? il pianto del padre, detta madre, er di
coloro, che l'hanno alkuata ! Tali fono i contenti er i
diletti, che loro fi danno per tanti trauagli er fatiche ?
cotale e il premio della nutrituratO quanto vitupero ne
feguealle famiglie . o come tutti iuicini, gli amici, er
iconofcenti dicono male di lei, er acerbamente la mor*
dono : come mene moflrata a dito,er beffata dalle altre
Vergini t er come diuien fauola a tutte le Donne ; fenj
zacheniuna fauiafe lauuoleper compagna; anzi dì
tiafcuna sfuggita, come (ì fuggono le cofe hombili.zr-
non pur le Donne, ma i Giouani, che da prima làmaud
no, er la uagheggiauano, thanno in odio, CT ad altre
riuolgono i loro amori ♦ Marauìgliomi io,che la mefchv
na ciò ueggendo .mille uolte il dì non difìderi di morire f
ù che il dolore da fé medejìmo non l'ancìda . che dirò lei
ejfer non pure in odio, ma in ira al mondo er agli huo*
mini ì Per lequali ire s'è ueduto molte fiate da propri}
padri occider le figliuole, da fratelli le forelle,da tuto*
ri le pupille, er da parenti le congiunte . H ippomcne
Vrencipe d'Atheniefi, hauendo trouato la figliuola bwU
uer data la uirgmita in preda a unfuo amantejei infìe*
me con un feroci fimo cau allo fece mettere dentro una'
ferraglia fenza cibo.il cauatlo hauendo per alquanto jh&
tiofoflenuta la fame, da quefta er dalla naturale fero*
cita riuolto in rabbia>sbranò la Giouane, er fyenfe il di
jgiuno con le fue carni . 1» Roma Pontio Aufeduno tra
uata la fua dal Pedagogo data nelle mani di Saturnino,
fuenòleio'il feruo . il fomigliante fece Attilio ¥ujco
della fua, effendo in fi fatto biafimo incorfa.fu ance*
ra ntlk ifìeffa cuti trouato Lucio Vir^moiilqUaìc noi*
L I B R O
le più tofto perder la figliuola uergine, che batterici uU
ua,guafta er contaminata dalla forza del furiofo TU
ranno . Onde, come dice il noftro Poeta ,
A fua figlia er a Koma cangiò flato ,
Vuna e? Ultra ponendo in libertate .
Laqual libertà , non potendo egli darle per altra uia ,.
glie la diede con la morte . Ho udito ragionare a Mefjer
Lodouico Pigna , non efjer molto tempo paffato y che in
Vadoua furono due fratelli ; iquali tfjendofi auuedutì ,
(he una hroforetla non ancora congiunta a marito y er&
grauida, tennero tanto tempo afcofo ilconceputo fde*
gno,che uenne il giorno del partorire : er attefa tho*
ra,che eUa hauea dipo fio il parto ,trouandofi tui anco»
ra prefente la comare, le cor fero adoffo co* pugnali igni*
di, er lei con molte ferite , con kquali le aperftro in,
più parti il corpo, tolfer odi uita miferamente » Ma di
tali efempi ne fono ripiene le tìiftorie degli antichi , &*
ft ne ueggono de* nouelli tuttodi.Ne inuero è da maraui
gliarfi , che talicr co(ì ftauentofi homiadij fi commet*
tano da padri , o da fratelli : er che efii eflinguano cefi
inunfubito ognifauiUa di paterno er di fraterno amo*
re : quando aW incontro fi uede , che alcune Donne per
cvnfeguire i lorfozzi cr dishoneftt appetiti, difeacaan*
do in tutto del petto ogni debita pietà , odiano motte uol
tei padri, le madri j i fratelli, er le forelle ; non purei
propinqui, gli amici, i domeflici, er i famigliari . Ma
quando etiandio morte alcuna loro non ne douefftfeguU
re; quanto filmate uoi , che a molte roda di ogni tempo
il cuore il rimordimelo della propria confeienzafeerto
injjnitamente 9 chenon e alcuna coft maluagia,che ritcr*
PRIMO t$
nando infefteffa, non confideri la grandezza della fez
ler aggine, nella quale e incorfa ; er che noti fi uergegni
di compatir frale Donne . ne cofa fi ragiona , che ella
non la (limi detta [opra il fuo uituperojo peccato : ne
huomo, of emina uede,acui non tema, che cfjofìa mani
fefto.Quellifono gli flimoli,che affligono gli federati:
O quefte le furie , affigurate da i Poeti . iquali /limoli .
benché netl'un feffocr nell'altro fiano pungenti fimi ,- .
nel uoflro auanzano di gran lunga le confuete punture ,
Et certamente chiunque fenza lafciarfi corromper dalla
affezione, uorra confeffarc la uer ita, farà indotto a di*
re , che tali femine fono degne di più afpn flagelli , cr
di piufeuere pene, che non fono gli huomini, per pefi*
mi,che efiifì trouino . percioche ali huomo fono infume
neceffarie molte cofeuome farebbe a dire prudentia,elc~
quentia,peritia di gouernar Republica, ingegno , mc^
moria, arte, er indujìria di regger la mta,giufhtia, /rV
ber alita, magnanimità, er altre parti, lequait farMt
troppo lungo a raccontar tutte . di quefte fé alcuna gti
manca , non e da efjer rtprefo : pure, che alcune uè ne
habbia. Ma nella Donna non fi ricerca a profonda ita*
quentia sfottile ingegno , o efquifita prudenti* > oa^
te di uiuere,o ammuujlration di Republica , oGiufli*»
tia 9 o altro, fuori che la Caftita.laqualc in lei non fi tre*,
uandù,i,comefe mancaffero ali huomo tutte ic [opra-
ddte uirtk : percioche in femina quc3a ualc per ogni?
altra ecceUcntu. Et perverto e ben uile er da poco co*
lm f che non fa difendere cr conferuare una Rocca co;?;*
meffi al fuo governo ,douendogli da quella conferuatioa
ne demare utile cr hoporcj onde rimanga fcapre Ite*
L I B R O
t o : er dal contràrio riujcir danno er ucrgognd da ui* ,
uerfempre mifero. zr tanto più non cjjendo alcuno,che
glie\l*pojJa togliere > ne impadrcmrjì di leì y fenza che
egli non lo amfkntd . Se a que fio foto riuolgerà il pen*
fiero l'accorte Gioitane , fard più attentai? più folle*,
citd guardiana della fud honefìàAaqual conferendo, con
ferua ognifuo] ornamento ;& perdendola , perde ogni,
fuo bene. Deh,diffe Lticretia, quale cofapuo efjcr fatua-
a una Donna, c'ha perduta la Caflitaiet tuttauia nel cor
pò corrotto baued caflo l\tnimo.No però rirnife etU d'a.
prire il fuo mondo ,cr difdegnofo petto : accio , che ta*. j
nimo pudico fi partiffe daii albergo contaminato . No» i
racconto io quefto efempio; perche lo proponga da imi*
tdre alla mia difcepola: che, cane s'è dettola Cafliti
CT la Virginità, che fi conferua nettammo, non può ri*
ceuer macchia nel corpo . Dor. o quante f emine Si*
gnor Flaminio, fi dipartono di quefla ulta con la gbir*
landa della Virginità, che dal giù fio Giudice cono fato*
re de 9 nofìri cuori, fono ammefje nel numero delle mere*,
trici : er per contrario, quante ne teniamo noi impudi*
che , che dal medefìmo faranno caftifiime giudicate *ì
Fla, Co fi è, come dite , fenza dubbio alcuno . Leud*
te adunque alla Donna la bellezza , la nobiltà del fan*
gue, le ricchezze , la gratta , laeloquentia , lapron*
UZZA dell'ingegno , er in fine ciò che più difia : er da*.
Ule in contracambio, o la Virgininà, o la Caftità t ogni
cofa pienamente le hauete data . AUo y ncpntro concede*,
tele con piena mano le cofe predette : er rimouetele l'um
Udii quefle due, il tutto le hauete tolto. Et pera fi legge*
Che chi fi lafcia di fuo bonorpriuare ...
Ut Donna
PRIMO. 24
Ne Donna è più, ne uiua . |
Chi direbbe,cbe un fi picciolo Animale, come è l'Arme»
Imo , cjopfeàta lafciar(ì prendere , er morire , prima
the macchiar nel fango la candidezza della fua pelle ?
Magnanimi, natura cr degno cojlume , onde la Donna
prenda efempio di confcruare la cafìitaiCT tanto più e f»
fendo iofa , che non fi può racquiftarc, quando una uoU
ta (x per dui a.Et ha fu quanto alla Virginità,?? alla Ca
fitta hauer detto fin qui . Ma fé io parlando del primo
flato , che e della Donzella, mefcolo alcuna par te, che ap
partiene al fecondo y che e quello della maritata , lofo
perfeguir l'ordine di queflo libro; er ancora perche fa*
uellando con uoi per tutto queflo difcorjo,fi tocchi qual
che cofa,chefi acconuega a uoi >• che hauete afeefi i due
Gradi, vfete nel terzo , Dor, Tutto, Signor ¥la*
minio , e ben detto : ejfino a qui conofeo ieffer moU
to tenuto alla uoflra cortefia>CT alla uoftra memoria:
pcrcioche uo guftando nel mio animo un grandifiimo pia
cere di queflo bello ragionamento : ilquale io non dubU
to, che non habbia a produrre in lui frutto tale, che pò*
tra effere etiandio di molto utile alla mia Lauretta : CT
forfè, che meritaremo noi ancora parte di quella lode,
che merita il cenfcruator detta Rocca, che hauete det»
to . fegutte adunque . Fla, E v configlio d'Arijlotele,
che quantunque il padre cr la madre debbano effere in
tutti i tempi diligente fimi guardiani delle lorofigliuom
le: quefta guardia fi metta in opera conpm cura, albo*
ra che ella fi accofta a gli anni maturi ♦
Primi regola adunque,come s'è dettola di no lafcia
re dia nojlra Dozetta occafionc ne di uedere,nc di afcol
D
LIBRO
tare,neetiandio dipenfar cofa,chepoffa non pur cor*
rompere , ma fidar la mente fana V indrizztìa a quei
buoni ftudij , che di [opra furono detti det me. nel che
gioua affai la moderatezza del uiuere . Sari adunque il
fuo cibo parco -', er diuiuande communi , febifando er
allontanando da lei tutte quelle , chepoffbno aggrauar
t intelletto , er defiar lalufuria. Le molte aftinenze
non lodo]: er ricerco un'ordine di uiuere, non che inde*
bolifca il corpo, ma che folamente fnerui le forze , er
raffreddai calore della feruida giouanezz* •l'ufo del
uino non lo poffo dannare, effendo hoggidì commune aU
tunfeffo er all'altro . dirò bene, che alle antiche Roma
ne era uietato ifxpendo queifaui.ne mai abajlanza lo*
dati huomini, lui effer dannofo alla Cafìitk . e uero, che
tifandolo temperatamente, non folo la Caftitanon of=
fende, ma conferua egli er accrefee tafaniti. Però efor*
to,che la mia Giouanefia ancora in quejìo moderati f
fimaizrle fi tolgami più pretiofizr delicati nini,
benché, quanto aUafaniti del cor pò, e meglio, che fi doU
ga loftomaco , che la mente > che l'animo fìa padrone
del corpo, cheferuo, che zoppi anzi il piede, che la ho-
nefta.La Natura fu fempre di poco contenta . onde eia*
fcunaDonna , che fi riguarderà di non p affare a quel
troppo, che in tutte le cofe è dannofo , ferbando la me*
àiocrit\, non folo fi conferuard incorrotta dalla libidi*
ne, ma trouer a fempre t intelletto puro , er leuato alla
conjìderatione delle cofe cele/li; che è quel fine, per cui
fumo nati . Molti efempifi potrebbono in quefto luogo
addurre : iquali lafcio da parte,perche fono troppo no*
itili letto della mu Vergine far action delicato, ma mon*
PRIMO. 1$
do : non fcntuofo, ma commodo . il Cimile fu ietto del
ucjiirc : dquale non uuole effcr lafciuo,ma boneftc;non
ricco, mi ripieno di mondezza • perciocke e pure , che
Pantrito mondo ami naturalmente un* femplice mondez-
za , & il corrotto i pumi pompo fucr fregiati, con prò
fumi di diuerfl odori . ìlfcnno non fu lungo : non pe=
rò, che ft tolgano le bore conueneuoli al rijìoro del cor
pò . mafappu,come ho detto, che in tutte quejìe bifo*
gne naturali là mediocrità è fempre utile , er il troppo
dannofo . dà quella ne uiene la tranquillità delVanimo,et
la buona difpofitton del corpo : da queflo ne deriua la
perturbatane deli' uno, cria infirmiti dell'altro .
Aptrcjfo tutte quejìe necefarifime offeruationi, bU
' fogna,che la Giouanefia occupata di continouo in alcu*
no di quegli fttidì ,lauori,et intertenimentiyche fono det
ti difopra ; er che mai non fi troni odo fa . percioche
Vocio e nemico delle uirth,zr cagione di tutti iuitij. Ne
lAuuerfario troua più larga (ir ada da entrare alla più
bcUi parte di noi , er offenderla con lefue armi , che
quella deilocio . Dr qui nafee l'amore : non quel DiuU
no er Nobilesche accende t animi della bellezza cele*
fte : ma quel mie er terreno, che la infiamma delle brut
ture di qua, già : ernonfolo ciò auuiene nella Donna ;
ma nel più forte er piti continente animale y che e l'huo
moftuede auuenire. concio fu cofa , che 'glianimi no*
flri , per efjer tutti gli huomini creati alle fatiche, go*
dono de* lauori honejìi,CT della indu(lru,in che fi ten
gono occupati ; er di quelli fi pafeono, fi ricreano , er
prendono fortezza er uigore . il contrario ne auuiene 9
quando anima opera uirtuofafono intetr.onde per non
D i)
LIBRO
iflare ociofi,neceffariamente alle cattiue difendono .
Quel Ufciuo Nlaeftro de gli Amanti Ouidio,ne i libri
del rimedio polendo addur la cagione , che Muffe EgU
fio a corromper la moglie del fuo cugino Agamenno*
ne, dice, perche era ociofo . er il primo rimedio, che
egli infegna contro, Amore , fi e il fuggir lodo , me/i»
tre dice .
Contra chi l'odo fugge in damo f cocca
Cupido ; er refta ogni fua face eflinta ♦
Crefce Amore; zrfa grandi fiime radici dentro l 'animo
di colui, che molto penfa d'intorno alla cofa amata . pe*
ròfì legge appreffb quel nojìro >
Datemi pace o duri miei penfìeri ♦
Chiudefi adunque facilmente Ventrata alle dannofe cogU
tationi con l'effer fempre riuolti a qualche lauoro. GrU
da Signora Vorothea , il trombetta di Christo:
Non mangi Ihuomo ,che fi fta indarno . dall'altra par*
te canta il Profeta : Benedetto colui , che delle fatiche
delle fue mani fi uiue . I giuochi delle carte , de' Dadi,
er del Tauoliere ueggo ufarfi communente fra le Don» [
ne.mafe noi uorremo efjer ueramente nello effetto queU
li, di che facciamo professione nel nome ; del tutto gli
bandiremo dalla noftra figliuola , percioebe fé efii fos
no di danno non meno, che di uergogna, ne gli huomi*
ni (che non fi può dire, che non fimo) quanto maggior
mente e da creden, che effer debbono nelle Donne .
Ma intorno al uefkire,zr all'ornamento del corpo, /'««
Jo d'hoggidi è cofi guaflo, che poco è quello , che ne ho
detto fopra . Dimoftr imi alcuno, per qual cagione fo*
gliono oloperor k Donnz tante zrfidiuerfcmxnkredi
PRIMO, iS
belletti fcofa necefjaria è y cbe effe ciò facciano o per pii
cere afe mcdcfime,o a gli buomini. Se lo fanno per pia*
cere afe medefime,e jouerchio : perche ciafcuno è trop*
pò più caro afe fieffo di quello, che perauentura far eh*
he dibifogno.Se per piacere a gli buomini, quefìo non e
conueneuole a Donna bone fta,o* tale, quale ricerchi**
mo , che debba effer la noflra r>onzettd>Ma,quado pure
lefofo conceduto, che ciofleffe bene,cpiaceffe a Dio;
(a cui chi uuol piacere, conuicne che prima diftiaccia a
fé mede fimo cr al mondo)uorrei, che alcuna mi diceffe y
fé per cagione de" lifei ella procaccia di parer betta ad aU
trui (er pongafi,che niun'altro ui fi habbia a intende*
re,faluo che'l marito) quando pojciafegli haurà leuati
dal tufo, in che manieragli potrà ella effer gratat fé per
auentura non faceffe penfìeró di non fi lauar giamai le
tinte er gli impiaftri ; ma di portar fempr e la mafcara y
er quando ne uà al lettor quando leua,zr a tutte l'ho
re,z? co fi tra la moltitudine, come in cafa. il che tutta*
tua non fi può fare: percioche ilfouerchio caldo,z? uni
gocciola d'acqua leuandone hor qua hor là le tinture,nc
fanno uedere la pelle natia . onde non fi può direaba*
ftanza, quanto alhora feonciamente paia brutto , er
diforme quel uifo * Faceuafì in Vinegia, non ha molto,
tra alcune Gentildonne uno affai folenne conuito : dopo
la fine del quale hauendo una di loro ordinato quel no*
flro giuoco piaceuole : in cui ciafcuno ha certa autorità
di comandare per una uolta a compagni quello, che gli e
in piacere : feguendo l'ordine di mano in mano, toccò la
fua maggioranza a una Giouane uirtuofa er di gentile
intelletto . laquale preflamente fece recar dcfi\K(]iu ) a t
D il)
LIBRO
lafciugatoio : cr comandò t che ciafeunofì bagnaffe te
mani in quell'acqua ; cr lauatoft con quella bene il uoU
tOydapoi lo afeiugaffe col panno ini recato . laqualcofa
fu ella a far prima : cr perche non ci haueua belletto } ii
fuo uifo col lauare più bello cr più lucido ne diuenne. le
altre, che erano dipinte, lauandofi con V acqua i colori,
rimafero affai più brutte : cr ucrgognandojì ìuna deU
V altra, Hindi in poi lafciarono di adoperare i lifei, cr
contentandofì della faccia naturale , di/brezzarono U
finta cr mendicata dall'arte fido . D o R.Certofu mol
to prudente colei, che comandò quefto giuoco .
Fla, Apprejfo chi farà quel giouane accorto } che bel
la filmi una Donna, laquale egli conofea hauere il uoU
to mafearato con i colori tfenza , che etiandio quelle,
che fono betle , ueggendofì dagli huomini effer dipin*
te,perdonol ì honore cria lode della beVxzza . perciò
che tutto quello, che appare di bello, fi attribuì fé aliar
te, cr non alla natura ♦ Ma che diremo noi, che tai beU
letti fono cagione di far cremare la pelle, cr il uifo gioa
uanile parer uecchio innanzi tempo ì s'aggiunge a que*
fio, che i fiato diuiene puzzolente , i denti negri , cr
tutto il corpo rende graue cr cattino odore , par ca*
gionedelSullimato, dett Argento uiuo, della Biacca ,
CT di fi fatte lordure, cr come ben gli chiamò Ouidio
ueleni; co" quali fi dipingono cr fi Ufcuno il uolto.Di*
rò ancora, che fé le Donne non poteffero trouar mari*
to,fenon per cagion del bianco cr del uermiglio;fa*
rebbe affai meglio , cheferbaffero perpetua VirginU
ta con la perdita di tutto ilfeme humano,che maritar fi
con la offefa di Dio ; cr maritarft ad uno, a cui piace
PRIMO. 27
iu un poco d'incroflatura bianca, che unafemina buon
u. Perche fi può egli dire, che fu trottato tufo di cotai
belletti, faluo che per non contentarli di quella faccia,
che ci ha fatta Domenedio creator di tutte le cofe * Se il
noftro Mcffcr Titiano dipingejfe una figura ,[er la ri*
duceffe alfuofine > non farebbe a lui grandi f ima ingiù*
ria un'altro di quetlarte(pojlo chefojfe buon dipinto*
re) che ponendo le mani [opra quella, mutaffe o rifor*
naffene alcuna parte ? non farebbe queflo un dannar la
uà opera i certo fi .e? le Donne filmeranno, che'l mu=
tar cofifpejjò co' li fa il uero ufo ; che e la ifìeffa ima*
gine di Dio ; non fu offendere effo Dio t Lafcierò dd
parte quello, che fopr a di ciò fenffero molti fanti huo*
mini i&folamente addurrò una fola autoriù di quel
Licurgo , che diede le leggi a Lacedemoni : ilquale gite
ìicando,che folamente fi doue/Jero prezzarle Donne
>er la uirtu, cr non per li ricchi panni, er per glior*
■lamenti efleriori, ordinò , che in tutta Sparta a niuna
Donna foffe lecito ufar belletti, annodar le chiome, er
ornar la per fona con ueflimenti di molta ff>cfa : fi come
cofejequali egli conofceua , che corrompeuano le uir*
di cr le buone difcipline . che diremo noi ancora di tan
-e tinte di capelli : con liquali amano le giouani, alcune
lifarfegli biondi , altre negri, cr le uecchie (quanto il
più pojfono) trasformare la canutezza t che diremo di
tanti ricciuoli,auolgiture, CT diuerfi modi di legare le
trezze i che delle cuffie d'oro, quando a una foggia, W
quando a un'altra-che dirò infine delle perle, dtUegem*
me, delle catene d'oro,cr delle ueftì r accaniate, ( on ri*
melfi,confi-atagli,& con fodere d'infinito ccjìo icre*
D mj
% I B R O
iete d me, che di qui ttdfce U origine di tutti i mdUptr*
cioche mentre che tuna contende di auanzdr l'altra, er
piupompoftapparere, non potendo hduer dal marito
le ricche uefìi, procaccia di hauerne per altra uia.Rac*
conta ?lutarco,che le [emine di Egitto per coftume del*
la patria non [oleuano portare ifcarpe, accio, che hauef
fero cagione di non ufcir di ca[a.Vorrei,chc quefto co*
fiume [offe hoggidì nella Italia {diamente nelle fouer chic
pompe . er ben fa la Eccellente Kepublica Vinitiana a
prouederuici cofìfyeffo. Mafappiala mia honejla fan*
ciuUa, che la naturale bellezza, ha più gratia in un uè*
fiir mediocre, er ifchietto,che ne i panni d'oro, o uarid
ti di tanti colori: perche è di necefitd,che la cofa mino*
refìdfouerchiata dalla maggiore : er quello, che in tal
guifa piace , recafx, come s'è dettola ornamento , er non
d beUczz* ♦ Però fi legge appreffo il miglior Poeta del*
la noftra età ♦
Ne in drappo fchietto care membra accolfe, &
Vinced la neue il ueflìr puro er bianco ♦
Nort dico però, che la Donna non uejla fecondo il gra*
. do y che tiene: ma fcelga fempre le forme più [empiici
cr le più honejle . er auerrà , chef, come nel più tro*
uerà di ogni tempo chi l'auanzi ; cof. nel meno (che è
quefto mondo er hone&o uejiiré)haur apoche, che l'ag*
guaglino : er quello , che par cofa diffìcile a poter [are ,
piacerà infume er a Dio er al mondo ; tenendo per co
[a [erma er indubitata , che l'ornamento delle Donne
non fono i panni fregiati \ma i coflumi buoni . Gli odo*
ri ueramznte ne in tutto gli ammetto , ne in tutto gli
danno : mi laudo ancora in quejìi la mediocrità > per*
PRIMO» 28
ciochefefono moderiti ; cfii confortalo t'animò . Onde
legge fi, che la peccar ice Uebrea uersò fopra i l capo di
colui iche era nio cr huomo,un uafo di pretiofo Nara
io,perloquxle tutta la cafa fu r empiuta d'odore : Uche
a lui non difyiacque ♦ Ma ifouerchi odori altro , che
uno incitamento di Infuria non fono:& jpeffe uolte dm
no d~ fòfpetftte a gli huomim.che colei,cbe gli ufa,fac*
tìà per cefi ejlinguer la puzz*> che per qualche difeU
to efea delle fue carni. Per conchiudere , la nojìra firn*
ciuUa non confenta di bruttar fi la faccia col belletto, ma
t la mondi con l'acqua pura: non s'intinga i capelli, ma
gli tenga netti ZT purgati dalle immondicie : non fi dU
letti di odori delicati; ma fìa intentale non efea da lei
cattino odore . Guardi fi nello (pecchie non per ordinar
le trezze confouerchia cura^ma con uno auolgimento
febietto, che conuenga a tutto il corpo ; er per uedere
che in ninna parte Ut re (li co fa, che poffa dar biafimo a
una Vergine modefta r Et fé etta è betta ; curi di fare,
che non habbia l'animo brutto : fé e brutta, s'affatichi
di ricompenfar la bruttezza del corpo coti la bettezz*
dell'animo . Efea di rado fuori di e afa : er quando ut
efee ; habbia fempre la madre con effo lei : nefolamente
tenga la madre compagnia alla figliuola fiordi cafa:
ma etiandio efjendo in cafa no la lafci ma allontanare da
gliocchi. No/* uoglia > che douunque ella uà , la meni
feco ; come farebbe a danzt , afeile,a cornuti, doue
qualche cura domeflica uè la induce . ma tenga nella ed»
fa alcuna f emina da bene er fidata ; a cui poffa fecura*
mente commetter la guardia di lei ♦ cr in ciò fi dee por
re una diligentifima confideratione : perche niuna pe*
LIBRO
fte è maggiore nepin dannofa di quella, che fi rinchiu*
de in cafaiey in damo fi procaccia di conferuare un le*,
gno dal di fuori, fé di dentro è rofo da i Tarli . Sia an*
cor a queftatalfemina non foto da bene; ma diquaU
che anno . er tale, che la prudentia, i co fiumi, le paro*
le, er il uolto la facciano degna di riuerentia er d'hono
re. Siano ifclazzi di quella Donzellale pure alleuoL
te bifogna rifiorar l animo co qualche diporto honeflo}
con le Vergini fue eguali cofì di etd,come di conditione.
Amifopra tutte le cofe,& tema, prima Dio >• er dapoi
habbia in fomma riuerentia la madre : aUd quale jempre
fi dimoftri nelle parole er nellopere obbediente. Sia mo
defla,fia humile, er fempre diligente fi ne gli (ludi, che
detto habbiamo , come in tutti i lauori er uffici, che le
appartengono. Vropongafi innanzi qualche bello efema
pio da imitare ; er s'affatichi d'effer fempre funde atte
migliori. Habbia la cajlita, detta quale Ipeffo io par*
lo, come Reina di tutte le uirtà . A quefta fguiranno
le due infeparabili fue compagne, la Vergogna, er la
Sobrietà : alle quali uerra dietro tutto il coro deUe aU
tre la Modeiliayla Continenza, la Humiltaja Frugali*
ta,la Diligenzd>et quella,che tiene il primo luocoja pu
raz? fmeera Religione. Torno a dire , che di rado
efea di cafa& quando ui efee^penfx d'andare in unofpet
tacolo detta uita humanau uitij detta quale, che d y ogtiin
torno le fi dimoreranno, non habbiano forza di cor*
rompere il ben difrofto animo, ma più tofto di ammen*
darne ifuoi, er tfea, fi come s'è detto , in compagnia
della madre * o di alcuna fuacongiunta.Donna attempa*
ta er dì interifiima uita.Sia ilfuo pajfo ne co molta fret
PRIMO. 29
ti, ne motto tir io : perche l'uno cfcgno di leggi enz*
za^U* t óltre indù io di fupérbia . Ef perche è cefi urne
(maf imamente detta noflra citta)che le Donzelle portU
no per iflrada d'un lungo uelo il uifo coperto; no cerchi
la mia honefta Gioitane di riguardare altrui,ne meno di
tffer riguardata da*alcuno,crnon riuolgagliocchiin di
ucrfe parti : ma Unto fi contenti di uedere, quinto le e
meftiero al amino. Non pcnfi,cbe i circolanti riguar*
dino lei,o ragionino di leijkhe auuiene appreffo di <xU
cune,per riputarf belle, fé ciò fanno, dimoftri di non
fé ne auucdere . ¥uggxfopra tutto il rifo in tutti i luo =
ghiipereffer fegno di lieue animo : cr nelle occajìoni
più tojlo lo accenni , che ne dimoflri effetto : hauendo
fempre con efjo lei
Timor d'infamia, cr fol de fio d"honore ;
CT deffer meritamente tenuta honefìa cr prudente *
Quanto alfaueUare,non lodo, che ella ufi molta copia di
parole ,- tra le Donne, non che fra gli huomini . non mi
piace però, che ftia mutolamia che poco parli , er con*
(ideatamente ne i tempi, cr fecondo^ che uerrk li oc*
cafone . Perciocke oltre , che alle Donne generalmcn*
te f difconuiaie ufr molta copia di parole , è molto ne*
ceffario cr utile,che nella fanciullezzi s'auezzinoafd»
ueQarpoco : concio fa cofa , che dalla Unga procedono
molti mali. Però la prudente Natura hauendo l'huo-
mo nelVhab ito del proprio corpo in molte guife animo»
nito dell' ufficio, che gli appartiene ; fi come per hauer*
lo formato di fi atura diritta,^ con li faccia alti uerfo
il cielo, gl y infegnò,che (prezzando egli te cofe terre*
ne, &* mortali ; attenuali glialtrì animali fanno natu*
LIBRO
ralmcnte chini er piegati ;doueffe ricercare le cele/li er
eterne : er per hauergli dato ignudo er debole corpo,
uolle dimojlrargli,cheeffononera nato alle guerre*
nella guifa, che fono le fere, lequalidalei furono prù
uilegiate di proprie armi; ma alla concordia, alla pace,
alla carità, er all'amore : appreffo, perche le piacque,
che l'intelletto haueffe ilfuo feggionel ceruello , come
nella più alta parte, er quafi Rocca del corpo, lo am*
tnaeftròì che tutti t non fani defiderij fi douefferomo*
derare er reggere fotto il dominio della ragione : cofi
parimente uolfe collocare la lingua in parte, er legarla
in modo,che afiai bene fi potefje comprender, niun ment
bro di tutto il corpo effer più dannofo, ne anco più utia
le. Ver cloche fé uogliamo riguardar di parte in par*
te l'ordine er la compofitione di quejlofafcio mortale,
uederemo,che la natura a ciafeun membro ha dato ilfuo
luogo fecondo la nobiltà er la commodità di qualunque
di loro .tiene l'intelletto, come s'è detto, ilfuo feggio,
come in alta Rocca,nel ceruello . \l cuore ottenne il fuo
luogo fotto la manca mammella ; di natura mufeotofa ,
er inteffuto quafi di molte fila di nerui> ilqualeha due
fegreti ricettiamo de gli /piriti, er l'altro delfangue :
A cui fiafopra il polmone congiunto al dofjb della fai*
na; ilquale,aguifa di Mantice , raccogliendo er man*
dando fuori lofpirito rtftorazrrìfi'igera effo cuore
temprando il calore Al Polmone a modo di fpongia Ueue
er cauernofo, in forma d'un'unghiadiBue fidiuidein
due fibre, affine ch'eifia più capace a dare er a riceue*
re lo fcirito con ifcambieuole mouimento. Sotto le pre*
cordìe e il uentricoh; alqude dalla deftra è uicino il fé*
!
P R I M 0- 50
\ito y er d fegato e congiunto il file : dalla finiftra è U
nelzd . Ma lafaando le altre parti , che non fanno al
ioftropropofìto,ueggiamo,come fiala lingua. A que-
la, come a interprete del cuore cr dell 'intelletto , diede
a natura ilfuo luogo nel mezo di amendue:di maniera ,
he foggiacejfe al ceruello, ne foffe lontana dal cuore:
lai difopra, hauendo uicini gli organi di tutti ifentimeiu
i glioccbiy le orecchi, cr il nafo, cr effendo dalia par*
l inferiore legata dalle precor die atta cafx del cuore:
uantunqiie alcuni in ciofiano contrari] non pure ad aU
1 , ma a Cicerone mede fimo , negando , che 1 legami
i effa lingua pafiino a quefta parte . Ora hauendo effa
atura pojla la lingua nella più alta parte del corpo,af*
ai ci die ella a uedere la nobiltà di quefto membro. Ap*
>re(fo haucndole affegnato luogo tra il cuore cr il ctt*
'.elio, accio che ella foffe efyomtricc de ifegreti di amen
lue, chiaramente ci dimoflrò, ch'ella non dee effere con*
trarla al cuore, ma obbediente alla ragione, a cui è fot*
topofta: ne prima dar corfo alla uoce , fé non s'è confi-
gliata con le orecchie cr con gliocchi fuoi uicini , a cui
tra i [enfi del corpo e attribuito il prim ipato . ma do*
uerjì configliar molto più con l 'intelletto ,o con la ragio
ne cr memoria,interne parti dell 1 anima, Icquali ancora
hanno il lor feggio cr albergo nelcerudlo. Diquiui
potete auedere Signora Dorothea, quanto fanno contro,
gli ordini di Naturd , cr peccano ftranamente quelle
"Donnesche de gli huomini non e bora il noflro ragiona
mento) lequali [dolgono la lingua in uarie parole, prU
mu che habbiano intefo ueduto,o confiderai nel lo*
tv animo hfomxzr qualità, di quello , che uoghono
LIBRO
proferire : o quali Ciano coloro ,inanzi iquili deono rfa
gion. ire : facendo i'ujì:ero\ che l'ufficio della lingua fìd
lultimo di tutti . ¥J taccio >che battendo laiftcffanfa
tura fattoci due occhi >cr due orecchie , non ci fece piti
d'una lingua : er quella } cerne in ofeura [pclunca , non
falò ci afeofe dentro il palato, ma la legò dalie fue radici
con tanti legami, che alcuni già uotfero,che ella da quu
fio ricette ffe nome di lingua . oltre a ao le appofe in u&
ce difteccati di fatto cr difapra due ordini di dentilo*
pò iquali , quafi porte, aggiunfe k hbbra.Lequai tut*
te cofi fanno chiaro argomento , netta lingua effer rU
pofìo un molto prctiofo theforo, poi che ella fatto tanti
ripari l'ha uoluto nafeondere : er all'incontro ,che uf*
fandojìfuor di tempo er (enza mode fai a, a gran perico* '
lui conduce , poiché ancora ha uoluto auolgerU con
tanti freni . ìnfegnijì adunque atta nofl ra fanciulla l'u*
fa di parlar poco <& bene , facendole uedere , quando
e tempo di tacere , e? quando di fauelhre , er ancora
curiamo, che ella non cojlumi altra faudla, che la prò*
pria er natia della dtù,pure che ella fi accolli più atfti
fa ciuik,che a quello del popolo -per fuggire il hiafìmo,
in che incorrono alcune (ne tolgo fuori anco le nojlre )
lequaii per hauer qualche famigliarità con le rime del
Petrarca , o letto alcuna nouella delBocaccio , cercano
d'imitar la lingua Thofcana,di maniera, che chi hagiu*
dicio,non le può udire fenzd rifa.Nefì lafci mai in luo=
go foletario ragionar molto a lungo con uerutihuomo,
quantunque efjo le f off e fratello , o ftrettifamo paren
te : perche gran potere e quello , che ha il nimico fopu
di noi . zrfìpojfono addur molti efempidi coloro, chi
PRIMO. 3t
per tal uid le [or die molarono . <A moti figliuolo di Di*
uid innamorato di Tamar fua fioretta, finfe d'effere ama*
lato; er chiefia al padre lei per mimjlra, con l'agio del-
la fcletudme peruenneallo fcelcrato effetto . in fomma
tanto più e utile , quanto men di domefiichezz* ha la
fanciulli congh buomint : er lepirole debbono efjer ,
come s'e detto epoche , er piene dimodeflia cr di pru-
dentia . nel che irìè di caro, che elUfìa tenuta da cattiui
anzi poco eloquente, che da buoni poco honefta.cr per
raccoglier le molte parole in una , beUifiima laude della
Donna è il filentto . 1/ faper danzare, fonare, er can*
tare a una Giouane non e di bia/.mo ; ne di molta loda y
communcjue fi fìa , Molte cofe io potrei anco dire oltra
alle ragionate : lequali pretermetto ; fi perche la memo-
ria non mi jerue,zrfiper uemre al fecondo fiato, che e
quello della maritata.!) o r.Io di quanto ne hauete deh
to, rimango fodisfattifiimaifi che paffate pure a queffal
tro grado . Fla. Giunta la mia ben creata fanciulla
in età da marito, refta una grande imprefa per trottare
a quella unofpofo tale,checon efjo luipojja uiuere tutti
igiorm di fua iuta quietamente er fenza difturbo .
Tutte le diuerje qualità d'Ammali con la generation de*
figliuoli fanno perpetua la fyetic loro ♦ Ma per \fifer
gli ammali bruti creati (fi come tutte le altre coje) per
l'buomo , er thuomoptr quella marauiglicfa Deità,
che lo fece conforte dclfuofigliuolorfi qui auuienc,che
accio che le parole di età in età fi cotinuafie fanta et pu=
ra,doue gli altri Animali s'accompagnano tuno con tal
tro confuf amente, ej fenza ordine o legge alcuna; piac*
que a Dio di ordinar per Jibuomo U matrimonio-folto U
LIBRO
Ugge del quale egli poteffeferuire a quefta Opera di ftt*
tura y fenzx peccate ì Et perche fi ricerca thuomoapar
te di tutti i bem sfortune detta Donna cofi publiche,
come prillate ; CT a lei compagno <& Signore perpetuo
er infepar abile e dato ; di maniera, che fola morte ne:
rompe quel modo; procede ancora ragioneuolmente ,
che quejìo fia carico di Unto pefo , che forfè . non ne
ne e alcuno più grane : effendo cofa,che,come e in prò*
uerbio , noli fi ha a fare [e non una uolta , er errore ,
quando auuiene, che correggere non fi puo t però difoU
tileclf commento y & di lungi confìderationefadibi-*
fogno . Nia,perche la ueu Verginità non conofee, ne de
fiderà il congiungimento deU'buomo; la noftra fanciuRÀ
lafciera tutta la delibcratione di quefto nella cura del pi
dre,riceuendocon lieto animo colui in marito , che la
uern detto da lui . pcrcioche o! tra, che tal cura non fi
conuiene aUaDonzàla ; per non hauere ella eftericntti
delle cofe del mondo, non potrebbe fare buona elettione.
Bene è ufficio conueneuole di padre, ufare in ciò nonfo*
lo la debita carità.: mx riceuere ( per dir co fi ) in fé mei
defimo la perfona della figtiuola.conciofu cofa,che moU
ti o per bnprudentia^ o per maligniti ui peccano gran*
demente ; mouendofta crcdcre.che colui; ilquale iftima*
no douere effere utile genero a loro {le fi , debba effer fo
migUanteméte buon marito alla figliuola.onde le più uol
te ad altro non riil datale er della feliciti £T dtUl
miferia coft del marito,come della Moglie! Ma certo non
fi potrebbe dire,)! come lAuerfario del bene queflx fa-
lciferi medxina,cbe eie data di Dio per Antidoto prt
tiofifiimo contri le piaghe della Lufurid , attofcbitut*
ti col fio uelenOy di maniera, che dónde fi attende fluz
te ; indi partorire danno . No/ pure nel batte fimo fu*
damo tutti profefione di rifiutar le pompe del monde
mi quinte ne tifiamo nel battezire t concedute àfono
le nozze (oltre alle cagioni dìfopn ) per rimedio deh
la libidine : tzrnoi facciamo, cheniuno effetto è più di
quejìe libidinofo . O 3 come fi deurebbono dolere tutu
glihuomini d'intelletto , che 7 primo giorno di qucftq
cafto congiungimento ordinato da Dio , fubitoft affaU
tino di ogni parte le tenere gicuam con tante zrfifor*
ti irmi cr machine di lafciuii . Quiui i motti licentiofì,
i gefti de* pazzi yiBuffoniyU' le Comedie dishonefle più
che altroue, hanno luogo ; anzi tutte le disboneflì , chi
in diuerfì tempi fi foghon commettere , in quejle fono
ridotte. É difficile certimente fra cotante tempeftt
d'Immane per tur bidoni Uner diritto il Temone detti*
timo ; molto p iu, ejfeniofoffati CT combattuti di quu
fii uenti>
SECONDO. 4o
fri uenti , poter falui peruenirc aldefdcrafo porto .
D o r . Per certo , effendo il Matrimonio cefi fatua 0=
pera, non fi dourebbe incominciarlo dacofirciprinci*
pij . Fla, Diuenuta la gioitane nuouafèofa , e di*
Infogno, che fri tutte leuirtti pertinenti alla Marita*
ta,uc tfkabbia dueycbe dell 'altre tengano la maggior an
Za : lequalife con lei faranno, potranno far quel Ma*
tv imomo fermo, {labile, perpetuo , facile , lieue , er
uer amente beato. Ma fé ima delle due ni manca ; all'in»
contro [ara graue, odiofo,infuppprtabile,mifero,& aU
leucite poco durabile, quefte fono , cajlitd in lei , er
amore uerfo il marito . La prima dee portar fece dalia
cafa del padre : queft ultimo dee prender , [libito cfrcUa
entra in quella del marito : er riputare , che bauendo
Inficiato il padre, la madre, i fratelli, cy tutti iparenti,
ciafeuno di quefli debba ritrouare in lui . La caflita (di
cui fi parlò hieri affai abondcuolmente ) fi conuien
maggiore netld maritata, che ella non conuiene peraucn*
tura in alcuno de gli altri [tati . conciofìa cofa, che la
mcglie,che offende que fra, offende primieramente D/o,
con i autorità di cui è fitto il matrimonio; er a cui giù*
fòla punta del letto matrimoniale . dapoi fa ingiuria
al marito y alqualfolo ha data [e mtdefima :fa ingiuria
alla carità del profimo; perche non fé ne troua a lei aU
cun maggiore di colui , che le e padre , fratello , com=
pagno 7 marito ey Signore . Diparte la unione , di cui
fra mortali non e la più jìretta, ne h più fruita. Spezza
il legame fantif imo del congiungimento humano. rempe
lafcdelaqual molti col proprio danno ferbarono per
infino a minici. Lena la compagnia ciiuleioffende le /fg*
LIBRO
gieyld patria : flagella il padre , la madre, le fonile,
i fratelli , i parenti 9 eygliamici.è di cattino efempio
a futi, infima da famiglia : er poi , ctie diuenuta mi*
are, è madre cofì iniqua zr federata , che i figliuoli u*
dir ragionar di lei non poffono fenz-t ucr gogna ,• ne ri*
cordare il nome del padre fenz* dubbio [tfefjer futi fi*
gliuoli . Onde in un mede fimo tempo è er [pergiura er
facrilega : percioche per fieramente cy uotofono i cor*
pi non pur dedicati a Dio ; ma, come dijfe Dante , fue
Vittime fi fanno Ao certamente nonfo } fe maggior pecca*
to commettano quei, che rouinano la patria loro , che
diflruggono le leggi : che occideno i padri , er prò fa*
vano le cofefacre.Et come può i fintar la moglie impu*
dica d'hauereinfuadifefi Dio, tramici gli kuomini *
Leleggi,la patria, il padre sparenti, ifìgliuoli, cr il
marito la condannano, cr pumfeeno acerbamente ; Dio
giujìo giudice con giujla uendetta la cajìiga.in che dun*
que [pera ? pafferajorfe impunita in quejìa itila, conce*
dafì : ma tenga certo , che ncVCinfcrno farà afhetta i
portarne debite pene. Certo quejìa cafut ancone la Don-
na è maritata, non è più di lei ; ma dtpojìa nella fu a fé*
de cr raccomandatJe dal Manto.Onde dandola ella ad
altri, tanto più pecca, quanto da le cofe d'altrui.; er ap «
prefjb gli altri mali commette il peccato del latrocinio ♦
Dor, Qucfìo npn fi pò negare . F l a . F« gii
una honefia giouane, mar nata affai nobilmente in uno
de* nojlri della città. Laqu.de ejfendo richielìa da un
fio amante a compiacergli di quel fine , di chtfotio gli
amanti defìdérofi, gli ri;pofe con quefte parole , Se quel
losche da me ricerchi , jojje mio \ jorfe cific tei con*
SECONDO. 41
! cederei : ma fi come, quando io era polcetta , fu di mio
padre ; cofì bora, che io fono moglie, è di mio marito „
Bella certo er prudente'rijpofla -; ma quefl" altra forfè
non meno ingenio fa d'una Fiorentina . Qoflei amando ,
quinto fi dee , il marito : c?\ejfendo tutto di {limolata
I d.t imo Spagnuolo, innamorato di lei , egli, come è co»
fiume di quella natione, quante uolte trouaua occafione
di parlar feco; tante foleua dire , che ardeua , che* era,
! fenza cuor e, er fi fatte parole lontane dal uero; er ter»
minando fu gli effetti d'amore , la pregauajciocc amente
a pietà delle fue miferie per la uita di fuo maritoiin tan*
tocche la Donna ,non potendo più (offrir quello fimo*
lo, gli rifpofe in cotal modo . Forfè non ti accorgi, che
chiedendo la per fona mia, chiedi quella di mio marito ;
però partiti, er dimanda lui a lui QeffoSapeua lo Spa*
gnuolo, il marito di colei effere huom terribile, er moU
to riputato netta fua città : onde intendendo il motto in
quelfenfo, che erafuto detto da lei, per minor pericolo
fi rimafe dalla imprefa . Dor, Molto fauia fu que=
fia Donna , facendo ella da fé medefima con le parole,
quello che un'altra haurebbe cercato di fare per ma del
marito con le arme. Fla, Dirò più auanti,che la mo*
glie non è padrona del corpo fuoima quello è tutto in pò
ter del marito,di maniera, che ciò diede cagione di Jìi*
mar e, ad alcuno, che ne uoto , ne deliberation di conti*
uenza merita effere approuata in lei , fé non è di con*
fentimento del marito. E K inuero graue tormento afop*
portar la moglie ,• quando ella è fiocca , fuperba,ofti*
nata,ritrofa,bcftiale, er pazza : più grane fenz* com*
paratione, quando e impudica . Due altri beni ne cor*
f ij
LIBRO
rompe V Adulterio , per cagion de' quali il matrimonio
e formato : tutto è la prole ; l'altro la f acuita : perciò*
che la prole, come io dico, fa incerta : cr e cagione, che
fi confumino lefaculta . Dico le f acuità : conciofia cofa,
che la Donna, che nell'adultero lupo fio il [no amore ,
dimenticata del fuo ufficio cr di fé mede firn a, non può
amar lefofianze di colui , di cui ha in odio la Ulta , cr
con quella infume ì figliuoli . fenza che non e cofa , che
eUapofjaricufare ad uno,alqua!eba donata fé fieffa.
non le ricchezze* non gli flati > non la morte de' proprij
figliucli.Si comejìfcriue di tiuuforeUa di Germanico:
laquale bauendo data a Seiano lajua cafiiù,huomo che
più tofto s'accojìaua alla uecchiezza , che altramente,
plebeo ,Z7 pieno di [celerità, non foflenne ancora di ne*
gare a quello la morte di Drufo fuo marito , ne di Ti*
ber io di lui figliuolo, futuro herededi quello Imperio
(ilquale era giouine bellifiimo, nobilìfiimo,& di alto er
genero fo animo) ne fìmìlmente de* figliuoli, che del det*
to hauea riceuutLEt inuero non [erba per lei alcuna co*
fa, chi da. uia lafua cafuta . ilchcfu compre fo da molte
elette Donne , non fola della noflra religione , ma delle
Gentili . Et per tacer di Lucretia,di cui buri ui ricor*
dai i io peti forche habbiate letto , checffendo prefaU
citta d'Atkenc da Ahffandro Re de* Lacedancni^O' da\
luipofu al gouerno trenta huomini ; ujanao quejìi crii*
dilifimo ufficio di Tir anni, talmente che la cajìiù delle
Donne non era più fecur.t; la moglie di ulcerato per
confi air lafua. fé medefima leuò di iuta . Non hauete
finalmente L:o nel Petrarca delle Tbedefihe ,
Chi con ilhrtmQìfe
SECONDO. 41
Sentir U tor kdrbmtd boneflate ?
LcijiaH non battendo pelato da Mario ottener lagratii
che effe dimandavano >• laqual gratti fi era di poter fa*
crar ti lor caflità infume con le altre Vergini Jn Roma
mi tempio della Dea Vcjìa ; uccifi il giorno i lor figli -
itoli Jafeguente notte fé fleffe con duro laccio ftrango*
larono mìferamente .Dor. Crudele maniera dimorte*,
Fla. New battete ancora letto nel Petrarca
"Di quella Greca, che fatto nel mare
Ver morir netta ,ezr fuggir dura forte i
Dor, io, tutto che babbia più uclte letto que fio V ce*
tajio battuto fempr e poca cognition di fi fatte bifiorie ♦
Vero duetto che di tal Greca mi raccontiate .
Fla. Qucfia fu, fecondo alcuni, Uippo, Verginee?
fanciuU.i.laqualc giuocando fanc ùdle fc amente al lito del
mare, da Corfali, che intorno quel lito s'erano afeofi*
rapita er menata in nane, prima che la fua uirginità le
foffe guafla,fi gettò in mare , doue eleffe di perder mi*
fer amente ti uitaper conferuar uiuc il pregio di effa
uirginità .Dor. NobiUfiima giouane,z? degna d'im*
mortal laude .Fla. Nella guerra , crebbero i Fo*
cenfi co Thefalcnfi , effendo qucfti entrati con grandi
eferciti tu confini di quelli , Deìphanto y ilquale baite*
uà ilfommo Magijlrato della città ,comandò, che queU
li , che erano atti a portare arme > andiffcro contra a
rumici : cr , che i fanciulli di tenera età , le Donne ,
CT tutto il uulgo inerme, fi rinchiudeffero in alcuno de'
piufegrcti luoghi della Città :0*quiui pofta infume
gran quantità di legna, v ài altra materia fecca,quan~
do auenijfe, che fofferouinti ? accendendola dentro il
F iij
LIBRO
fuoco, in <juetlo arde/fero ♦ Propofla quefla fiera legge
al popolo, fu uno ; ilquale bebbe a dire, che queflo non
eraconueneuole, cbeftfaceffe,fenza ejpreffo confentU
mento delle Donne ♦ Lequali effendo della lor uclontà
dddimandate , tutte parimente la legge approuarono:
co fi facendo, come era ordinato . er/e l'effetto nonfuc*
cedette, auennefolo ,- perche bebbero la uittoria ♦
Dor, Gran durezza per certo fu ne' cuori di quefle
tali ♦ Fla. Voi uedete in quanto prezzo era la ca*
jlitàapprefjo le Gentìlijequali tuttauiacaminauano nel
le tenebre : conjìderate adunque>quanto maggiormente
ella debba effere apprezzata dalle noflre Donne , alle
quali è dato il lume di quella grada , che effe non \heb*
bero . Onde non effendo conceduto dalla Cbrifìiana re*
Ugìone,cbe alcuno fa micidiale di fé medefìmo ± doue
queflo e uietato dalla diuina legge,non dourebbe la Don
na per cagion di conferuar lafua caflita ricufare , che
altri con ogni afpra maniera di morte la priuaffe di uU
ta. Dor. A me par e. che quefla caflitafu tanto ne-
cefjaria alle Donne(come bene ìk ragionale hieri) che'l
parlarne molto fu mettere in dubbio la cofa certa .
Fla. Concludendo adunque quello, che dite uoi,tor*
no a dire, che la moglie col marito non è altro, che un
corpo folo . La onde ( per uenire alla feconda uirtu ,
ch'ella fi dee prender nella cafa di efjo;laquale e tumore)
affermo effer cofa ragioneuole , che la moglie ami il ma*
rito , quanto fé medejìma : iftimando , comesi detto y
lui effere a lei in luogo di padre, di madre , di fratello ,
CT diforeUaifi come Andromaca di Rettore foleua dire.
No/ ueggiamo la uera amicitia hauer tanta forzwbe'U
SECONDO. 45
U può fan dì due animi un folo , queflaforz* conuien
che babbi* il matrimonio molo piunlqual uince di gran
lungx tutte le altre amkitie.Hrcioche non pur tra il ma
rito er la moglie due animi or due corpi un foto diuen*
gono : ma di quejh duemefcolamenti un foto kuomofì
ferma: atte fo, che l'animo della moglie de uiuere in
duello del marito ; er ella a lui , come a parte migliore
di fé medcfimdyin tutte le cofe obbedire , er render ho*
nore . D o r . Io non credo , che alcuna moglie negaffe
lo efferfuo debito. Fla, E n ancora la Donna
(fé alla prima origine fi riguarda) figliuola detFkuo*
mo ; er affai più debole : onde per tal cagione bafìmiU
mente y no dell'opera fua ; di maniera, che Ioìu
tana i il ►, rimati fola, ignuda ,z?foggetta a tutte
koffefe : ma tffendo dal marito accompagnata , doue eU
la fi iroua,iui ila fua patria , lafua cafa,ifuoiparetia
ti, ifuoi domejìici, er tutte lefue ricchezze ♦
D o r . Co/i Cifenza fallo alcuno . Fla. Et perche
non i [limiate* che ricercando minutamente quello, che fi
cornitene a una maritatalo uoglia tacitamente inferire,
che pochi uz ne fi. ino e afte cr fedeli : dico > che detta*
more delle mogli uerfo i mariti fi trouano molti efjem*
pi,de icjuali ne andrò fcegliendo alcuno.ìficratea moglie
di Mitridate Re di Ponto, fatto habito uirile er con bre
uè chioma\, jhnpre nelle guerre gli fa compagna: er
cjuando egli uinto da Romani , fuggita per tfirani pae
f, di continuo glicra appreffo ; er con dolci parole er
amoreuoh abbracciamenti di er notte lo confortaua::o*
là ilfuo Regno (limando , oue era il fuo marito . F/.T-
ciUa No/o Vifco, er Egnatia MafimiUa GlitioneGaU
F iiij
I
LIBRO
lo dmbedoi in efdio feguitarono : fenzi curi detti per*
dita delie ricchezze , che elle lafciauano netta patria ; \
hauendo i miriti loro in ifeambio di tutte le ricchezze I
dèi mondo . Nefenzd gran pericolo di fé medefimi Tic |
ria occultando il marito Jofcampò dalla morte, laqua*
le da i tre occupatori della liberta Romana glifoprafld
ud. Sulpitia moglie di Lentulo , ingannando la guar*
dia della madre,cke la pietofa deliberatane cercaua d'im
pedirk,prejobabito di fantefed , inficine am duean*
celle er altretanti ferui a Lentulo di nafcoflo fi fuggi :
nefehifò diefferpofia nel numero de gli altri Tubetti,
perferbarld debita fede er li carità uerfo il marito.
Et d tempi noftri la moglie di Ferdinando GonzdglU
Conte di O fletta, e/fendo ilfuo marito netta guerra fat*
to prigione d'un Vrencipe Alamanno , quefìa con colo*
rata cagione di uiftarlo, ottenne di potere entrar netta
prigione . netta quale peruenuta lo perfuafe a cambiar
feco i panni : ilche facendo il marito , in talguifx fé ne
fuggi . Quejlo fatto intefo da quel Vrencipe, lodati*
do effo l'amore, che la Gìouane al marito portaua, le
diede licentia ditornarjì aluì*. Tritai famiglia ne fu
un'altra : laquale maritata ti Roberto Re d'Inghilterra,
duuenne , che'l Re in certa giornata huuuta co' nimici
fu ferito grauemente . cr perche il ferro era duuelena*
to,i Medici conchifero, che effo non poteua guarire,
s'egli non fi trouaua alcuno, che con la propria bocca il
ueleno afe tuga) fé . il Re, che ualorofo Signore era, co*
rtofcendo,che non fi poteua far quello effettóre non con
la mòrte di chi lo fdceffe , non uolendo d ciò confentire ,
di bora in bora (rdccomandandofi u Dio) con oftinata
SECONDO. 44
\paùentia attendala itfuofinc . La Reina andò la nette
\al letto del Re : er tr oliando, che egli fi dormiua, ebeti
mente fciolfe il legame dtUa piaga: er fece cUafieffa pie
\tofamcnte quell'opera, che niun'altra perfori* haurebbe
fatto di uolontà . Dor, Animo neramente degno di
ÌKeina, er amere conueneuole a conforte .
Fla. Quef:i,come uedete,fonoefempi dìbeniudau
\Zd incomparabile , portata dalle mogli d mariti, meiu
tre e uiffero . come ancora fi Ugge dWlccfteilaquale
per campar da morte ilfuo, oorfe uolentieri incontro al
■fuppliao , ch'era apparecchiato per lui . Ma fi troiia *
rono ancora non poche : lequali dopo la morte de' ma*
riti non uolfero rimanere in ulta . Laodamix iv.tefo l\u
wrbofint del fuo cari fimo Frotefilao,con le proprie
mani jì tra fife. Vaohna moglie di Seneca uolle morir
con effo lui : ma hauendoft fatte aprir le uene,la crudel
tà di Nerone non foffer fesche ella per tieni ffe alla morte,
non per altra cagione , che per tffer difidcrata da lei .
Dok, ¥u ben crudele inuero . Fla. Vna figliuola
di Demotione , cfjendo nuoua fyofa di Leojìhene , mi
non ancora battendo egli gufati i frutti dille fine noz-
ze, intejo che gli era morto , fé medefima a morte ffin-
fé : affermando, che con ciò fu cofa che a lui hauea &d*
tot animo ,non poteuaeffer congiunta ad altro mari*
to,fenz* commettere adulterio . Vorcia figliuola di Ca*
tone, cr moglie di quel Bruto, che ucci fé Ce far e , fibU
to che per uenne alle orecchie di lei la morte del marito,
cerfe per ucaderfiicr effendole leuato il ferro di mano,
fi pò fé in boccd carboni ardenti : er in cotal modo andò
d troudr con U fui anima, quella di colui, ilquale haueo
LIBRO
m periato col corpo.Giulia figliuola di Giulio Cefare,
ueggendo portar da uno de' feria la bianca uefia di Pom
peofuo marito tinta di [angue , credendo quello effereo
ferito o morto, fu fouraprefa da cofi efiremo dolore,chc
refe il parto immaturo , crm kreue termine fi morì .
Cornelia A' ultima moglie di Pompeo , poi che ella in*\
nanztglioccbiuide tagliar thonorata tefta al marito A
ilquale tante honor at e j foglie baueux acqui fiate attlm* ;
per io Romano , Ab di/Je, troppo farei crudel moglie >
fel uedere leuar di ulta il piio conforte, non foffebaftan
te coltello afeioglier l'anima di quefio corpo . ArtemU
fia Reina,di Lydia beuue le ceneri delfuo Maufoko,ac*\
cloche uiua foffe fepolta del morto marito .
D o k . Quefii efempi S, Flaminio, mi dilettano moU
lo : cr tanto pia, pereti è openione d'alcuni fciocchi,che\
poche mogli , (comeuoitemefie , ch'io non uicredefò
tra quefio numero ) amino i loro mariti .Fla, Adun*
que io non tacerò que fi' altr obliquale e degno diferiuer
(ì con lettere d'oro . Fw in Galatia tra i maggior capi di
quella regione duo carifiimi amici , er congiunti in fu*
me con ifiretto nodo di parentado : l'uno detto Sinato,
er V altro Sinorige. Haueua Sinato per moglie unagioud
ne nomata Gamma : betta di cor pò, ma molto più di ani
mo.perche non foto era modefla , punicamente il mi*
rito amaua : ma eraprudenti$ima,%r di più alto cuore,
che per auentura non s'acconuiene alle Donne . Onde ne
ueniua etiandia amata er honorata da tutti ifudditi ♦
S'aggiungeua a quefio Teffer cofiei Sacerdoteffa di Dia*
na : laqual Dea era in molta riuerentia appreffo quel
popolo ; cofa, che a lei accrefceua maggior riputatwne.
SECONDO. 4*
Le/ine, che Sinonge s'innamorò di Gammi tanto fé*
ìamentc, che non potendo ne per preghi, ne per minte*
L'è ri durla alle uoglie fue,con tradimento leuò di uita Si
iato : ilche fatto, d'indi a pochi giorni dimandò le noz*
:e di Gammi. La ualorofe gioitane , chenonhaueiu
morata la morte delfuo caro marito con lagrime uà*
iètfia penfuia,come póteffe nemicarla con la morte di
ìinonge, parendole quefla effer bella occafìoné alla ubi
ietta, prima ricusò affai leggiermente ; dapoi dimofttò,
:frera contenta . La onde , effendo fempre piufollecU
tata da Sinorige,con effo luifinduffe nel tempio della,
Dea : dicendo, che col teftimonio di lei uoleud, che fi ce*
Xebr afferò quelle nozze ♦ Gamma inginocchiata^ dinan*
Zi l'altare della Deatf di lei appreffo Sinorige,poi,cbe'l
facrificio hebbe finc(feccdo il coflume diqudpaefe)pre
fé in mano una gran tazza ; nella quale u'hauea pojlo
Ueleno mcfcolato con uino: <zr beuutonegran parte,por
fé la tazza a Sinorige : cr egli beuue il rimanente • \U
the effendo ueduto da Gamma Meta, che t bone fio de fu
derio haueffe effetto , riguardando alla imagine deUx
Dea, diffe con alta uòce quefle parole .Io Chimo te per
teftimonio o Santa Dea ; còme dopo la morte del marito
per altra cagione io non fonorimafa in iuta , che per
uendicar lafua morte, con la morte di quefto fctlcrato :
Uqual uendetta hauendoftnon come io dcfdcraua; alme
no,come hanno potutole mie deboli forze, ottenutalo*
ra l'anima mia paffera contenta & allegri aftétr* mU
a trouar l'anima delfuo Sinito. tiapói nuoltafi a Si*
norige,feguitò. Crudele er matuagio huemo ordina a
ituoiferui , che in uece delk pompe Me noz& > <6e
LIBRO
malamente hai dipderate 9 apparecchino fepoltttra al tuo !
corpo . L'udir Sinorige le parole , er ilfentir , che il
uekno era già corfo per tutte le itene , fu in un mediJi
fimo tempoionde fatto fi porre nella lettici dopo alcuni !
rimedi ricercati in damò , fra poco /patio fi morì.-
Soprauiffe Gamma alquanto a lui : er come intefe , che '
Sinorige era morto, con molta allegrezza nundò tanu
ma fuori del corpo . D o r . Certamente Donna digrM
difimo ualore fu cofiei : er ricordomi molte uolte ha*
uer letto fi fatto efempio fotto altri nomi neWAriofto
er nel Cortegiano . Fla. Effb è tanto nobilesche
molti fcrittori non ìhanno uoluto tacere. Legge// etianÀ
dio per fattela mllArioiio che ìffabella dopo la morte l
delfuo Zerbino, uolendo quel furiofo amante impedir* 1 *
le ilfoo cajlo proponimento, ella per conferuarfi pudica 1 D
con nobile aftutia induffe il poco accorto Saracino a le*
uarla di uita.mentre con la propria /pada fece prona fo
pra il collo della ardita gioitane Je'l liquore da lei com*.
poflo hauea uirtu di far la pelle inuiolabìle cr refiflentc e
al ferro. Ma io ho già letto un cotal cafo effere attenuto
a tempi de' nojìri auoli nelle partile io ben mi ricordo,
di Dalmatia: ho letto dico in una opera Latina del Bar*
barocche difopra io addufii: dallaquale Lodouico Viues
nonfoloha tolto la maggior parte della fua inftitution
della Donna Cbriftiana,ma alcuni altri ancora di gran D
nome fi fono feruiti del principio . Alcuni antichi Poeti i{
giaferiffiro, molto contraria cr nimica alla cajìiù e/i '
feria bellezza : tyùd co fa, fé efti intefero per la qua*
liù delVoggeUp in fé medefimo >• cioè la bellezza > in
quanto fempliuotente è bellezza , fare impudica chiU\ f
SECONDO. 4*
Aoffode,err4no:percioche effondo la cafiiù uirtìi dell'i*
\\imo,conu:en che all'incontro h impudicitU , che e il
\\to contrario 3 fu uitio di effo animo : cr cofi effondo,
j loti proceder* dalla bellezza . Se cfi uolfero inferire,
\\be la Donna, che e dotata dalla natura di belle cr gru
'ofe membra, accende più facilmente in altrui le amoa
ofe fiamme , cr per confeguente ha maggiori filinoli
'ognintorno, che combattono lafuahonefok , che non
anno le brutte : onde ancora ccn maggior difficultd
i fuol confermare : ragioneuolmente ifìunarono : non
erciò ne fogne, che fé ella fi rende uintaagli af alti, la
agionefi debba attribuire alla bellezza ; ma più toflo
Uà poca fortezza delfuo animo. Et in qucfto ientimen*
ofi dee intender que' uerfi del dolcifimo Petrarca .
lue gran nemiche infieme erano aggiunte
Bcllezz^zr caflità,con pace tanta ,
Che mai rubellion l'anima finta
Non fonti poiyche a fior foco fur giunte .
It altroue, doti egli dice •
Et la concordia, eh 'e fi rara al mondo ;
Yera con caftit a fontina beltade .
M<t fé alcuno dimadaffe a me,quale e la maggiore et più
ìoffente nimica della cafona : io focuramente afferme*
rei, quefla effer tauaritia , pefoe dannofa non pur delle
Donne, ma ancora de gli huomini : laqualc tiene sban-
dita da i uojìri cr da i noflri petti ogni uirtk , cr u in-
duce ogni uitio . Gli efompi fono molti fi da una par*
te, come dall'altra : percioche io fon contrario a quelli,
che dicono le Donne efferepiu fottopofìp al fiele di que*
fio ueleno>che non fono gli buominù Wa bajujolamcn*
LIBRO
te atter tire, che la mia difcepoU in tutti gli [tati da {eli
[cacci er ferapre tenga lontana. Ora,come io difiidifo*
pra,non confìglio,cbe la no/Ira fpofxfia cotanto ardete
te nell'amore del marito , che ella uccida fefìeffa : pen
cioebe per effer pietofa uerfo di lui , non dee effer crus
deh contro, di fé, ne della propria anima, er in un r me*
de fimo tempo nimica alla uolontà di Dio, fcnz* laquale
qua giù niuna cofa auiene ; er quanto auiene , tutto e a
beneficio di noi,qu$ntunque nonio cono {riamo, anzi pu
re non lo uogUamo conofeere. Ma \>en lo conforto a
preporre in tutti i tempi la uita del{uo diletto conforte,
a tutti i commodi di fé fteffa:flimando che tutte le auuer
fìtk di lui,fìano pofìe nel proprio corpo di lei t Niuno
argomento Signora mia , e maggiore , ne più certo di
C aftitd, che quando fi conofee la moglie amar fincera*
mente er con tutto l'animo ilfuo marito . E adunque il
primo ufficio deUafyofa amare il marito : ilche facendo
ella , ancora uerra amata da lui . che intiero e impofiU
bile, che tardi o per tempo, chi conofee effer e amato, non ;
ami : er di qui e quel uerfo di Dante ,
Amor, eh' a nullo amato amar perdona ,
Configga ttiandio Martiale un {uo amico , che uolendo
effer e amato, ami ♦ Etfappiate uirtuofa Signora , che
loro può comperare i palazzine citta, iregni,i Magi*
fìrati,gli honori , er tutte le grandezze del mondo(co*
me noi con noftro danno fpefjo ueggiamo ) ma l'amo»
re ì gemma , che auanzd tutti i pregi ; non fi compra, '
fenon cpn l'amore, però amiamo, che faremo amati . Ne
pen fate, che fi debba amare il marito nel mondo, che fi
ama o l'amico , o il fratello : conuiene , che con queflo
SECONDO/ 47
amore fu congiunte unafomma riucrentia, er una ob*
bcdicr.z* più , che perfetti : conciofìacofa,che non fola
mente le leggi human* , ma le Diurne contundano , che
la moglie jia [oggetto, al marito : er non fohmente le
leggi, ma la natura ifteffh quefla feminile foggettione
[dimoerà ;laquale in tutte lejpetie dei bruti pofe mai
l fortezza nelle fonine , che ella non fece ne 9 mafehi ; er
[ parimente più tenera, carne cr più delicato pelo lor dies
ie . Quelle parti appreffo, che a qucfli concedette per
iifefa ò come fono i denti , le corna , i roflri, er fi fatti ;
\olfe a molte femine : er fé pure le diede ad un fefio, cr
^ttaltroje fece più forti nei mafehi, come ueggiamo
■ ne i Tori : iquali hanno più falde comasche lefemine di
, quella jfreeic non fi ueggono hauere . Quefto , come io
dico, fa la natura ne gli animali bruti: onde lafemina
obbedifee al mafchiojo accompagnalo accarezza, Z7
foftienecon molta patientia d'ejjcr battuta da lui . ilche
(e offeruare fi uede dalle befiie ,- quanto maggiormente
doucte ojferuar uoi Donnesche oltre al cojìume della na
tura, oltre alla ragione, e? oltre alla debolezza del uo*
flro JefJo,hauete i precetti della legge , liqnalconUn*
da, che fate obbedienti aWbuomu f CT a quale hupmo t
aluofìro capo , alla uoflra metà , alla uojlra anima .
Ver cioche quei , che dijfi n'irono il marito, er la im
effere una coja medefìma , aggiunsero , la moglie effert
il corpo ,er :/ marito tanima.Onde fi come è conueneuo
le , chel corpo prenda ilfuo reggimento dall'anima:
cojì ragioneuole cofa e, che la moglie habbia ilfuogo*
uervo dal marito ♦ Male andrebbono lecoje humanc ,/c
la Luna non fi contentando della bajfczza deljuo cielo.
LIBRO
uolcfje alzorfì * quello del Sole $ er Venere fdegnandi \
mite il filo , formontaffe a quello di Marte , o d
i5icuc,odi Saturno ; er tutti cangiafftro luocó,di ma '
niera, ch€l più baffo pianeta [offe per ordine il più al
to,z? il più alto il più baffo diuemffe , Or non farebbe
quejìo un ritornar di nuouo il mondo nell'antico Cbaos
'Bifcgna adunque y che tutte le cofe (ì confermno ne i ter.
mini £r proprietà loro; er per quejìo fi può conchiudi
re^ebe alla Donna è cofì di meftiero il gouemo delibu*
mo i come è a ciafeun cielo lo effetto di chi lo muoue .
Dor, lo fono d'un mede fimo parer con uoi: er pre-.
goui,che lafcundo da parie i Cieli ragioniate , come fi \
dee ufar iobbedientia per acquijìar iamor del marito,
er -fé a quefxa è pofto termine alcuno . Fi* a. Signor
ramiamo n'ho detto, ebetamore s'acquiftacon l'amo*
re ; ma affjie,cbe la moglie poffa più pienamente obbe*
dire alfuofyofo iVfar, che tutte le opre corri fpoiv*
dano al uoler di lui, e bifogno di ccncfcer prima minuta
mente i cofìumi er la natura di quello : neper introdur
fi in que(lafcienz*iè neceffario,che ella uolga [le carte
di coloro, che hanno fritto della ¥tfìonowia:cbe clh.
ne potrà diuenir tra pòchi giorni dotta cr cffcerta dafà
medtfuna.Certo no è minor la diuerfta degli ingegni di
quello, che fa il numero degli buomini icrper corife*
guaite fi trouano mariti di diuerfe nature ; iqualift deb
bona tutti amare, honorare, ejferuire -, ma non tutti <t
un modo , 1/ Naui gante ufa a diuerfì uenti diuerfe ue*<
le:o il Capitano altramente fi fuole armar contro, Tur*
chi, altramente conir a Morder altramente contro, Sofl»
fiatimi tuitauia in quejìe dinerjìu e un job , che fon»
SECONDO. 48
, pre miniflra j Uguale e l'animo : cr effóndo il Capitano
prudente ,in ogni w:prcfa,o perdendo, o uinccndo, rU
porta bouore . 1/ utuere bumatio è, come il giuoco de i
Dadi : nel cjuale doue manca la uentura, bifogna , che'l
giuocatorc adopri l'arte ♦ Però fé il marito farà tale,
quale fu detto bieri ; facile co fa fin alla stogile di potè»
re adempir il uoler di quello : ne le accade altro artifim
ciò, ebefeguitare tauri feconda , Se d'altra maniera; le
conmene con altre uele falcar tondi del matrimonio; er
! quello, che non tè conceduto datti forte, procurar d'ac*
\.quijìar con li mduftria . Sarà adunque il minto o Imo*
imo fortunato, o no ^ Chiamo bora fortunato colui,*
cui e dito alcun bene, o di uita,o di corposo di animo .
\ Sfortunato qucilaltro,a cui o facultà,o finità, o uirtà
manca > Alluno ageuolmente fi può fodisfare ; perche
inette felicità tutte dimoftrano luto il uolto^ cr netti bo*
mAtciiyCon poca fatica fi regge il legno . Con t altro bU
ìfogna amorfi dipitientia ey di con figlio . Ma prima e
\d'auertire,cke tornar detta buona moglie dee e [fere ap*
poggiato, non fopn li ¥ ertimi del mante, ma nel ma*
ìruo ; altramente fabricato quafì in molle arena, non ha
ìuri doue fsrtnarfi : anzi ad ogni picciolo fiito di auerfa
ìforte, come arbore fenza radici , poneràla cima in ter*
\ri,jìmik a quello defaljì amici . Adunque non amerà
ìli marito per cagione o di bettezz** o di ricchezza, odi
fiato ,• ma perche è fuo manto. Et fé auuerrà,che quiU
che infelicità gli fopragiunga % , tenendo quella effer fui
propria , dee fentire nife medefima la pigione , che
[ente il minto .zrfec pouero ; tolerar la pouertà cow
patietUu Rapendo effere obligato di uiuerfcco a una ine
G
LIBRO
àefìma forte : al che fare e inuitata dal medejìmo nome ,
ch'ella acquifta, nel matrimonio : per cicche altro non
dinota conforte : che partecipe d'un* medefìma forte.
Se e brutto , ami l'animo, a cui è maritata . Se e infer*
mo i quiui tanto più e meftiero,cbe adopri ufficio di uè
ra moglie, confortandolo, feruendolo, er aitandolo di
ciò che può : ne manco dee lui hauer caro effendo amala
to di quello, che lo haueua effendofano : intimando pu*
re,che'lfuo ijleffo corpo fu offefo er moleftato in quel
lo di lui . Di quifentirà il marito minore affanno;coni>
feendo la moglie effer partecipe del fuo male . Glifi
fempre ella (piena di dolce pietà) alle fronde del letto;
€r prefti infume opera nonfolo di moglie, ma di Me*
dica,& di cuoca, er (fenz&akuna uergogna battere )
di feruente.Quefto fece la moglie diThemìftcde,Vrenn ■
cipe non pur di Athene , ma dì tutta Grecia . quefto
Str atonica moglie del Re Diottro : er quejlo fecero tut ;
te le Gentildonne Romane ,• non parendo lor degno, che -J
la per fona de' loro infermi mariti, foffe tocca da altre
mani, che datle loro . Nella nojìra citta,ncca di ogni
uirtu,zr abondeuole di ogni laudeuole er bel coftume r ,
uiue ancora una honejìa Donna : laquale effendo mari*
t at a belìi filma ey molto fanciulla, la prima notte \ che
col manto fi giacque , $'auuide,che egli huueualeco*
feiefafeiate . er d'indi a pochi di il mxrito infermando^
fu [coperto lui effere offefo da quel nule,che tanti ne bèj
giagutjli per tutta l'Europa.ilquale oltre procedendo^
lo tenne nel letto dieci anni ; er a tal forma lo nàuffe y \ :
cbe'l mi fero huomo pia a corpo morto, chea huomo uUs*
ho afjonugliaua . nel qtial tutto tempo ella con tanta fol,
SECONDO, A- 9
tecitudine dttendcua alla cura del marito , vferuiudd
bifogni della cafix, che ne bora, ne punto di tempo kauc*
uà da relpirare . Difua mano gli medicaud le piaghe :
gli amminiftraua le uiuande : er fcnza fchifezza alcu*
ina più pietofaalui, eh' a fé medefvna , trattili* Jan*
. pre er mondaua quelle parti, ch'erano hombili da ri*
;' guardare . Mori infine il marito : er ella e rimafta con
i due figliuoli, fana er bella, come il primo giorno > che
\rnacque[ Dor, io quefla Donna conofeo , er molte
i \ altre ancora , che in tal parte feruono amoreuolmente
I all'ufficio loro : del quale chi manca , manca di tutti gli
\\ altri. Fla. Certo, fi come leuando aU'huomo la ed*
I rit aliente di Chri filano più gli refta: cofì leuandofi alla
Kmoglte la beniuolenz^che è la medefim.i, uerfo il marU
ito, le uien leuato parimente nome cr effetto di moglie .
ti Se il marito faràfaperbo , bi fogna che contra quefta fu*
vtterbid opponga lo feudo della humilthfe fdegnofo,quel~
I/o detta patientia.percioche uolcndofeco contender di fu
Viperbia et di di fiegno, farebbe uno accrefcerc ilfuoco.zr
jinon ammorzarlo; er penfar di poter Luar uia il fango
tcol fango.Direbbe forfè alcuna : Quefti fono [buoni con
migli, ma difficili da mettere in opera . Quale cofa e pm
ufficile, che il conofeer la origine dette infirmitd,z?ri*
tornare la fanita a gì infermi f per effer la ragione er
la efperienzd ( due cofe al medico neceffarie) luna di
efìremd difficulti,zr Ultra di egual pericolo ; nondi*
meno di Yifuo ucnuto a contezza della compie f ioti del
l amalato , er dUndi di quelli humori, che fanno guer*
ra al corpo, off eruando lattici pacfe,e? il tempo, opf=
ra in guifa y che a poco a poco lo rifana.Kiina cofa può
G ij
LIBRO
efjer difficile aUa moglie, fé ella ama il rnirito ; pereto*
che lui amando , agghiacerà tutta ne i propri affetti,
er arderà nel uoler di lui . Di qui riuolgendofi col peti
fiero a quelle moglie alle quali diede la maluagita dilla
forte di peggiori mariti , che non ciljuo , le facciano
profitto le mi ferie communi in confolar gli affanni pars
tuoìari. ne confideri tanto alle parti cattine, che fono
nel marito, quanto a molte , che ui potrebbono efjer e .
Ut non riguardi a quelle altre maritate , che afjembrano
gioire nella felicita : perche quejlo farebbe ifuoi cordo*
gli maggiori . benché chi puofaper quello, eh e giace na
feofofotto i tetti di tante cafe t quante fono riputate fé*
liei , che fono infelicifÀme i Sia adunque fempre humik
er fofferente . O",quando conofcera,che l'animo del ma
rito è tranquillo ,• ne paté alteratone alcuna;alhora dee
con dolci parole mettergli defìr amente innanzi gli erro*
ri trafeorfì ; ammonendolo , e? pregandolo a ujar più
temptratezza nelle fue attioni . Se ucdrà,che egli ajcoU
ti le fue parole , (fieri che fi habbia a correggere . Se
<auuerra,che s'adiri, fubiio dee tacere : & hauendo ufa*
to l'ufficio fuo goffra er fojìenga ogni jconcia parola :
dì che acquifterd honorfra le Donnei merito apprejl
fo Dio . Et fé perauentura(quet , ch y e più difficile a jup*
portategli trafbprtato da ira , o da qualche infirmiti
d'animo , s^induce/Je a batterla; tenga alhora d'efler dal
le mani di Dio per cafttgo de' fuoi peccati battuta .
Ancora che di rado auuerra,che la buona moglie etpru
dente fia battuta dal manto : percioche non glie ne da*
rà giamai occafwne. Gli affanni ueramente,i difagi,cr
kmijiriefì debbono tener rinchiufi & fcpelui dentro
SECONDO- so
U eafe;& non far quelli pale fi ad alcuno : conciofia co*
fa , che fi reca al marito infamia ; er par che fi cerchi
giudice tra lui cr lei. Non fi può fare, che non-fifentam
no le pafiionr.qucjìo è uero.ma,come dice il noftro prue
dentiamo Poeta ,
Non è minor il duci, perdi' altri il premd ;
Ne maggior per andar fi lamentando . .
Petra beneauuemrcche'l marito per cagion deUafof*
wrinz&CT moderatezza della moglie , diuenterkmi*
ghore : doueella in contrario operando ,lo trouera femn
pre peggiore. Sono ancora alcuni de' uoflri mariti buo*
mini ignorati, di poco difcorfo,c? anzi pdZZÌ,che no.
con un fi fatto la buona moglie adoperi arte er deftrez
Z* : ponendofì in animo difarfempre quello, chz cono*
fce ejfergii grato,w che le uerri impojìo da luixzr ufan
do prudenza, con poca fatica lo conteneva fra thonefto*
Tale infine fi dime fin uerfo di lui y quali fi fogliono di*
mofiréir le buont madri uerfo i cattiui , o feiaguratifi*
gliuoli . percioche dalla mi feria di quelli prima fono in*
dotti a compafiione : <y dalla compafione a carità , di
maniera, che molte uolte più amano gli fiocchi , infer*
mi , brutti , er zoppi ; che gli ingeniofìjani, er ben
formati . Ora , quale egli fi fu , e marito , capo , er Si*
gnor della / emina : dato a lei da Dio , dalla ckiefa ,»er
da parenti . di tanto numero d'huomini quefta e lx*Jortt
CT la parte , che tocca a lei : bifogna che fi contenti y
Cyfupporticon buono animo quello, che mutare non fi
può : bifogna,che lo ami, che l honoris che ì'ofTerui :
fé non per lui(che per lui, in quanto è mar ito, fi dee amai
t< s bonor<ire,croffèruare)per coloro > elicgli* l^atu
G ti]
LIBRO
no dato,w per la fede da lei oblìZata nel maritare » nel
la guifa,che molti fanno bene a chi no'l merita,folamen
te per gradire a gli amici . Et quanti fi muouono a uni
opera per cagion d'hauer promeffo,che altramente non
fi mouerebbonotMa [opra tutti i ricordi, quejlofi ten*
gaper principale, che quel ctìeneceffario tfiaaltrefi
uolontario . Co fi uerra la moglie a render fi lieue e? fa
tie il pefo,che le farebbe flato graue er mole fio . la wea
ce f ita, a quefta riguardandole infognerà foftener tob*
bligo con fortezza : er tufo farà la difjiculù facile :
percioche il coftume rende lagrauezz* degli affanni
Uggiera,facendoglianoi famigliari. Voi mi dimani
dalie , Signora Dorothea , in fino a qual termine foffi
tenuta la moglie d'obbedire al mar ite: dirò adunque pm
chiaramente,qualfia il Dominio del marito fopr a di le\
Dor. Quefto defideraua . Fla, Non è dubbio ,
che nelle cofe honefte , er in quelle etìandio* che non
Jono in fé fìejfe ne buone , ne cattiue , aUa moglie i co*
mandamenti del marito debbono effere in cambio d'utu
kgge diuina. percioche la obbedienza di quefta ucrfo di
quello , è , come s'è detto , ordinata da Dio : e?*dopo
Dio il marito èfuo unico Signore . Quale altra cofafi
può dir più della Donna , chel corpo er l animo ì ma,
che quefti non ftano in poter della moglie , ne fanno fé*
de le f acre lettere ♦ Per laqual co fa io conchiudo , che
quante uolte il marito ha bifogno dell'opera della mo»
glie i tante dee ella nonfolo lafciar di andare alle fejle y
ma aUe chiefe : concio fiacofa , che a Dio, cui fono grate
le orationi, è gratifiima tobbedientia ♦ Ne uuole egli 9
che fi uada all' Altare, fenon con t animo quieto^ ilqualc
SECONDO. 5? i
\\non può hiUer la moglie [e non uede primi quieto quel*
I/o del marito . Se ella cerca Iddio, fappia^ che egli è da
I ìper tut to er mafiimamente dotte è la pace , U concor*
Il dia 9 er U canta. Non le tolgo però lo andare atle chie*
I \fe : ma dico che non ui dee andare , fé non di uoler del
mfuo capo:® che decfempre anteporre alle diuotioni eflc
\\riori(lequa!i tuttauiafono buone er efcmplari) Ugo*
II uerno della fua cafa. Veraotbe fono alcune: lequali mof*
I \fe più tojìo da confuetudìne , che da religione , foglìono
I frequentar le chiefe in modo , che non fé ne fanno dipar*
I tire : ne fi curano , che poi ritornando a cafa, trouino
I ogni cofa in disordine, er chel marito (parte principa*
II le di [e medefima ) patifca . onde quella , che dourebbe
tffer cafa di pace er d'amore , è fatta albergo d'odio ,
er di difcordia . D o r. In uerita chi ha marito z? fa*
migliatilo nella cafa fua efercitare ogni opera di cari*
ti ; uirtu più che altra bauuta cara er amata da Dio +
F l a. Hauendo tocco il nome della concordia,alquanto
di effafauellerò : perche in tal modo meglio ui fìfaran*
no noti i termini di qucjlo Dominio conueneuole del ma
rito: er dico,che la maggior parte della tranquillità er
felicità del matrimonio,}} contiene in qucfia& la mag*
giore de i difturbi er delle miferie procede dalla di [cor*
dia . Chi t colui , che non fappia , bellifiima Signora
mia, che per la concordia fi conferuano leRcpubliche,
le Signorie,®" i Regni ì ma che dico io ciofgli elementi
tflefìi mefehiandofi er rifoluendofì l'uno nell'altro con*
amica concordia producono le nafeenti cofeicr le mede*
fune ancora peruenute che fono alla loro corruzione, co
cordeuolmente rendono a ciafeuno la parte fua . ¥rd gli
G iiij
L r B R o
dmmdeflr finenti, che impdrdudno i difcepoli H Vythd*
gord^ne fìi erótto i principali: che dal corpo U infirmi
U : dalC animo la ignordnzd: dui uentre la lufurid : dal*
heittd la feditione: dalla cafdld dijcordiaiO' in coma
mune dd tutte le cofe Uftemperdtezzd s'allontana) fé .
Di qui Vlifje defiderdUd d Nduficdd , figliuola d'AlcU
noo, marito, cafa,e^ concordid -.giudicando, che mago
gior beni non fi poteffe d tornenti dìjiderare . Quanto fi
dee credere , che fofje felice il matrimonio d'Albutio: il
qude uiffe con Ufud Terentiand uenticinque anni, feri*
Zd punto proudr quello,chefifoffe litigio, o contefa al
cund . Quanto più felice quello di Publio Rubrio Cele
re;checon Idfua Ennia forni i quarantdqudttro, fenza
querela o famento/Ver cernir ar io dalla difeordiafubito
ne nafeono i contendimene : da i contendimeli le mìnac
cieier daUemindccie leguerre.Ne dlcun difetto,chz hab
bid luogo nelld moglie, fa il marito d lei più nimico , di
quetlo che fanno le conte fé , cr la lingud mordacedaqual
lingua è dd Salomone comparata a un Tetto difeoperto,
per loquale difeende ld pioggia : percioche luna cola er
Vdltrd,sforzd Vhuomo abdndondr la cafd . Sifuol dire
dd uolgdriyche ìarmd della f emina fi è ld lingua : ma e
drmd di tal forte, che più nuoce, che non gióuA . Quea
ftd rdffrenerà di ogni tempo la prudente moglie , come
bieri.difii ietta fanciulla > CT non cercherà d'immitar la
moglie diHercòlanoSanefe : laqude hauendofdtti drro
ftire certi grafii Tórdi comprati da Hercolano : er que
fti mangiando ella col marito la fera d cend,di/Je Herco
Uno . moglie. mia ; fe-uuoi dire il nero , mdi non afidga
gidfii Tordi nemicati , ne più fapor otiti cotefli ♦
SECONDO. i±
Ojrifpórfe ella,Tordi non uokte uoi dire,ma Merli. co*
me, di i fé il marito , nonfo io quello , che mi dica i Kon
fapete , no , aggtunfe la moglie : che io gli ho conofeiuti
al becco et aUi codi. Le parole furono molte \iri* fine non
rimile la Donna difoftener^che quel,che diceua,era tic*
ro : infino a tanto , che Uer colino ^ricercandole con un
bajlone tutte le offe , le fece perdere per quella fiata U
fuperbia er iofiuuticne . IX indi a un" Aimo nel medefu
mo giorno cenando ambedue , cy duno in altro parlare
entrando , diffe la ojìinata femina : marito hóggi appuri
to compie uii anno, che noi in tal fera mi conciajìe a ma*
lauentura perinei maladctti Merli * che uoi diccuaté
effer Tordi < Per abbreuur le parole , uennero da cu*
fo atte ccntefei er conuenne a Uercolano uonfolo quei*
la fiatarmi per molti anni , nel ritorno dì queÙajera $
batter fieramente la moglie , uolcndo, ch\!ia tacefje ♦
Dqr. ]/ mondo e grande : ey ce ne conuengono efjm*
d'ogni qualità . Fla. Bisogna adunque, che uolcndò
nel matrimonio la pace, uifia la concordia i laquale in
buona parteepefìa in mano della moglie .per xioche
Vhuomo , come uoglionùi Medicine n tur alment e men
colerico della Donna : ne jol amente i 1 hv.omo ma il mede
fimo nelle beftieft uede. A quefìa concordia non è il più
tffìcace ifirumento dell' amor e;ilqua le, fi come la calami-
ta il ferro, cofi afe trdgge la beniuolentia . Ne dicano
alcune di amare il marito, ey non cfjer perciò reamate;
per cioche effe dimoflf ano ,o credono di amare, ma non
amano neramente, chiaramente ama, non la cómmodi»
tà di fé fteffò,md dell'amato ricerca \~ty facendofi del*
la uolontà di luì legge , folto queÙajhiuue ; Amando
X I B R O
adunque U moglie , l'amore fra ambedue neceffar Umetta
le diuenirà fambicuole ; crfempre tra loro farà un me !
defìmo uolere, er un medefìmo difuolere >• un medefìmo j i
corpo , un medefìmo cuore , er una medejìma anima fi !
trouerà , fi come afferma M. Gafoaro Batlini(giouane I
uirtuofifiimo o~ modelìijùmo) auuenire tra lui&U
fua ; di m*niera>cbe fyeffe uolte mifuol dire, dopo Dio i
non trouar maggior contentezza d'animo % di quella, |
che egli prende in conofeer la bontà, la caflità, la uirtk, |
la fede , er l'amore della fua carifiima conforte . er m* I
finiti altri il medefìmo raccontano delle loroScriue Ho» il
ratio a Lolio , che uolendo egli , che l'amicitia duri , l
s'accommodi a i ecftumi dell'amico . Di quefti coftumi i
CT defle notare fco parlato di fopra , Aggwtfgo , c/?c
^H4 moglie non dee apportar noia uerun'opera del mia
rito : ma ami tutto quello , che fa y tutto quello che dice? i
er tatto quello,ch'èfuo diletto .a lui creda , a lui fi rm
porti,cr prenda qualità da lui . Se è triflo* fi dimojìri J:
trifia ife allegro , allegra . No« «og/io però , che taii
effetti le fi ueggano nel uolto,fe prima non glifente nel
cuore , ferbando fempre integrità er uirtìt conueneufa
le a moglie er a matrona: percioche qui io non dipingo
aduhtione , ma amore ♦ Non glifi uoglia anteporre in
alcuna cofa : ma babbia fempre(come ff>e[fo ho detto) il
marito in ifcambio dipadre y difìgnore , di maggiore CT
più degno di lei.Le ricchezze , le pouertà ; le attegrez*
Ze,gU affannici beni et i mali tenga comuni egualmente.
Non uoleuanoi Romaniche tra il marito er la moglw
alcuna cofa fi poteffedir propria ne diftinta.Et Fiatoni:
infegna^che in una bene ordinata Republicafi debba
SECONDO. 55
uar uia quefle noci Tuo er Miopiche fé maggiormente
)ì dee toglier da una bene ordinate cafa, non è da dmwi*
\ dare.nella quale marito cr moglie non pur fono raccoU
ti [otto un folo tetto , ma ridotti in un foto letto, in cui
: ! hanno a uitier la ulta loro JEt quefla cafa albora meri*
fi ta titolo di perfettifiima,&difelicifiima;quandofot*
l to un capo non è più , che un corpo folo.pcrcicche quan^
i do fono o più capilo più corpi infame, quello non bum*
1 m creatura , ma mofiro ft dimanda ♦ Più dico 9 cbe quan
i tunque ogni cofafu tra loro communt ; nondimeno di
Hi tutto il marito è padrone. Che fi come il uino temprato
r con acqua,ancora che uifìapiu acqua>che uino> t detto
a però iuno,zr non acqurxofì benché nella cafa la moglie
i\ babbia recato maggior faculik,cb€l marito,tutte la font
i ma e del marito;®* in quefla giti fi la Nobiltà er la ìgno
1 bilita tutta depende da lui ♦ Di qui è,che y l cognome
\detla famiglia fi da fempre al marito , &non aliamo*
ìTlie . Virginia , nata di parenti nobili y non fi wtrgoa
tpiòd'efjer chiamata Virginia di Lucio V olimmo fuù
i marito , auegna che egli fojje plebeo ♦ Et Cornelia» tan*
A tofamofa uolkfempre ejjcr detta, Cornelia di Gracco >
^ cui fu maritata ; cr non di Scipione , acni fufiglU
;Uola. Tbefia forella del primo Dionigi Tiranno di Si
ragofa,ef]endo maritata a Philoffeno , auuenneche cox
iftui fece certa congiura contra Dionigi : l aquale w»
fendendo efjererfcoperta , fi fuggi ♦ Dionigi afpra*
i fnente riprefe la fonila ;attefo, che gli haueffe tenu*
? to occulta la fuga del marito . La giouane non meno
] ardita, che faggia, fenza rifletto hauere dfdegno ne a
crudeltà del Tiunno^in quefla guifa gli riftofe ♦ lo mi
L I B R O
maraviglio, che tu mi tenga cotanto uile,er di fi poco
animo, che fi io bauefii compre fo,che y l mio marito fof*
fé jhto per fuggire, non lo hauefii feguito : z? parimen
te biiuuto più caro, in ogni parte del mondo effer e addi*
mandatdìtiogke di Phildflcno sbandito, che nella patrU
fonila di Dionigi Re.Ma no dee la prudente moglie ijli
mar fuo,dote, danari, bellezza, o nobiltà , ch'ella porti
feco in cafa del marito;ma la honeflà,la caflita,la bonta^
la uir tu, la obbedienza, la diligenza nelgouerno delti
famiglia,?? fi fatti thefori, dei quali s'ella è abonde*
uok,i riccamente dotata d'ogni bene . Ora efferuanda
piaceuolmente i comandamenti del marito ; er acconti
tnodandofiaifuoicoftumi ,• dee fopra tutte le auuerten*
Z<e* chele appartengono, raffrenar, come s'è detto, li
lingua, er fchifar le conte fé : dapoi dare opera, che tutn
te le bifogne della cafa fìano amminiflrate con quellor*
dine,vr con quella diligenza, che fi conuìene : talmenm
te, che ogni co fa neccffaria fi a fatta a tempo ; er il mu
rito non habbia cagione da difiderar ne gouerno , nt
preflezz* . Eé per effer i cibi la principal pirte, chi
fi richiegga alla conferuatione,zr rifioro del corpo htm
mano ; quefti non folofiano appre fiati alle bore con$
ueneuoli amatali, quali ella conofce effer grati al mia
rito ♦ Sogliono i Prencipi prudenti ufare efii fiefii que^
gli uffici, che fono atti ad acquiftar toro l'amor ddpo*
pòlo , fi come fono i doni , i premi , le ajjolutioni, ty
fomiglianti : i contrari] commettere a miniflri ; come U
con<kmingioni r ififcbi, ifupplicij, er gli altri . Quen
fiatai prudenza nella fui cafa usi U moglie : er ap%
prefio tutto quello, che più uede al marito piacer e,pon^
SECONDO. 54
7din open ài [lidi mano: il rim mente lifci nella cura
ie' famigliari . In fomma conojciuti ella pienamente i
vftumi dello fyofo y tde in tutti gli effetti fu ucra*
Wente uerfo di lui , cjucdi uorrekbe , che le lue finti
'o/fero uerfo di lei : & tanto più elU uerfo il munto t
guanto la fua obedientiadeueejjcre appoggiata fopra
'amore ; doue quella delle fanti procede folamente daU
"obligo er dalla timidità, . Dor, Effendo nellu fpo=
a tamore , ni colmeranno effer necefjanamente tutte le
iltre parti, che hauete detto . Vorrei bora intender da,
toi,come ella fi debba trattenere col marito nelle dimo*
-e famigliari . Fla. Gli anticbi,Signora mia ,• tqua=
i a diuerfe operationi humane applicammo dtuerji ìd*
lij; a Giunone attribuiuano la cura delle nozze . Alla*
juale facrificandofì in fauore de* nuoui ffofi y era co [tu*
ne de' Sacerdoti di trarre dfele ali Animalesche fi ucci
kua nel facrijicio ; er quello gettare cr tu fonder e die
\ro l'Altare : percioche efiendo il fcle amar ifiimo, dime
ìraruoleuano,cbe tra il maritò cr /<* Moglie non doue
(a hauer luogo ira ne amaritudine- alcuna . aggiungi*
tano ancora a Venere per compagno Mercurio: acati*
landò , che con tamorefìconuiene accompagnare una
>rata piaccuolezz* CT foauita di cojìunu , Perciò ha*
tendo ia moglie acquijlato l'animo del marito con lama.
r eer con l'cbedire , nel modo, che habbiamo detto, fi.
incora di bi fogno legarlo, con quefla dolce catena in più
aldi cr più fretti nodi . conaojìacofa , che la piaceuo*
^ZZ* de' coltami, er delle parole è naturai Tiranna de 9
ìojlri cuon,m*cofi dolce Tiranno, che muti Prencipe è
blu amato y ne riputato piugiujlo . GratQ rijlora adun
L I B R O
q>te nette triftezze che atte uolte ci fopr attengono; o do*
pò ulama fatica di mente ,farà al marito teffer ricreato :
daUa moglie, con qualche dolce motto , o piaceucle nos \
ucUzttaizr marinamente quando o dagli ftrepiti delpa j
Uzzo , o dalle onde de' negotij ciuili , a cafa come ad \
attergo di quiete, cr a porto di gratifiima confolatione, ì
fi riconduce . Grato ancora gli farà fentirp alle uolte i
foauemente riprender d'alcun difetto ; percioche ci fono \
care le modefte riprenftonidi coloro, da i quali conofeia ■
mo effere amati . Grato uenir lodato netle cofe degne di
lode,er grate finalmente gli faranno a luoghi cr tema
pi conueneuoli le parole giuocofe ; Si neramente che in
tutti quefti termini fi tenga un certo mezo ,et fi ufi fi fot
ta deflrezz<i*che non generi fatietà > o faftidio . Oltre
a ciòfì come niuna parte del corpo detti moglie èfegre? i
ta al marito : co fi medefunamente niunfuopenfuro,ni*
unfuo defiderio gli dee \effere afeofo : cr quefti, fi come-
{ir ale a giufta meta, debbono terminare nel uoler fio »
All'incontro yfe'l marito ripone nelfuo petto alcuna co*
fajaquale egli non uuole,che uenga a notitia della mo*^
gliexffa fi dee acquetare : cr non ricercar di faperla .
Ne folamente procacciarci d'ejjergli fempre amica cr:
cara ; ma fuggirà , quanto più fi puote , che muno per
cagione di lei nimico cr odiofogli diuengaife non in ca*
fp,che allafua caftitàfopraftaffe pericolo ; benché que*
fta uolendo, potrà fenza tumulto conferuare. Vero le
parole ingiurio fé , cr /e offefe ; in qualunque modo
che ette accaf chino ; fi rimanga di far pale fi al marito $
er le riponga \infe ftefja , per non dare occafìcn di dU
fioràie , di queftionì ^ er d'homicìdij.> come fanno moU
SECONDO. $$
te • Nell'ufo del ueflire tinto apprezzi % quinto uedrk
>ffere apprezzato da lui ; er cofi ne i Ultori , er e/èr*
:itij , che fi contengono ,Dok, Douendo il uokr delk
moglie , come dafuo capo de pender da quello del mari*
to , è meftiero , che co fi faccia , Fla. Vienimi bora in
mente il diflurbo,che apporta nel matrimonio la Gelo*
da ilaquale , acerbifiima pafione dell'animo , e fpejjè
^olte cagione yche fi uccidano i più cari . Questa è da
cercare , che non entri nel marito ; o entrando, tofiofi
folga uia . 1/ che fi farà agcuolmcnte,fe non uifara non
'do effetto, ma foretto d'impudicitU . dell'effetto non
da parlarne , hauendo tanto ragionato della caflitk .
I [off etto nafee da uarie cagioni ; legnali fono daejfrn*
guer tutte . Si come non ammettere in cafa perfona di
qualità alcuna, fé non di confentimento del marito : non
parlar d y alcurthuomo,fe non parcamente : non mojìrar
molto defiderio di gire a fefte, a uifite, o doue che f\a,fe
non di ordine del maritomon ufare ornamenti, che auan
Zino il coftume di leimon pregar con molta ijìanza per
ltrui,zr(ì fatte cofe: lecjuai tutte poffono rendere odo
re di contaminato animo : cr non uè ne efìendo alcuna,
nonueggio , come il marito habbia cagione di fo/pctta*
re . E x uero , che uno effetto job bajìapcr tutti : cr
quefto e y che la moglie ami il marito , cr effo conofea
d'efjìre amato : ma quejìo conofeimento da che deriua ;
fé non dal uedere in lei opcrationi corri/pondcnti al juo
uolere*Appreffo,non ijìimi Gelofia la cura er // defide*
riOyctie nel marito,percbe ella fi confcrui buo.na:ctdi ciò
acculandolo, non ne faccia rumori con le parenti, o con
te uume : laqual cofx e non job fegno d'imprudenti* er
L I B R O
di tementi ; v.t di non mire: percioebe amandolo neU
la guìfx , che jì dee amare, da ciò conofeendo l'amor dì\
lui, s'affaticherebbe ,cbe egli trottando la fua fede fenu
pe più chiara, tanto più di giorno in giorno s'accendef
ìt ad amar lei J quanto efjo neuedeffe maggior cagioni,
Ma fé la Gtlofia entra nella moglie; non e da riprendo
la ; pure, ch'ella non fra fouerchia ey tale, che ne parte
rifca luigi , ey diuenti intollerabile: perche co fi e/feiu
do, è più tofto argomento di lafciuia (o forfè anco d'in*
india porcata albine d'altrui) che di cafto ey regolate
amore. Et per trpuar la medicina atta a guarrire di qui
fio morbo, non fa bifogno, che ricorri a Hippocrate,o
a Galeno ; ma a um fola confìderatione : laqual fra, il
marito efferefuo Signor e ,er non conuenirfì a lei quello,
chef concede a lui; percioebe le leggi non ricercane
la Cajìiù deftbuomoycome detta Vonndidi cuietlaèprc
pria ey unico bene , £>apoi allontani da'defue orecchie:
le nouelk 7 cht k uengono apportate 9 ey ninna ne uoglia
afcoltare. Sofferì il dolore dell animo : ey non mtu
peri il marito ; accoftandofì al coftumc d'alcune feioc*
che ; ma prendendo efo hoggi y che non fi fu fatto hieri. maio uorrei,che j
ni [offe caroyche fi come hierifi terminò nella Donzella; |
cofi hoggi habhia fine il ragionamento nella maritata .
Dor» ¥acciafi,come pare a uoi: Z7 queft' ordine tanto
più m' è grato: quanto cofi facendo, haurete da parlare
più lungamete.Y l a. Anzi ho da parlarne poco:perche
quello y che fcriue kriflotele* e cofa di poche parole ; C
a me poco altro refla da douer dire.Scriue adunque que
(io Tilofofo, che alla buona moglie s'acconuiene trattare
il gonerno di tutte le cofe,chefono dentro della cafa: CT
adduce l'autorità delle leggi : dico della natura ; laquak
(fi come egli pone nel primo libro)tacitamète dimoflra,
che ufficio del marito per effzr l'buomo più forte, debba
efjtr la fatica dell acqui fiarc ; e? della moglie, per effer
la f emina più debole, di conferuar nella cafa le acqui fta*
te cofe,Scriue,cheella non dee permettere Ventrata ad aU
cunoyfe non è di uolontà del marito;parte per ifchifare i
t infamia, che le può uenire ,• er parte , perche i fecreti
della cafa non uengano manifeftati in publico& del ma
le,che mi fi commetta, fi rimanga la colpa prefifo di lui
Che nelle fpe fé, che fi fanno, di tanto habhia potere , di
quanto rè conceduto dal marito, non meno dintorno al
uiuere,che d'intorno al ueftire : ilqual ueftire ufi nella
fuaperfona con minor pompa di quello . che è conceduto
dalle leggi della città,confiderando,che l'ornamento deU
U Donnu.non tanto confi (le ne i panni fregiati 3 neUa bel
SECONDO. $*
lezz* del corposo in hauer molti copii d'oro ; quanto
netta modcjlia, ne i coftumi,cr netta boneftà detti ulta :
perche queflo ornamento per ueccbiezz* non fi confa*
nu,cr peruicne etiandio ne i figliuoli. Pero ne i maneg*
gi famigliari dee e/Jcrfemprc intenti crfoUecita confi
fatto animo ,che ne riporti bonorcuonciofia co falche no
s'appartiene xl marito la cura delle cofe domeftiche . Ne
gli altri affari non efea de 9 termini , che fono prefcritti
atta domiaicane in non cercar difaper quetto,che fi trat
ta nella Rtpublica;cj in non trapporfi ne le cure de' ma
ritaggi. Na,cuando e tempo di trouare o marito attefip
gliuole 3 o moglie a figliuoli, di queflo lafci la cura al nte
Titolo' quello fcguitiydyè deliberato dalui,conofcendo
tffer più biafimo alla Donna, uolere {come inutile /pia)
intender le co fé, che fi fanno difuori,che non farebbe aU
Vbuomo in far quelle, che fi conuengono di dentro. Dee
ueramznte filmare .che i ceftumi del marito le funo /cg=
gè detta ulta : laqual legge Ce impojìa da Dio per mezo
del legame er congiungimento del matrimonio. Se que?
fìi cojiumi dia fopporterà con buono animo Je farà cofa
molto ageuole regger la cafaife altramente, haur a ddof*
fo carico di molto pefo. Onde è conueneuole y cbe non folo
nette cofe prolperefi dimoflri obbediente er ufficio fa al
tnaricowa etiandio nette auuerfe.Et fopraucnédo a quel
lo o pouertàyO difetto di corposo di animo Jempre fi con
tenga nelfao ufficioulquale e di amarlo, w diferuirlo:
iucafotch'eglinon trapafii ìbonefio . Et s y auuerrà,che
egli per alcuna perturbatali di mente incorra inquaU
che errore ,deuela moglie\deflramente riprenderlo:per=
ibe quando ejfì ritornerà nel diritto fentimev.io, tao*
H ni
LIBRO
fcendoilfuofaUo,lene haurà doppio oblìgo, zrlafì
terrà più cara * Fero nelle co fé dishonefte la conforta a
non obbedire : ma dice, che in tutte le altre è più tenuti
di confentire atlauolontà del marito , che {egli compe*
rata thaueffe : aggiungendo , che per gran prezzo fu
comperata, rifletto alla compagnia della uita ,z?aUi\
generation de figliuoli : di che non è opra ne più grata 9
ne più [anta fra li mortali ♦ Scriue , deue ancora con*
fiderare,cbe effendo congiunta a huomo, ricco, er ab*
bondeuole di que beni,che la fignora Fortuna afuo pia* \
ter toglie er dona ; lafua uirtk non haurebbe trouate
cofì uiue fauille da rivendere . percioche, quantunque
non fu poca loda ufar bene la felicità : nondimeno Ufop
portar con modejlo animo la miferia di gran lunga la*
uanzà ;Z? tener folleuata er falda la mente nelle per*
coffe delle calamità er ingiurie del mondo ,èfegno di fot
te er magnanimo cuore . E x uero,che dee pregar D/o,
che tali auuerfìtà non auuengino : ma, quando auuenu*
tefono,deeftimar, effcrle infume uenuta occafìoned*
potere afcendere a grande honore, reggendo in quelle
fé medefìma dirittamente : er confiderando , che Alce*
fte non haurebbe fatto acqui fio di tanta gloria ! ne Pene
lope farebbe iUuflre di tante chiare lodi ; fé i loro con* ■
forti foffero flati fortunatima i contrari er noiofi acci*
denti, che ad ambedoi auuenntro,fur cagion, ch'effe ni*
uono nella memoria de gli huomini con fregi nobili d'im
mortalità : perche nelle miferie, fi come oro neUefìam*
me, la fede er tamóre^ch'e/Je a quelli portarono , più
bella er più uiua dimoflrarono la loro chiarezza . T$?
tempi delle dolci felicità è facile , che ogni moglie ilfuo
SECONDO. 60
tmarìto decomponi : ne gli infelici niund , eccetto la
puond moglierd, confente d'efjeré d parte dette dtnaritu*
\iini . Per lequai tutte cofe cónchiude > Untò pia effer
fuo debito d'honoraré er fempre offeruare il marito .
Poche parole fono quefte, Signor a Dorothea: mxdguU
udi gemme , lequali dudnzdno col pregio ld piccioli
\auMitd loro;ette col fugo detta dottrind,cbe in effe con
tengono, fouerchiano la breuita *
D o r . Co fi e uer amente i ne mi mdrduiglio bora dette
molte laudi 1 che ho r entitó recar fempre dd dotti a tal
Yilofofo^marauiglìomi io bene, che eglifcriud di quefla
materia cofì chiaramente, effendó fama, lui e/fere ofeu*
rÌfiimo,& per queflo intefo dd pochi . md forfè di ciò
è cagione Idf dedita & la purità $ suturale cr propru
dettd uoftrd lingua . Fla. Anzi pure efjo Ariflote= -
U contro, il fuo coftume in quefta fua Economica e inuc*
ro molto aperto cr chiaro , hauendo perduenturd ri=
guardo .ch'egli fcriueu.i di cofe fdmiglìdri , cr pertU
nenti d Donne , cr parimente d ogni idiota e? f empii*
ce huomo * Onde nette altre fue opere, nette quali trat*
tdndo di cofe alte , non ricerca , fenon glialti intettet*
ti , (benché anco fra le Donne fi troiano intelletti fpc*
Culatiftimi , fu ofeurifimo d bello éludio , come [fi uè*
de netta fud Voeticd ,• in cui , doue egli park detta Trd*
gedia 3 per injlno U diffnition non fenza molta fati*
ed fi può intendere. Md torndndo al proprofìto nó/lro*
per il gouerno detta cafd non fi dimentichi la mdtroni
Vhonore , che ft deue d Dio : md fornite le bifogne ne*
teff arie dettd fdmiglid y riducafì ogni giorno nettd più fé*
creta parte ietta fua edmerd : cr fc non può ogni gion
r
LIBRO
no, ogni fejld dimeno : er quitti, lafciando alquanto dn
parte i ptnfieri dell* cafa,con ben compojlo animo fi ri
uolga a con foderar la uanità delle cofe del mondo, fi pei
e (fere elle leggiere er inftabui,&fi per effer fragili t
tranfitorieidi manierale nonpare.che la ulta camini
ma noli con uelocifiimo impeto alfuofine : che, come d
ce il Petrarca,
A penafyunta in Oriente un raggio
Vi Solj ctìa V altro monte
De ìaduerfo Orizonte
Giunto il uedrai per uie lunghe er diftorte .
Quindi (ì erga con la lettion delle fiacre lettere a confi
aerar labettezz* eterna delle cofe celefìi;zr poì,che lui
ga pezza haurà dijcorfo la infinita bontà del figliuoli
di Dio, torni afe medefimaizr ricono fcendo la imperfet
tionfua , er tanti peccati, che fi commettono di giom
ingiorno,chieggia humilmente perdono delle fue colpe
pregando inficine la diurna bontà, che col raggio ddl
fua pietà fgombrando afefieffa,al marito,?? a figliuo
li le tenebre de gli errori mondani , dimoftri loro il di
ritto camino , che fi /ìee tenere netta ofcura er faticof
uatte di quefta mifera uita . Ne rimanga di ofjeruare
fantifiuni ordini della Chiefa catholica : perciocht non j
puofodisfare a Chrifio non fodis facendo alla fua chiefa
dico non tanto della chiefa materiale, quanto della mui
fibile, di cui Chrifio ajfolutamente è capo : benché e,
quefia ancora fi può dire uifibile ipercioche io intenda
la union de fedelUiquali non fi ueggono , in quanto fok
Dio er efii conofcono,fe fono fedeli icrfi ueggono, L
quanto alla imagine efteriore, che ci fi rapprefenta a g<
SECONDO. J4
occhi . Ma perche il fine del matrimonio habbiamo det
to ejfer la generation de* figliuoli ,• fé <x Dio piacerà di
concederne a lei alcuno; quelli alieni cr ammaejìri nellx
gin fi, che fu detto buri : auegna>cbe quanto a i mafchi,
c\ da far di ft unione : cr forfè, che di quefìi altra uoU
ta ne parlerò feparatamente . Se non uè ne potrà haue*
re >• ringratij la bontà di Dio, che ha uoluto alleggerir*
la d'un granfaftidio : cr fi come può da una parte con*
fiderar la contentezza che uiene atta madre per cagion
de* buoni figliuoli : cofì all'incontro uolga il penfiero
a ì tormenti, che deruuno da i cattiui . perche pochifii*
mi fono quei figliuoli, che amino le madrì,quanto le do*
uerebbono amare : cr pochi, che riefeano tali, quali ef*
[e gli uorrebbono uedere . Ma poflo, che crefeano bone*
flit? ben difciplinati,zr che femore amino cr bonaria
no la madre , è di necefiita , o che foprauiuano <xlci,o
che muoiano inanzi . Se muoiono manzi, ciafeuno ,fen*
Zd ch'io il dtca,puo imaginarfi, quanta pafìone foglio*
no apportare alle madri le morti de* figliuoli , cr t nto
più, s'egli auuiene,cke per qualche ftrano accidente(cht
] mille fempre ne fono) quefte morti fi ano uiolenti , cr
non fecondo il corfo della natura ♦ Se a lei foprauiuono;
no e cofa,che tanto perturbi l'animo detta madre* quato
il douer lafciare morendo i figliuoli priui di goucrno.se
ti di moleftia il non bauer figliuoli per cagion di locare
Uf acuita ;laqual peruenendo in loro, è rimanere in fé
medefima ; ha da penfare > che tutti ipoueri di Qhrifìo
le fono figliuoli , cr fratelli . a quelli fouenga, a quelli
ne faccia parte, dividendola infume <x coloro ,chc le fono
parenti ulche dee fare ella ficf[a>o alunno efortarui it
LIBRO
marito, non hauendo libertà. Ora mi potrefle addiman*
dare : Quefla tua fpofa deue ella rimaner fempre rin*
cbiufa dentro le porte della fua cafa f Non già . ma ufci* I :
re, come ho detto altre notte } di rado : er in tutti i luo» \
ghi ferbxre honejìa di Donna,zr granita di Matrona co
fi nelle parole,come nel uolto^ in tutti i gcfti.Ne pen*
fi,che per effer maritatajeftia bene udire ogni cofa,par •
lar d'ogni cofa; <zr hauer pratica con ogni perfona ima r
trouandofi a corniti, afefte, folamente con Donne ho* '■
neftifiime , er di buona fama s'accompagni: enfiano ì x
fuoi ragionamenti graui er prudenti A motti lafciui,cht
da giouani licentiofi foglion qui et là tjfer detti,non af* •
coltile ueggagli atti di<honefti,cbe in diuerfì luoghi fi l -
fanno : anzi di/ponga feftefja in modo, che iui il corpo,
come foreftiere , peregrini , ma l'animo col marito & ■
con la fua famiglia fi ritrouineUa propria cafx,come in p
fuo Regno . Hauendo Tigrane fatto unfolenne conuitc !
a Cyro Re de' Perfcnel quale egli,percbe non rimaneffr ;
4 dietro cofa, con che honorare ne lo poteffe, u'hauea ut K:
trodotta la moglie: fubito,che'l conuito bebbefine,
che Cyro fu dipartito i nacque lungo ragionamento fc
pra la beUezz* di quel Re ; perche effo era uno de' pU *
belli er ben formati corpì,cbefì trotta (fero a quella eté «f
Dimandò Tigrane alla moglie quello, che a lei la ptrftò »
na di Cyro foffe paruta . Ki/pofe ella , che in tutto ft n
(patio, che durò il conuito, non baueuamai riuolti gM
occhi da Tigrane : onde poteua affermare con ueriti è
non bauer ueduto Cyro . Dor, Uonefta Reina, © i
degna d'ejfere imitata . Fla, Bella etiandiofu la ri »
ftoftadi Bilia a, Duetlio ;ìlquak primo appreffo Ré k
i
SECONDO* 6z
uni trionfò diuittorid acquiftatain mire. EjfaiJo
gli quafì in ultima ueccbiezza.glifu recato a biafimo,
be'l fiato gli puzzajfe.Di che dolendo fi forte con la mo
litiche di cotal difetto non lo haueffe auuertito, per*
he curato fé ne farebbe ,g/i rifpofe Bilia.cio haureifaU
o, s'io non bauefii penfato,chequefta puzza foffe na*
urale odore di tutti gli huomini . Kecbijl la matrona
òpra tutto in mente,chepotentifiimi nimici fono gli jlU
noli detta carnei juali in ogni parte ci accompagnano :
upiu forti fi fanno fentire in fi fatti luoghi , doue e
'efea e'I focile detta lufuria . Di qui Paolo(come ben fu
'.otato da Agoftino)dice ì che a gli altri peccati dobbia*
wfar refìftenza;ma dalla libidine del tutto a fuggire ci
[orta.Yugga aduque la uirtuofa matrona tutti i luoghi,
\e quali puofoprafìar pericolo attafua honefla ; ne curi
li fare ifperienza detta jua fortezza. 1/ fauio Nocchiero
iguarda,quanto e* puo,di non commetter le uele a&inu
?eto de gli sforzeuoli uenti,quando e fiero et turbato il
nareima trouandofì infortunai adopra ogni arte er de
ìrezza per faluar fé mede fimo er // fuo Ugno , Co/I
? accia etta : non entri nelle tempefiofe onde delle uolut*
■i : er, quando pure auuiene, che uifi troui , fojknga
'impeto de defìderij non Jani>col faldo braccio detta con
inenza;%r hablixfempre la ragione per Reina er Ini*
ìeradrice dette fue opere . La conforto ancora allonta=
wr dal fuo animo, fi comepefle. dannofa, Cambinone :
ie faccia filma di que titoli et di quegli honori uam y che
f| danno dal uulgo alla nobiltà : confidcrando,cbe quelle
mtiche Romane y chiare per tante uirtk y fenza titolo di
Madonna y ne di Signora (onde boggidi tutte le orec*
U I B R O
éhit fon piene ) delfemplice nome contente, dfcefero d
fommo di tutti gli bonorLProcuri (er queftofirà d bd*
jtmzji) (tacquifìar nome di caflamatrona,difauia ma* I
trotu,&'di prudente matrona, : er talefìa ne gli ejjet*
ti , quale defìdera ìeffer tenutd . quantunque efjendoì
l'honore non altro, che uerd teflìmonianzd di eccellente \
uìrthrfd uirtu difefleffd è contentd ; er quello men cer*\
ed, quanto è più nobile. Ma fi come non può efferfiamx
nufenzd luce ; coft è neceffario,che h uirtk fu decorna
pagnata daWhonore: & qui fard poftofine al ragion**
mento d'hogguDomani feguirò del terzo fiato; crten*
terò di formdre una uedoua.qualefete uoì ♦ Md fé iofo*
no fiato hoggi alquanto più breue di quello ,ch 7o fui
hieri ; è, per che ho date molte parti èia Donzella, che
fono communi aìld maritai adequali d replicare giudico ,
che farebbe fiato fouerchio . Se io non riho fodisf atto,
come era il mio defiderio, incolpate non me , ma il mio
nonfaper più innanzi ♦ Dor, Voi, Signor Flaminio,
bduete uintd ldff>ettdtion mid ♦ Et quefla uofìra fyofa e
tale, che merita efferui inuidiata da tutti gli huomini,
er quantunque molto ancor d del giorno auanzh nondU
meno uolendo io, come è conueneuole,cbél nofìro coni*
modo uada innanzi al defio,c'ho di uedere quefto ritrat
to fornito; attenderò il dìfeguente, non per udir formai
retina Vedoud,qualfono io(che troppo pouera Idfdre*
fie)md qudl dourebbe efjer ciafeuna Donna, cui ld ingiù*
riofafortund,leudndole il fuo dolcifiimo appoggio , ha
fatto cadere in quefla libertà amara,neUd quale alpre*
ferite è il mio &ato . Et piacemi, che più non s'è fatti
wntion di libroiche doue ddduceuate tdutoritd d'altrui
SECONDO. $6
T dar maggior credito alle uoflre parole, meco perdei
\te gran pur te di riputatione : concio fio. cofa,chefem*
e io riho tenuto per tuie , che non ui faceffe bifogno
ualerui delle fatiche d'alcuno. Fla, lo in quejlo
m uoglio rifondenti : perche [eie laudi, che mi date,
no nere, tacendo confefjo di meritarle : fé tumore uin
inna,honcfia co fa non è, che io ricetti iti me queWhono
; che fi conuiene all'Autore d'una bella opera . Et fé
mani non uoglio mancare alla promeffa , farà for-
x , ch'io ricorra per aiuto o <x M . Pietro Aretino, o
di dotto M . Fortunio Spira : altramente corre*
rehbe pericolo , che io perdefi di leggero
tutta quella buona openion,che in=
fino a qui m'è uenuta acquU
fiata dalla uoftra bon*
ti. Dor. Fate
pure>co=
me uipare : che'l frutto di que*
jii ragionamenti rico*
no/cerò fempre
da. uoi .
LIBRO TERZO ET
VLTIMO DEL DIALO
GO DI M- LODOVI-
CO DOLCE.
NELQVALE SI RAGIONA
DELLA INSTITVTION
DELLA MARITATA.
FLAMINIO, DOROTHE^L.
|
Vante uolte io ueggo cr coni
fiderò la bellezza di queftouo^
ftro Laur ottante , Signora Do:
rothea, benedico le mani, che\\
coltiuarono.Et porto fermifiime
openione^he fi come quello^ch
piantò il Petrarca [opra la r tua
di Soderebbe pwper la uirtk della jua penm,che per\
thumore del uicino fiume; cofi queflo in fi bnue tempo
fi a peruenutQ a tanta altezza per la nobiltà del uoftro
ingegno ,afiai più che per la fertilità del terreno, o per
la bontà dell' aere, di che e priuilegiato queflo paefe. Et
fi come il ghiaccio del uerno; che molti arbori fecca,&
tutti de" lor più grati honorine priua*> non h*forz<t di
fogliar delle fue fiondi quefla honorata pianta: cofi
folpa dicolei ,cke non pur glihuomini, mi* città di-,
ftruggt,
TERZO. 64r
flrugge,leuando a uoi il uoftro carifiima conforte, non
ha potuto penetrar nella fortezzd del uoftro franco
animo : in tinto che co fi morto non uiud fempre nel
uoftro cuore , chi mentre uijfe, bebbe di quello pienif*
fìnta Signoria . Dor. Siate contento Signor Flami*
mo,d incominciare a infognarmi Unita, che dee tene*
re una Vedoua.comefon'io : er lafciate da parte il lo=>
I darmi con quefte nuoue Poefìe . Fla. Io per quello
\ non m'allontano dallo arringo, cheuolete ch'io corra:
\ anzi uoglio,chefopra quefte ultime parole fìa fermato
il mio ragionamento .Dor, Prima fatemi ckuro,qiu
le de' tr? fiati è più grato a Dio . Fla. Hitri , s'io
ben mi ricordo , u'bo detto , che di ciò rimettcua il far
giudicio a i jbeologi: cr tuttauolta il dì inanzi hebbi a
concludere, che lo flato uirginale era più fìmile agli
Angeli ; e? per quefto etiandio più perfetto : ilebe ime
ro m'era fuggito di mente . 1/ medefìmo adunque affer
mando bora , ui porrò inanzi > quanto n'ho udito rd*
gionar da M , ¥or turno . alquale , mentre che io di tal
cofa il parere addimandaua (che fu fubito , ch'io mi
dipartij dauoi) egli piaceuolmente , come femprefuol
fare, mi riftofe con quefte parole. Tanto e più degna U
uirgimtk Flaminio, quanto ella e più dalle nofìre forze
lontana ; er è dono da Dio conceduto d poche Donne,
er a pochi huomini . Non però fi dee toglier l'honore a
gli altri due flati : de' quali il primo luogo e dato a quel
lo della uedoua,cr il fecondo al matrimonio . Etuol-
gendo l'ordine, lo trouerai tale : ne tuttauia anteponcn*
done l'uno , fi reca biafimo all'altro . percioche non
fi antepone la uirgmiUal matrimonio in quel modo,
I
LIBRO
che fi antepone toro alpiombo,mafi come gmma a oro
er tal cede a quefla lo fiato uedouile, quale perla a roa ;,
bino, nondimeno pareggiando quello a quella, fé feran* \
no ambedoi ne lor gradi d'eguale perfettione , [tara in ;
duhio la mano a qual delli due debba piegar fi. Ora lega I
ga luno er l'altro infieme, uedrai che aihor accrefceran <
no non meno il pregio, che la bellezza . Apprefjb ha
ciafcuno di questi frati propria er particolare uirtìi ,
per laquale uà innanzi glialtri . Perdo che nel matrU ;
monio l'Apoftolo Paolo loda il generar de figliuoli, o*
tammaefirargli nella relighn del Signore : promettete ,
do a fi fatto merito la beatitudine di la fu. Onde concio*
fiacofa,chefanto ufficio è feruire in effo matrimonio a i
Dro,er nuoue creature con le buone difcipline acquiflar
gli, per quejla ragione la maritata fi potrebbe anteporn
re alla uedoua . a che fi aggiunge , che'l matrimonio fu
celebrato nel Paradifo per bocca di Dio . onde fé la nos
bilta confifle neftanticbiù,zr in hauer più in un luogo*
che in altro , origine er nafcimento ; il matrimonio fi
dcurebbe dire etiandio più nobile della uirginita . Da
l'altra parte tanto fu efja uirginita grata al padre CT;
creator nofìro,che egli prima la facrò nella madre ; er ,
di uergine uotte prender carne humana ♦ Tuttauu,pers
che alcuna ciò non poffa malignamente riuolgere inum
tupero del matrimonio ; dei auuertire, che piacque be*
iti al Saluatore della perduta generation ejjer figliuos
lo d'una Vergine, ma d'una Vergine congiunta amari*
to, in modo , che fé non fu prodotto di imtnmonio(fi
come quello , che fu conceputo difpinto fanto) nacque
purefetto le leggi del matrimonio. Ma fé uolemq riguar
TERZO. 6$
dare dì giuiicio detld chiefa clld il primo honore attrU
buifce dlìd Virginità . cr nondimeno il mdtrimonio tra
| //' fette fdcr unenti bonora . Dirò io bene, che fi come è
I cofi pia honoratd la Virginitd;cofi il mdtrimonio e più
fecuro . Serbu lo ftdto Vedouile dncord egli lefue don*
\ti,pcrlequali perduentura fi potrebbe dnteporlo d gli
altri due . percioebe fi come bd Ix continenzd [commune
con te Vergini ; cofi dncord bd la creatione , er la edu*
cation de" figliuoli commune con le maritate . cr non di
ri cidfeuno che lo dftencrjì dal piacere incominciato d gu
ftare fìd di maggiore lodd.che frrezZdre il non gu flato*
Non dira etidndio, ch'egli fia ufficio di mdggiore buina
ititi lo bauer tutta ld card de* figliuoli , priui,&* or fa»
ni del pddre loro , che non e uiuendo il marito ,efjère di
leggieritd della mdggior pdrte i Debito di natura cr di
madre è nudrire i figliuoli : cr fonimi pietà ammaeftrda
re i pupilli, che non hanno altro appoggio , che quello
della madre; deUd quale pietà non èfacrificio più grdto
a Dio . Vedefì adunque quefti tre flati non tanto diffe*
venti di dignità , quanto di gradi : cr penfando a ciò,
mi fi parano dtnanzi le tre età della ulta humaita : nelle
quali li prima, che ne fanciulli equafifiore , apprcz*
zumo cr cara babbiamcla uirile, perche è atta alle fa*
fiche, honoriamo : ld Senile, concio fid cofa, che hauen^
do ella la efperientia d'ambedue ,• e più accorta , cr di
più maturo con figlio , riueriamo cr offeruidmo . Cofi
in Roma le V ergini, che fiacri ficaudno alla Ded Ve fi a,
dieci dnni prendeudno cura d'apparare i mimftcrij di
queUd Ded, dieci in mettergli in operdtione , cr altre*
tanti in infegndr quelli alle altre Vergini, chefoprauc*
h I B R O
niudno : dopo ilqual tempo era in libertà di ciafeuna il
maritar fi . a tutte nondimeno eguale bonorfi rendeua : |
ne c'era altra differenza ; fé non che in quelle , che im* I
parauano , ejf/e«io elle più giouani , appareua grada \
maggioreialle feconde per li maneggi de facrifici fi ren* I
deua più riuerenza : le ultime per l'ufficio dell' infegna» j
re, haueuano più autorità* Ecco, ebeogniun diquec i
(li gradi, com'io dico, baia fuauirtu: ne per apprcz* '
Zar l'uno fi dee riputar uili gli altri due: ma nella guU
fa, che le tre Gratiefi dipingono unite er accompagna*
te in(ìeme,in modo, che tuttatre fi tengono per manOj
CT fì pareggiano tra loro di bellezza, di età, er d'amo»
re^cofe gli doneremmo unire con egual dignità. Ammiri
fi la Vergine, come cofa tutta pura, tutta cele/le , tuU
t 'a Diurna: ma bonoriamo la maritata e? la Vedoua y
quella come madre, er quefta, come maeflra: due effetti
non pur neceffarij ,ma utili alla conferuatìon degli huo*
mini , er alla ulta bonefta er ciuile . Quantunque la
laude di ciafeuna di loro non tanto èpojìa nella qualità
delio ftato,quanto nella bontà dell animo di chi lo poffe*
de : laqual potrebbe effer tale,che le feconde er le terze
nozze d'alcuna matrona farebbono più care a Dio, che
la Virginità d'una Monaca. Et fé riguardiamo a gli
efempi, pochifiime Donne «e* libri di Mosi troutremo
effer celebrate per titolo di Virginità : ma in quelli del*
la noflra religione un grande er bellifiimo coro di fan*
te Vergini ci fi dimoflrerà innanzi lequali per amor di
Christo, infiammate del fuo fanto fririto , non
folo i mondani piaceri,ma la propria ulta prezzarono,
Diqueflo coro uedremo Dorma er Reina co/a, che par
T E R Z O. 66
ìtorì h noflra fallite : onde è ben degno , che fé ne deb»
ìbano gloriare tutte le Vergini : ma non fono però fole
la. tal gloria: pcrcioche etiandio le maritate ne uogliono
ila parte loro : atte forche ella ancora hebbe marito : ne
\meno le Vedoue altretanta ne ricercano. Che dilegua
ìcbenonfì fappia>cbe Giufcppe chiude ffe il fuo giorno
linnanzi <&* Bcatijiima Vergine: quefio e ben chiaro,
ìchefe dopo la morte dell'unico figliuolo di Dio effo uiue
\ua,tale era a lacuale fé battuto in marito no ihaueffe,
ìnonfolo guanto alla Virginità (raggio che in quel fan*
io animo er in quel fanto corpo mai non s'eflinfe) ma
quanto algouerno ♦ conciofia co fa , che ella di continuo
era con gli Apoftoli : er injìeme con le altre Vedoue di
continuo fcruiua er ammimflraua a bifogni loro . Co/?
nel uecchio teftamento,capo delle maritate e Sarra : er
nel nuouo Helifabetta, madre di quel gran Profeta Gio*
uan Battifla : di cui dopo Christo non hebbero le
madri più honorato figliuolo . Le Vedoue etiandio teiu
gotto dalla parte loro molte iUuftrifemine ; fi come nel*
le uecchie carte Giudith : la quale due nobili uittorie in
fieme riportò : luna del nemico uccifo : l altra della pu*
dicitia conferuata:queUa a (alute della di frerata patria,
er quefta di [e fteffa : percioche ingannò er tolfe di ui*
U il più libidinofo cr più forte Capitano di quetla età ♦
Euui ancor Debora : laquale infemedefimafoflenne tre
perfone, di Profeta, di Giudice , er di Capitano . C'è U
Vedoua Sarettina , che cortefemente concedette alberm
go> cr pietofamente diede mangiare ad VLelia . Ce Noe
mi ; che fu infume baleflrata datl'efilìo, dalla mo\
manto , er dada perdita de' figliuoli. Et ceco , che
LIBRO
nella prima entrata \delVEuangelio ui accorerà et glìoc*
chi Anna,uecchia difomma riuerentia : lacuale rimafa
affai per tempo Vedoua,continnò nello flato uedouile in
fino aUo efiremo della uecchiezza,non già in odo , o in
delicatezzeima fi bene in oratione er in opre di pietà +
come [erbata in uita,perche ella uedeffe ilfanto BambU
nocche moffa dallo fyirito di Dio, hauea profetato, che
douea nafeere . Verrà ancora lafuocera di Pietro , che
il Signore dalla febbre guari , er aWufato ufficio U ri*
tornò . Hauendofin qui detto Meffer Fortumo,er fa*
cendo punto,? Aretino, che le fue parole afcoltaua, fé*
guitò ; lo non penfo Flaminio, che affettiate, che Me/*
fer Fortunio ui ttada ricordando il numero quali infinta
to di quelle uedoue;lequali con le lor proprie f acuità fo*
ueniuano a gli Apofioliie^r lanciando da parte gli erro*
ri del mondo, feguitauano la uera dot "trina, che [emina*
ta dall' Agricolt or celefle ne i cuori de gli eletti, già co*
minciaua a germogliare ; er in quelli non pur fiori, mt
frutti mandaua fuori. Non uifouiene hauer letto, che i ■
preghi d'alcune Vedoue San Pietro ritornò in ulta Dor
cade* Non hauete uditi i nomi di Marcella, di Saluia,di ;
Vaola, diBlefilla , er delle altre >• lequali quel nobile
Dottor della Chiefa Girolamo con lì belle er eleganti
cperelor dedicate facrò alla memoria dituttiifecolie
Quantunque nella legge Hcbrea , in cui non fi rìguar*
dalia altro, che la fecondità de' corpi ; er alla uirgimtì
non s'era ancora incominciato a rendere Ufuo honore ;
tra lo flato uedouile anzi biafìmato,che noifi come etia*
dio Uflerilità . ma ciò fol amente appreffo gli huomini*
non ueramente appreffo Dio; ilquale dtmoflrò àìhauert
TERZO. 67
ìfretial cura delle Vedoue: quando, come fi legge neffE*
[l'odo yiiife; che alla Vedoua ey al pupillo non fi face fjc
\mgiiiria : perche a gridi loro y egli^mo/fo da giujlo [de*
ìgnoycol coltello della giuftitia periterebbe gli offerì*
ìiitcri: onde diuerrtbbono le megiieri Vedoue, ey or*
fini i loro figliuoli . Qual teftimonio uolcte uoi mag*
ìgiore in comendation delle Vedoue t qualpiu nobile CT
roftgrw d'amore f il Prencipe dell' uniuerfo fi
ha particolare difenfore ey uendicater delle Vc«
dout . l\a che diro losche nel Deuteronomio ci cornano
da, che non fi tolga la uejìa della Vedoua in luoco di pe*
gno * Etfimilmente in Giobbe, ihauer tolto per ricoro
danza un Bue dalla Vedoua,c imputato a uno de" princi
pali peccati,che prouocajfero lira di Dio.Etpurela leg
gè non meta riceuere alcun pegno da debitori : ma uotlc
egli ornar la Vedoua di quejlaprerogatiua.onde ancox
rafi legge ne' Salmi: Dio padre degli orfani,et Giudice
delle Vedoue:et tuttauia egli è pure padre et giudice uni
uerfale di tutti 1 uiuenti;tna per certa p articolar proui*
dentia a queflo flato dimoftrò effer molto più inclinato 7
fi come fiato, che più alle ingiurie i fottopofto . Et ben
conuicnc.che quclle y chc fono abandonate da i patrocini]
mondani y frano di fé fé dai diurni . Ma uegnìamo alla
legge di gratta : ey ucdrete prima in Mathco ,che"l Si*
gnor e minaccia feueramente a quegli Scribi ey Earifei,
chefotto ffetie di pregar con lunghe oratiom la Maefìa
di Dìo ne i cerimoniosi faenfici loro,m.wgiauano ey co
fumauano 1 beni delle uedoue:ilche e fegno , che la moU
ta religion di effe y ey la finceriù de' cuori uelaua loro
fiocchi, di maniera , che non dijcerneuano U mah
LIBRO
hipocrefìd di coloro . Dapoi ueniteuid Mdrco:zr trd*
noi decorrete ,' quanto godefje il Mde&ro deUd uitd in
uedere ld pouera Vedoud offerire i duo piccioli dana*
ri, ch'etti foli haueua, nel tempio delfuo padre : hduen*
do piugrdta ld buond intention di 'colei, che i grdn do*
ni di qualunque ricco . Ne ui fu grdue di pdffdre etiatta j
dio d Lucd ; cr nelle fue carte confìderate, che ld pietà
del Signore,non foflenne le lagrime di quett 'altra Vedo*
uà, chela morte delfuo unico figliuolo, ch'era portato
dtta fepolturd, piangeua: ma ritornando l'anima in quel
morto corpo,tal glie lo refe,qual da lei per confoktione
de'fuoi giorni trifli per la perdita del marito, era fom*
inamente defìderato.Paolo ancora con loffiiritodiQhrì
fio impone d Timotheo,che le Vedoue honori; er quel-
lo , che a Timotheo Paolo , a tutti i Vefcoui comdndd
Chrifto:nefolo , che ft honorino , ma aggiunge, che fi
fouengd loro . Et non bajìò all'Apoftolo il dire : Soue*
niteapoueri, intendendo fi per queftd uoce ogni quali*
td di perfond : che uotte feparatamente nominar le Ve*
doue . Ora non uogliofare, come il dipintore : ilqude \
ricercando, che con la forza de' lumi alcuna parte della j
figura , che egli dipinge, efca fuori , un'altra con lom*
brene caccia in dentro Alche farebbe qualunque uolta !
parlando de gli altri due fiati , hauefii in animo ìofcu*
rame alcuno . md conchiudo, che tutti fono egualiiper» ;
cioche tutti dal raggio di Dio fono itluftrati : itquale fé i
bene più rifolende netta uirginitd i quafi in crifiallo più ii
lucido er più tra/parente ; non è però , che i duefeguen
ti non fiano adorni detta fua luce . Co/? parlò quel mi* I
rtcolo di Ndturd : er quindi d'alcune cofe pertinenti aU ,
TERZO. 6%
le attioni dette Vedoue ragionò : lequali , fi come atti
mente mi fi riiuyratino,raconterò a noi. Dok.I/ ragio*
mamento di M. Fortunio m'e partito nel fitte alquanto di
ferente dal principio : o che io non Iho intefo bene^ma
uoi nondimeno feguite . Fla. Mefjer Fortunio in pò*
ìcke parole dottamente mi pofe innanzi U difpnition dU
\quetto,che logli addimatidai ; dapoi difeorfe per dimo*
virarmi, che gli altri due fiati etano , riguardahdofi a i
[frutti, che ne deriuano,non manco grati a Dio . É uè*
\ro,che Meffcr Vaolo Strefw ; che in cafa l'Aretino m=
fiemecon Meffer Fortunio fi trouaua ; còntefe affai luti
ga pezza in fattore del matrimonio : con quefto argo*
\mento,cheH fine, per cui Dio creo Ihucmo'f'u perche col
mezo del generare er con lo accrefeimento della genera
tione humana,fi nempieffero lejedie, note dalla fu per*
bia de" cattila Angeli : ma perche feprauennero alcuni
gentWhuomini,non fi ccnchiufe altro . Bor, Quefto
importa poco . uemte atl'infegnare . Fla, Conofct
adunque la uirtuofa matrona netta morte del marito ha^
uer grandifimo danno riceuuto . efferle futo tolto quel
petto ripieno di carva er d'amore : nel quale foleua dU
ponete ilfafcio de' fuoi penfìeri.nefolo hauer fatto per
dita della metà detta f uà animala fé medefìmaafe me*
defma effer totalmente leuata er eftinta. Di qui dolga*
fi, lamentifì, empia ilfeno di lagrime : de hcnefto è il
pianto , honefti fono i lamenti , honefto e il dolore.
É tenuto crudele, chi uieta atta madre fpxrger lagrime
[opra il corpo del morto figliuolo : crudeli fimo chi attx
mogliera pianger la morte del marito non confente : lU
quale non puf era il corpo er Unimx fui , mx rettori
LIBRO
de'fuoipafii, foftegtw difua uita,configliere dette [ut
<tttioni> maeflro, er duce . Le perdite delle f acuita er
de" figliuoli fi pofjono ageuolmente tolerare : perche
tfjendo uiuo il marito , può U moglie acquiflame de gli
altri, cr ritornare in iftato di miglior fortunaima mort
to lui, la perdita è irrecuperabile er il danno maggio-,
re : perciocbe è da credere, che leggiermente amafjeili
fiiofpofo Donna , che dopo la morte di quello a nuom\
nozze s'apparecchia : er rimanendo Vedoua,conuie*
ne, che quel carico , ch'era diuifo tra loro, rechi tuttofo
pra le fue fratte, zr jottentri a pefo , er di donni er dh
huomo parimente . Non )rìe afeofo , che alcune Don*\
ne(ma non detta qualità, che habbiamo formata la no»
ftra fpofa) non che ette $ attristino, ma s'allegrano del*
la morte de' loro mariti, non altramente, che fé foffe Iom
rofeoffo dal cotto un graue giogo diferuitu ♦ Et non fi
accorgono, che non può dirft libera quella Naue , che i\
priua di Nocchiero, ma fi bene abandonata d'ogni difiei
fa : ne altrefifenza il maeflro è libero il fanciullo , ma
errante,priuo di ragione , er priuo di legge . Co fi la\
femina orba di marito , e uer amente ne gli effetti, co-
me fuona il nome, V edotta ; cioè del tutto diuifa d'ogni
fuo bene ; er a guifa di legno, a cui manca il gouernato
re,zr di fanciullo lontano dal fuo maeftro, è combatta
ta da i uenti de' trauagli mondanti hor qua,hor la con
Vanimofe ne Uà errando fconfoUta ejfenza configlio ,:
Ma di quefle tali non e da parlarne , hauendo dimoftre
hieri,niuna efjer degna di queflo nome di buona er d(
moglie Jaquale il fuo marito al pari di fé flefja non ami.
Jàaoprouida Natura: anzi più tofloofapientifium
T E R Z O. 6 9
iddio jnieflròfenza alcun fìmile de" coftumi buoni, per*
poche non è uirtk,di cui effo non habbU formato alcu*
ho animale in modo offa-tutore , che colfuo efempiojì
buo meritamente riprender thuomo^di ragione z? d'in
ìtetletto dotato, che quella co fi poco foglia apprezzare »
libi agguagliera con parole la indujlria delle apula foU
ìtcitudine delle formiche;?? la fedeltà de" caniiNon rim
prouerano quefli a mortali la dapocaggine , Vocio, &
la perfidiai Le femplici pecorelle lafraude er iaftutia i
er le colombe er le tortore non s'infegnano elle là fede
i|er U carità, che fi ricerca nel matrimonio ? Le cui fé*
\nine (fé ad Arinotele fi preftafede) diun folo mafehio
contente uiuono • Et laTortcrahauendo perdutala
fua compagni 3 non bene d'altra acqua , che di [torbidi
V fango fi fragni ; ne fi ferma , fé nonfopra ramifecm
hi ,o [fogliati delle lor foglie ine più fi mefcola con
gli altri uccelli allegri cr fejleuoli della fua flette ♦
Onde Salomone uolcndo fignificare amor cafìo er fan*
tOyfa della fyofa(cioè della Chiefa)comparatione > quali*
io a Colomba, er quando a Tortora. A che fi conforma
Vlinio,doue parlando delle Colombe due } che elle ama*
no la Cajlita,non commettono adulteri), & -erbario per
petuafede . Et di qui e , che nella legge antica uoleua
Domenedio,che le maritate dopo il primo parto offerì*
feero alfanto Altare Colombe er Tortore, pcrfegno>.
he y l fanciullo i che fi apprefentaua nel coffettofuo , era
nato di caflo er amoreuole matrimonio.il fìntile fi legge
delle Cornicucioè, che fi fittamente mafehio ^r femina*
iquali congiunfe la forte , s'tftfl ano infume, che dopo là
morte ielXuno, l'altra più a mafehio ueruno non fae»
LIBRO
compigna. Onde appreffo\gli antichi fi foleuadopo
iRynno, cantato a Uymeneo, efclamar (quafì in pegno
er teftimonio di concordia)il nome della Cornice .
Gtufta cagione adunque ha la Vedoua , onde detU
morte del marito fi dolga : er molti faui er graui huo*
mini non pure delle moglìere er de' parenti , ma de gli
amici la pidnfero.Solone, che die le leggi a gli Athenie*
{incornando, che fi celebr afferò le fue efequie con le lagrì
me de'fuoi più carhaccioche efii dimoflrafjkro con quejli
talifegni , quanta triftezzd haueffero prefa della fui
morte . In Roma , poi che Lucretia s'uccife, hauenda\
Bruto, uindice er della morte er della molata cafiita ii\
coflei, cacciato fuori il dominio de i Re igrper quefli\
cagione effendo a Romani moffa guerra da i Tarquinia
nella prima giornata fu morto : la cui morte], come di
ualorofo capitano della pudicitia toro,pianfero le Ma*
trone Romane un'anno intero. Ma fi come ildolerft
ér il piangere è ufficio di buona er pudica moglie : con
fi il non faper poner fine alle doglie er alle lagrime, i
fegno d'animo troppo debole , er non ricordeuole àeU
lacommune necejìiù. Ccnuiene , che'l dolore, dapoi
che'l cuore è disfogato alquanto, dia luogo alla ragione^
er che la Vedoua confideri , d'effer priud di marito ini
quanto alla carne; ma in quanto atto jpir ito , uiuafem*
pre il maritò in lei: uiua nella memoria, uiua nella iman
gine de' fuoi figliuoli ; er fé auuien,che uè n'habbiasht
non uè n'hauendo, er effendo molto giouane, per ifchU
far mala uoce,zr il pericolo detta caftità,puo bene fan*
za riprenffone alcuna -, feguendo] la liccntia , che le d*
Paolo, rimaritar fi ♦ ma hauendo figliuoli, far a non fcl*
TERZO. 70
boeo amoreuole uerfo il marito , ma empii centra di
\queUi 9 fe Vedoua in perpetuo non uiue.Dolgafì adunque
\:ome s'è detto ,ma non fi dia in preda al dolore : er peti
\(t tra fé (le/) a, non dirò, che le città rouinino , zrche i
\regnifi diflruggano ,ma che tutti gli huominifono nati
mcrtalùzr uiuono con obligo di rendere il debito di que
{la terra caduca alla madre natura, che ce tha prefiato:
[quando auuiene,che ella, come fa il creditore ilfuo,cc*
io dimandi : alcuno più toflo, er alcuno più tardi , ma
\tutti con una condition commune co fi di ulcere, come di
uiucre, cr di morire . Dall'altra parte le torni in men-
te, t anime effer e immortali : er che la dipartenti, che
tUe fanno da queflo corpo(laquale noi chiamiamo mo=
rire) non e morte, ma un paffar dalla uita finta alla uè*
rdy&da i tormenti alla beatitudine, preparata fu in
cielo a coloro, che mentre pellegrinarono giù in terra,
chiamati CT illuminati dalla Diuina pietà, cam inarono
per la uia di C h r i s t o, e? purificati nel j 'angue del
l'Agnello immaculato,dipofero la uefta immonda: la fce
ran^a detta qual beatitudine era fi) fa con ftjaldicho*
ui nel cuore di Paolo i che lo induffe a difidcrar d\jfcr
difciolto da i lacci della carne . Tale conforto entri nd
fuo animo : /peri, la merce di Dio, quando che lì a di ri*
ueder colui nella patria, che prima di lei u'c armato .
\iua\ntanto, come io dico , il morto manto nella fui
manona,ricordandofi la mia Vedoua della rifyojladi
Valeria Mefjalinailaqualedopola morte diSulpitio
dimandata dal fratello, fé rimaritare)! uolcua , ella tut*
to che alhora foffe nel più belfiore della età , er della
bellezza, rifrojh, nonhauer bifogno di altro marito >
LIBRO
perche Sulpitio in tei fempre uiuerebbe . Betla riftoft*
di Donni, , che era pagana, cr incerta deUa immortala
delle anime . Or che dourà fare la Chrijìiana f Uonor
qucjìa il confortinoti come morto, ma, come off ente d !
ìàiVT più con gli uffici di pietà , che col pianto.Et quin ;
di riuolgendofi a i cari figliuoli, ZT in queUi riconofeeì
do la uiux imagi ne del manto, congiunta infieme con l
fua ; tale s'affatichi di mojirarfi ne gli effetti uerfo d
loro, che efii poffano ueramente giudicare non effer pr
ui di padre: tale alla famiglia, che etla fi auegga non hi
uer hifogno di caporale finalmente uerfo iddio eterno!-
che u egli habbia giufta cagione (fé lecito e dire) di mo\
flrare in lei, quanto fta fempre difenfore er protettori*
delle Vedoue , er quefti a punto faranno i capi, Untoà
no a i quali girerà il mio f emione .
Dor, Di quejlo principio io m'aueggo , che uorretc
formare ma Vedoua di eccellente perfezione ♦
F l a . Qo fi intendo di fare, s y io potrò zrfaprò . EJ
perche dopo i pianti er / rammarichi, e cojlume di ra
cdrfi i corpi alle fepolture con quelle pompe, che fi pof
fono far maggiori ; non uoglio trapaffar quefta partt
fenza parlarne alquanto. Que fio coftume,fi come etian
dio alcuni altri, e a noi deriuato da Gentili • Percioche
eglino, fi comefuperflitiofi, che erano, haueuano opU
mone, che t anime de" corpi, che fenzd fepoltura giace*
uano,patifJero certe pene nett ' inferno & appreffo ufo*
uano lunghe er pompofe efequie d gloria del morto,??
de' nomi loro . Ben uhebbe di quelli , che di tali feioc*
chezze fi rideudno :fì come Virgilio, che in per fona di
Ancbìfe diffe^hc er* cofa di poco momento la perdite
TERZO. 71
detta fepoltura& Lucano, che lafciò fritto.
Ne/ molle grembo la natura accoglie
Ciafcun,che moreizr cui terra non copre,
Gli fa per tutto ampia coperta il Cielo •
Appreffo, queiueri amatori, cr feguaci àeUi fapien*
tia, "Diogene, Tbeodoro, Seneca, zr Cicerone ; ma pri*
ma Socrate meritamente giudicato f uio dall'oracolo
d'Apollo ; infegnauano con eficacifiimi argomenti, non
effere d'importanza. , che un corpo più in uno , che in
altro luogo bauefjè a immarcire . Marco Emilio Lepi*
do,huomo lUuftre di molti honon,poco innanzi che egli
tnorifje , ordinò a figliuoli, che ponejjeroil fuo corpo
[opra un letticiuolo,fenzà non che drappo di porpora,
ma di qualità alcuna lo ricoprifje ,- er nel rimanente del
l'apparecchio funebre non j^endeffero più , che tre da*
nari : dicendo, che tefequie di egregi huominijì nobili*
tauanoper la gloria de fatti loro , er non per la gran*
dezza delle f^efe, che fi faceffero in tali pompe ♦ Va*
Uno Publicola , er Agrippa Menenio (duo chiari In*
mi detta Republica Romana) er altri eccellenti huomi*
ni, fi fattamente tennero a mie l'honore della fepoltura;
che quantunque foffero uiuutifempre glorioUmente ne
ifommi Magistrati di quella Kepublica ; er abotuùjfe*
ro di molte ricchezza non fi curarono però uiuendo di
comperare il terreno, doue foffero fepelliti dopo more
te : ne meno ne i loro tejlamenti di ciò alcuna parola U
feurono feruta. A che lenza dubbio haurebbono hauuto
rifguardo,fe hauefjero iftimato , che netta qualità del*
le fepolture fi trouafje atte anime tanto di bene, quanto
era creduto dal uolgo • Se ueniremo con la cwfideratio*
£ I £ R O
fie 4 | wo/ìrt j marmo quei fanti ^Martiri , cfce la ulti
per Chkisto co fi uolentieri forezzauano , molto [
più hauere /prezzata Ufipoltura del corpo :fapendo s i
che efjo Christo nel dì, ch'egli ritornerà i corpi i
all' anime, f^prà molto ben raccogliere^ ridurre infie:\
me ogni minuta parte d'infinite migliaia d'huomini, che ' |
in diuerjì terreni per grande internatio di paefi fi troz : |
ueranno diuife cr fyarfe ♦ La cura adunque de" Morto
rij (che noi Vinitiani diciamo Baldachuu) la condition
delle fepolture, ey la pompa delle efequie , poffono 6e=
fie mercè della [ciocca ambition de mprtali , apportare
alcuna confolatione a uiui , ma non beneficio a morti .
Altrimente a grande infelicità deli anima farebbe la con
dition de' pouerid cui corpi fono pofli in poco fiatio di
terra , accompagnati le più uolte da un folo cherico , er
da pochi lumi ♦ Apprefofe all'anima d'uno federato re
caffè utile lafepoltura honoratajxefeguir ebbe, che la ui
\e,o il non hauerne alcuna recajje danno al buono . ma \
gli ef empi fi ueggono in contrario . Grida tra le pene j
de' dannati(come habbixmo neUe fante lettere)quel rics
co, che in pompe cr delicati coniati haueua confumato
tutto ilfuo tempo : quantunque vr fuperbe efequie , er
ricca fepoltura, haueffeilfuo corpo : cr gode nelfeno
d'Abraam Lazaro, che in poco terreno, pouerp cr ne*
gletto fu fcpellito ♦ 0,mi potrefte dire,dunque tu dan*
ni le fepolture ? * cr quafì nuquo Creonte, uorrefti , che
i corpi humam nmanefjero wfepolt d Sfrondo ,cti io fa*
rei empio, fé hauefii quefta uolonti : per cloche que fan*
ti antichi padri Abraam, lfaac,Giacob, cr Giufeppe,
fiorendo lanciarono pure dema memoria delle fepoltu*
re de"
TERZO. 72
re de* corpi loro : cr e lodato Tobia dell' Angelo,perchc
egli fepellua i morti . Mauorrei bene, che conofeen-
dofi i mar mi, i bronzigli ori, gli intagli , i grandi epU
taf, cr /e flatue;onde fi fabricano cr adornano lefcpol
turca morti inutili ,• la(fefa,che in quefte uane pam*
pe , CT pegni della nojlra fuperbia fi confuma , s'impie*
gaffe utilmente nelle opere della carità : lequali fono le
limofine,che fi fanno abifognofi,cr nonle rendite, che
fi lafciano a coloro, che abondano . Vcr^ limofinaè,
fouuenire alle Vedoue, a miferi orfani, a gli (pedali, cr
oue il bijogno apparifee maggiore : cr non in lafciar le
groffe entrate a ricchi Conuenti , perche fi faccia al
tiojlro corpo un fontuofo fepolchro , o una Capella in
nojìra memoria con le infegne delia famiglia : lafciando
da una parte quel pouero ignudo , cr dall'altra quella
mifera uirginella,ey quella afflitta Vedcua, luna per
fame uendere a prezzo la uirgimtk, cr l'altra morir fi
di fame . Tali deono effier le noflre limofine, cr tali ce
le comanda Christo, Quejlefono lefepo!ture,che
giouano all' anime de" nofiri dejonti,quefta. e honefla ufu
ra,ey tanto larga, che ella auanzadi gran lunga cia=
j cuti 'altra, fé uera e la promeffa del padre nofiro: ilqiu*
le tuttauta e uerace,ncpuo mentire. Ma che dirò io d y al
cune Vedoue : lequali per più fuperbamente ornar di fé
poltura il corpo del morto mar ito, pretermettono difo=
disfare a debiti, eh' egli uiuendo haueua contratti * Se/J»
Za che molte fiate per quefla cagione reflano d'adempire
i legati de' teftamenti:quello,cbc prima debbono i)egiu*
re con ogni cura.Certa cofa e, che ì debiti fi trasferito*
no nella perfona di colui, in cui e ucnuta la bcrcditaw
K
LIBRO
d quegli tinto e tenuti la moglie per le leggi bumane et
diurne, quanto il marito : er chiunque il debito non p<t*
g.t , è uer amente Udrò . nix di tal materia ho detto for=
fé troppe p Avole. Dok, Voche a petto a quello, che bi*
foglerebbe, che fi dicefje. F l a . Fatto adunque fepellU
re la mia V edotta il corpo delfuo caro manto,non come
nfa il mondo, ma come fi contitene a Chriftiano^ey rat*
confolatafi compiut.ime.nte coti le ragioni dette difopra;
dicafrafeftefJa.Ecco io ho fodifatto al Marito, cioè al
le leggi e amili: bora che alla prouidentia di la fu e piax
cinto di difeicglier que fio legame , conuiene,che più IU
berami riuolga per fodisfare (colmezo della fuagra*
tìa)a Dio, Re ey Signore cy Kedentor mio . hoperdu*
to lo ffofo terreno , è di mefiicro , ch'io procuri il cele*
fie . Lequali parole in lei tacitamente fauettando il caos
re, incominci ella a fogliar fi tutti quegli ornamenti ,
che uiuendo il marito era ufata di portare : ne fi rechi &
uer 'gogna di prendere i panni negrr.che quefii non ofeu*
Yano ne l'honore , ne la bellezza di faina Donna ; pur
che bella ey candida babbitt ianìmaima tenga glioma*
menti ueri detta Vedouaefjere i digiunale orationi,ey
la uitafincera cy lontana da tutti i diletti del mondo .
Et e ben degno, che uolendo piacere atlofpofo immor~~
tale, ponga da parte tutti i piaceri mortali :ey che fia i
tanto più intenta alle opere del Signore, quanto non b* '
ixgiont\chz la rimana : perche e I fendo uiuo il manto ,
tra dimfa tra Dio ey thuomo. bora è ; uttafua,ey pe=
rò dee ejfcre tutta di C h r isTo.Me più chiaro argo*
incuto fi può h.iuerc dcttmtrinfcco d'una Donna , che
nel tempo , che ella nman Vedoua: perciocbe fi come gli !
TERZO, 7*
I VcceUi,0" i Leoni , quelli tifiti detti gabbia ; cr que*
ìfri Uberi d.dle catene, glium riuolano in cima a gli aU
beri , cr glialtri ritornano alle •ielue : cofi le vulture
Donne [libito, che fi trouano priut del marito ,ripiglu
no la prima natura, cr quei uitij , che franano occulti,
\ fanno alhora palefì.ma lebuone,fciolleda quelTobligo,
che alle uolte più chine alla terra,che leuate al ciclo le te
\ne;ta >• come oro diuifo dal piombo, er da gli altri me-
talli ,• dimojìrano più bella crpiu chiara la loro bontà.
ÌAnna figliuola di Samuele Jaquale fett anni uìjfe col"™*
rrto,cr ottantaquattro Vedoua;fu troiata da Chrtfto
uecchifima dentro il Santo Tempio^da cui non fi dipar
tiua giamav.ma quiui in ajlinenze CT orationi dì et not
te menaua la (uà fianca ulta . Dopo laquale non pcnjo y
che da quegli [inni a qucjiijì poffa trouare efempio pia
nobile di quello , che Jì uede nella Marche fa di Pefcara :
laquale dopo la morte delfuo ìllujlre Conjbrte,quelfa=
uio er dotto petto , che fempre fu tempio di cajlo amo-
re, bora l ha fatto di religione cr di lanuta, dimofrran*
do quando con le opere,a quando con lapenna^di quan
te ricche gioie, cr di quanti nobili thefon delle fue gra =
He habbia Dio da tutte parti fregiata, cr adorna queU
la ben nata anima . Ma lafcundo da parte gli efempi,
alhora uer amente fi può far pieno giuditio ddla cafrità,
Cr de gli bone fri cojìumi della Matrona ; quando, ha*
uendo libertà di peccare, non pecca: che, come due Gì*
rolamo,a cui altro, che la occafione d'efrer e , impudica,
non manca,nonfidee dar titolo di pudica . Cnde ejfcn*
do la Vedoua pnua di quel capo, che lei cr la famiglia
regMeua\> dee etiandio con maggior curuejfer fetteat*
K i;
LIBRO
di non commetter co fa, che macchi ìlfuo honoreiper*
cioche uìuendo lui, per cagione del dominio, che egli ha j
ueua [opra di lei.fi potata ifcufare di molti difetti ,• co* j
me fanno i feria alcuna fiata de y misfatti brocche gli at J
tribuifono a i padroni. Apprejjo hauendo tutta la men*
te r molta a Dio ; che come puro ey immortale Jfofo> e
gelofo della cafiita delle anime^hMia lui in tutte le fue j
attionì fempre capo maefìro , ey guida . Et fi come gii \
fckua la fua uolontà dipender da quella del carnale ma*
rito, co fi bora prenda forma da quella dello Jpiritileiet
cjuejla uolontà quale ella la troua feruta ne i finti libri,
tale la fi porti imprejfa nel cuore . Et (quello , chefo*
pra tutto impcrt*)dellc buone opre>che in là dalla uirs
tu della uiuafede , come da diuinfime , flutter anno di
giorno in giorno , tutta la gloria a, Dio (datore d'ogni
bene)fempre ne renda : le nule in tutti i tempi conofa
ejjer di fé medefima. D o r . Quejìo e co fa tanto chU
ra, che chiunque la nega , nega infume Upotenz*&
la bontà di Dio^ey noi ulti cor picciuoli di terra fuor di
debito efdta . Fla. Ora auegna,che i fanti huomtm
uolcjfero,che la Vedouafofje afiidouamente nel tempio
del Signore,^ afidoua nelle orationunon le toìfiro m
rò la cura delle cofe humane ♦ Anzi dijfe il Dottor delle
genti : fé la Vedoua ha figliuoli, o nipoti ; quejh prima
imparino a regger pienamente la propria cxfa.y rende
re il cambio a progenitori . Deue adunque ella in luo*
codelfuo morto Conforte (quajì Prencipc, che Succeda
a Prencipe)trattar con ogni diligentia il gouerno detti
fua cafa.Nel che la principal cura farà de figliuolncon*
àofìacofa,cbe effendo eglino pnui di padre, parecchi
T E R Z O. 7 4
IfroNmo pf« /*6er\t //cefrtù al male ; fi come quelli , che
\non cofi temono la madre. Onde è nato il prouerbio ,che
ir aro e quel figliuolo, che [otto ti gouerno della Vedoud
fètfcd buono . Per ifcbìfare adunque tal biafimo er tal
pericolo, io giudicar ei benfatto , cheimafòi, perue*
nuti che fio ff ero a certa età, s'aUogij fero in cafa de' fra*
telli dei padre o di IcUouero di qualche buomo dotto er
di ottima iuta, che infegnaffe loro lettere er buoni co*
\ftumi : er d'intorno quefìofoffe la Yedoua nonfolo li*
\berale,ma prodiga neilaffiefa . percioebe non è danaio,
che maggior frutto rendaci queìlo.per cui i noflri figli
itoli s'allettano uirtuofì er àccoflumati ♦ Belle figliuole
io non parlo : perche in quejlefi eftende tutto il fuo ufi*
ficio, er il primo giorno ne parlai a baftanza.NeUe al*
tre cofe rejiringa, quanto puoje ffiefe , menomando U
famigli a, moderando il cibo,e^ conferuando con dtli*
genita le facilita er rendite de" figliuoli ; in modo, che
appaia, la morte del padre efjer loro anzi dd utile , che
4 danno.Et perche a ciò fare, ui entrano di molte attio*
monelle quali la Donna non fi può trouaracome in com
prare,in uendere,in rifcuotere,in comparer ne giudi»
cij,folìecitare auocati,zr fi fatti ne^ocij; che intrauetu
gouo tutto di ; è mejliero , ch'ella fi elegga huomofuf*
fidente er fedele , a cui commetta il pefo di quefti ma*
neggi : ilquale 9 quando le [offe o fratello , o parente ;
meglio di lui fi potrebbe fidare 5 er t\on darebbe occa*
fione a maligni difettare : perciochc ogni foretto ,
che pofja naficre della fua honeftà, dette a tutte fitte for*
Ze eftinguere er leuar uia: attefo chela infamia,* di
uero o dafalfo rumore, che fi moua , ojfir, le nm fio
LIBRO
Vhonor di lei, ma quello ancora delle figliuole . T)i qui j
nella [ili cafa non pure non entrerà huomo ; ilquale aU \
tro, che ftrettifiimo parente le fu (CT quefto etiandio
rade uolte)ma ne anche femina/e non buona er di buon
nome. Or [e tanto nuoce alla fama delle figliuole il falfa
foretto della madre : quanto dee nuocer l'effetto uero;.
Ma lafciando le cattiue ne i lor uitij , dico che oltra di
quejìo dee la Vedoua hauere nella cafa una Donna, ami
ci d'anni er di fenno, con laquale ff effe fiate fi configli
Et quefta non potendo effere o madre,ofuocerade fi.: al
meno congiuntalo per lungo tempo amica , cr efberU
mentita affai . Et perche algouerno della cafa molte co
fé, come ne fu parlato hieri, ricercano ; lafomma fi ria
Jlringa in quejìo, che conferuandofi pienamente eie che
ci ha, non fi lafci hauer difagio alla famiglia : ma que~
ila fi come abonda di opera ( per ujar la parola d'Ari*
fiotele ) co fi abondi ancora honcflamente di cibo cr di}
uejìtmenti, non fcemandojì ad alcuno il falario^ne co x
che per debito le fi conuengx. Le uiuande delicate fé fi ri
chieggono poco ad alcuno fiato ; certo a quello della Ve
doua molto meno.Vcrcioche la prima uirtìi , che le ap-
partiene , fi è la februta : laquale e pofìa non folo nel
uiuer moderato, nel corpo pudico, er nel tufi ir e hone*
fio : ma etiandio nella famiglia, laquale dee effere acco*
ftumata,cy prendere efempio della padrona . Etar*
ca il uejìire di lei, benché ella h abbia dipojle le perle ey
t panni allegri ; non la configlierei però a ufare il citi*
ciò, o drappo troppo rigido : ma tenga in ciò una certi
mifura, che non fi accojìi ne alla pompa , ne poffa ren*
dere odore d'bippocrefiaipercbe Iddio non riguarda aU
TERZO. 75
meuefii, 1** all'animo : ne penfi, chel ucflir Ihabito di S.
o aedi fan Domenico , mais* Benedetto con
muchi l'anima al Paradijo: pcrcicche quantunque i pu//=
Ili humtUfiano neramente degni di Chriftiana fannia > -
mondimeno il ponerjìdutia in quefte uane diflintiom, e
moti pure idolatria ,ma puzzi*. Et che dirò io di duine
Yciocche ey bumbe, lequali nelle infimi ù di loro mede*
mime o de' figliuoli uotano di uefiirp di cotali haliti, m
manto chel bigio è rimedio non pur contra lafebre, ina
Vontra la pefte ? come che Iddio y o quel Santo a modo lo
wro piuprezzafje un mutamento di utfia , che di iuta .
Lodafì hoggtdì una Vedoua, che porta lefargie o le ra=
(eie di pinzochera : ey non fi confiderà, [e ella adultera
il letto di qualche e afta moglie, o profani la cella d'aU
cuti Santo Monaco . Dico Santo apprefjo la turba degli
[ciocchi , ey non apprefjo i prudenti : ey quanto meno
apprefjo Dio-o quanto mi duole Signora Dorothea,cke
la lorda ulta di molti federati huomini(eyfempre rU
uerifco i buom)hog7idì infami la religione cbnjliana .
Ma torniamo aìli Vedoua.Xel parlare ferbifempre mo
do , di miniera , che ne fuori di tempo, ne odo fa , ne pc=
co confiderai a le efia parola di bocca . fugga, quanto
dia può , hraiche non è cofa,chc più a Donna fi iifcpn*
uenga , che garrire ,ey efjere a contefa con le fanti : con
ciò fi a cola, che gli errori, che fi commettono da quelle ,
o fono tolcr abili, o no : Senonfono;bcne fia a mandar*
nele con la bencdittione di Dio : fé fono tolcrabili ; dee
riprenderle con carità ; ey corregger la loro ignorane
tia y oinauertenz** Et perche i mutamenti della For=
tunafono hor lieti , hortrifli :ey quelli a quelli , cy
K vij
3
LIBRO
quefli d quelli fuccedono;quìui coprendofi tutti difor* j
tezz<t>nonfia mai ne maggiore, ne minore difemedefìa
ma . Le Umofine (ìano mifurate con la f acuita, che tie*
ne:cr fecondo quella più & meno fi facciano,?? non ai
ogni qualità di perfone,ma a buoni folamente.z? a quel
luche più conofce effere aggrauati dalpefó della pouer*
tà: perche il bene farà maggiore, O^ui farà più utilità.
Nejo/o faccia ella le buone opre, ma altre ancora a ben
fare ne e forti . ne curi d'ejftr ueduta ; ma più apprezzi
t effetto, che'l nome ♦ Lefue orationi non fiano di quelli
maniera, che le ueggiamo iti alcune : lequali con lunghe .
fili di pater no fin in mano, bar bottando tra denti, uan
no ricercando tutta la cafa : & per ogni picchia fiftuc
ca,che loro s'incappa tra piedi, interrompendo le fante
parole, o gridano , o maladicono . mariducendofi dU\
dentro lafua camera, chiù fa in quella, con gliocchi deU
la fronte riguardando la ùmginc del Croci fiffo, con quei
dell'intelletto riuolta d Dio,Jparga non men preghi, che j
lagrime: penfando a i tanti beneficiategli per fua meri
gratia ci ha fatti er ci fa di continuo*, traila ingra*
titudine noflra uerfo di lui : zrfia il fine di tutti i pres
gin , che effo , che può , er èfommo amore & boti*
tà , le dia uera fede > z? forze di confentire alla fui
uolontà. Non curi d'ufeir di cafa per andare a fejie,
a nozze, er d fi fatti luoghi ; ma folo per udir la pai.
rola di Dio , er uijìtar lafua Qhiefa : nella quale non
fu la prima a entrare , ne t ultima a ufeir fuori : per*
chefempre il troppo da [cagione del foretto deluuU
go ; ilquale fofpetto ,'come s'è detto , dee fommamen*
te fuggire. Alla confezione , che fi fa alfacerdote 9 io >
TERZO. 76
ìer me non Vaftringerei,fe non a tempi comandati d
i u Chic fa, che fono una due uolte tanno . A quella, e ì.e
yxnutifiamo di [area Dio, non fi dee pretermetter non
\fur giorno, ma bora : percìoche quando e, che noi non
mecchiamo,fe non con l'opera, al meno cclpenfìero, cól
mijìderìo,zr con la twlontà t Et perche alla ncftra di*
ìkepola habbiamo dita la cognition delle [acre lèttere idi
ilo, che olirà a i fanti Dottor i cbe le e/pongono >ne i dub
Mi y che poffono occorrere alla ìgnorantia noilra ? dee
Hper non fi fidar di fé ftefja) riccorrer fubìto a qualche
muomo ben dotto nella uerità,£r di buona uita:alla ejpo
wìtion del qu.xle effendo puragr euangelica, come afaU
mfiima ancora , fermila nauicella dtlfuo ingegno . Et
wixomc dee adorare un foto Dio, co fi dee honorare tutti
i Santi : iquali bora r intendenti in cielo del lume della
ha gntia,con l'efempio delle belle cr pietofe opere, che
llimoftrarono in terra, e multano al camino della beati*
■udineima auertifea di non attribuire alle creature, quel
!o che fi conuiene al creatore : ne porga ifuoi preghi al
f e imagini materiali,che que fio farebbe non adorar Dio,
ma commettere idolatri a:b:n dee nutrirle, fi come queU
k,che rapprefentano le nere: cr fepra tutto guardi fi di \
non incorrere nell'errore d'alcune troppo credule cr fu*
perftitiofe;lequali moffe da certa fiocca ajfettione carnei
le, hanno maggior diuotione in alcun fanto particola*
re, che in Christo mede fimo : ma fappia effer per
lei appreffo il padre eterno un pietofifiimo procuratore
Cr riconciliatore Christo benedetto ; nel quale è
la giuftificatione cr falute di tutti i fedeli . Uon ri*
fiuti le honefte conuerfationi con le Donne di buona ui*
LIBRO
taeyfue pari; con lequali non dimojìri affettatane
dijantità; come fanno alcune, più ambitioje di parere;
che d'effere : ma ufi con efjo loro ogni qualità di raglo*
namento,che può cadere tra le fame ey bonefìeiey feo*
fri fempre un'amabile piaceuolezza ey hilarita nella
fronte . Di ninna parli, ne penfi male ; difetto comma
ne a molte : lequali curio fé difapere i fegreti delle cafe y
ogni cofa ifyiano, d'ogni cofa fanno giudicio , ogni cofi
recano in peggio, ey di tutte ne compongono lenoueU
le . I peccati pale)) riprenda modefl mente : de gli oc*
culti Ufi fare giudicio a Dio ,- ey iftimi fempre ifuoi
ejjere ey maggiori ey peggiori di quegli di ciafcun'aU
tra.Nelle diuerfita delle openioni dica il parer fuo fenz*
contendere : penfando fempre di potere errare . L e ho*
utile delle piazze ,come de' maneggi de" Re > delle deli*
berationi de* Prencipi, della pace, delle guerre , ey (1
fatte cofe, non curi, che peruengano alìefue orecchie;
ne di quefle ragioni : ma tenga di continuo il penfiero,
come ho detto , parte riuolto a Dio , parte afe fteffa,
parte a figliuoli , ey a tutto il reggimento della fami*
glia ey della cafa ; A palazzine qualche grandi fiima
necefiìta non l'astringe , non uada giamai . Le chiefe,
alle quali fi conduce, piano non le più frequentate , *
le più dìuote : ey doue u'habbia maggiore occafwne .
orare, ey men di peccare :ey qui uoglio, che ella ten*
ga per cofa certa, che non pur quefta ey quella chiefa,
ma tutto il mondo e tempio di Dio . Lefìrette prati*
che, che io ueggio tenere ad alcune con religiofi,non lo*
domon perche non ce ne fiano da per tutto di molti fan*
ti buomini, ey efcmplari : ma perche noi non poliamo
TERZO. 77
tirar più a dentro detta pelle . Et tale perauentura
potrà!, ìonna nella fuperficie riputare Agnello , che
di dentro lo trotterà Lupo \ ilqiude non folo la caftiU,
ma h [acuità le cercherà didiuorare . Ne meno mi pia=
\cc, ch'ella frequenti molto le cafe ne delle amiche, ne del
fùf*renti:coja,che e dannata da Paolo . Percioche fono
mtune tanto odofc,cbe prendono infinito piacere di ri=
\durfilfcffo nell'altrui cafciay quitti o configliando y o
\riprendendo,uogliono moflrar difxpcr molto: cr mah
tre fono wgieniofe et di fottìi ut/la nelle ca.e dell'amiche
dhnoftrano efjer femplice cr a guifix di Talpe nel gouer
no delle loro . O u r . Mal fa quel Signore, che lafcia
rouinare il fio Domìnio , per gwitrnat quello di altrui,
F l a . Et tonando alfojpetto 7 che più uolte ho ejors
tato a fuggire ; doueiefapere , che in quejlo non meno
fi può incorr. re dentro la capi? che di fuori, ey non me
no per cagione de* famigliari, che deglijìranieri .
ueggUmo quetloycht a Saluina ferine il Beato Gi
rolamo . La fama della caflitd (dice egli) nelle Donne e
coja tanto fragile yebe a gui'à di uago fiorerai ogni tic*
uè aura s'ammarcifee , ey ad ogni picciolo fiato fi gua*
fta:zr t /penalmente quando In età è piegheuole al uitio;
CT l'autorità del marito le manca : la cui ombra è il ri=
paro cr ilfoflegno della moglie . Deh, che fa ellafraU
moltitudine de famiglia fra la turba de mimftrifiqua
li non uoglio giacche dijprezZiiCome feria ; ma che di
loro , come d'huomini , fi uergogni . Certo fé la cafd
ambitiofa molti fer ultori ricerca; fi dee preporre a quel
li per capo et maggiore alai uecchio di cojlumi honefti:
il cui bonorefia riputation detta padrona.Benfo io>ckc
1
LIBRO
molte, attenga, che le porte detti lor cafafojfero chiufed
cìdfcuno;tion fuggirono però la infamia de' famigliari :
de* quali hdfcettd foretto o per cagione di troppo orna
to ueftire,o per molto delicato a/petto ,o per la eùgioui
nile,o per l'alterezz^che fpeffe uoltefuol far paJeje ti
more occulto;?? e cagionejbe'l feruo uoglia efferfupt*
riore al conferuo^hia perchè fi come l'acciaiolo il cnlid
lo èfpecchio de noftri affetti ; co fi i buoni efempi fono
ftecchio ditta uirtu;poi che a me non reftano altri parti
colar i ammaeflramenti da dare atta Vedoua^parmi, chz
utile cofafia , che noi meco alquanto la uita di Giuditb 1
confideriate: laquale una dee effere uniuerfale efempio
tutte le Vedoue.è noto a ciafcuno.fi come quefta Vedo[
ua(qual dice alcuno)zr faggia,zr cafta>et forte,Uccideiì
do il già quafì uincitore Oloferne,liberò lafua citta dal
uicin giogo della feruith ,Dor, Mi farà molto taro,
che difeorriate alquanto per quefti efempuet col difegnà
di coftei penfo che ridurrete a maggior perfettione il ri
trattOyche m'appartiene : itqualefin qui è molto gentiU
mente colorito.? l A.Era la cafa di Giuditb fcolafantif*
fimadi bontà[: nella quale ella di continuo ammaefìraus
lafuafamiglia.quìui non tonuerfauanogiouani.pompoA
fi diuejììmenti , ne profumati di odori, conguardatunf
lafciue, cr con parole impudiche.non ui haueua entrate
alcuna giouane, che con habito,o con bellezza con dtt
ti lufuriofì accende ffe gli animi de i riguardanti de i del
ierij non fani . il fuo albergo nonrifonaua difuoni,i
di cantane fi fentiuano rumori di danze •> nefiuedeua-.
no apparecchi de' corniti fontuoJÌMon haueua perauei
tura figliuoli, perche U frittura di ciò non ne fa paro*
TERZO. 73
\a : onde tanto più meritò maggior leda la cura delle fui
wtitd y qudtito i Giudei dannauano lo flato dclh Vedo*
<a.cr più la perditi . Ma teneua appreffo di lei alcune
uncinile per ancelle ey difcepole di caftitì]: il cui ufficio
m eri di apprefentarle innunzi lo frecchio, acconciar
e chiome y pro fumar le carni , er le ueftimenta d'odori,
7 fi fatte fuperbe uanithna tutto Ujuo tempo bora in
irttionij bora ne le Unioni de ifacri libri,qiundo in rd
nonamenti fanti,quando in lauori,v quando in pietofe
imofine <x poueri fi diPpenfaua.Vortaua la uefta uedoui*
eiUquale non mai in alcun tempo, fé non per kreue fpa=
io una fola uolta depofeiet quella fu per cagione di con
eruar la patria.Ornò alla fine fc medefima co molti rie
hi cr pompo)! panni , non per parer bella fo piacere d
fiocchi de gli amanti ; ma per toglier di ulta il nimico
iella cittdfanta,& della religion diurna. Grande fu te
norfuo uerfo la patria, er grande la autorità appreffo
Vrencipi, cr [ani della fui citù : a iquah con la uirtit
ielle fue parole diede freranzdjeuò ignorav.tia, er ap-
porto configlio, grande finalmente fui 'ardire , conche
"emina fola ey di far mata, ottenne la uittcvù di colufiU
pale tanti armati buominì difrerauano di poter uince*
re.Bellifiimo fu il trionfo, che ella riportò delle guada*
inate foglie del nemico uccifomodimeno tutto quel trio
fo recò folamcnte a Dio'.eyfubito che la gloriola impre
fd hebbe formi a,nuefii i panni grofii. Voi uedJefomma
fortezzd d'animo congiunta dfomma nodelìia,ey forn-
irla prudentia d fomma pietlGran forza percertoha U
uirtìdaquale doue e ritritiamone anche autor ità-.Erd
Giitdub fewind,crd Vedoud>non bdueud dominion muti
LIBRO
i .wrggio publko fi cflendeua lafua mano.Et nondime*
no i più ueccht di quel popolo,?? il mede fimo Vrencipe
Ozia y non fi sdegnavano di ricorrere a lei per confìglio.
A quali ella con uoce di gratuita piena, ey con parole de
gne di quell'alto animo in quefu guifx parlò.Granieme ì
te io mi marauiglio popolo di Dioiche uoi habbiatefah ;
tu deltberationeje ilfoccorfo in capo di cinque giorni no i
uìcne,di dir la citta in mano de' uoftri nimici^ey molto \
più che a que)lo,Ozia;cbe fare non lo dourebbc,effindo j
hnomo prudenti fimo ey forteti confenta.Deh per Ino
immortale chi fletè nocche uogliate tentare il Signor? \
quefie non fono parole da mouere in lui mi[ericordm\ \
ma ira ey) degno ♦ Voihomicciuoli afjegnate tempo a \
Dio,da ufarui lafua pietàfuoi fecondo t arbitrio uojìro ■■
gli ditcrminate il giorno; nel quale ui debba fouemr del
fuo aiuto ? Marauigliofa coja e , che quegli huomitti
graui d'anni ey grandi nel dominio della città ,fentendo
fi riprender da unafemplice Vedoiujiuemffcro mutoli; :
ey l'un l'altro in uifo per uer gogna riguardandoci fa
peuanOyche dire. A quefio ella benignamente gli confo?*
tò a mutare il mal prefo confìglio,ey a riponer tutta U
loro fferanza nel grande Iddtoja cui pietà muno,cI?in
luififida^bandonagimaiìdimojhandoycbe le paffute
et le prefenti calamità fi dòucuano imputare a i peccati
loroiey che non era daprouocar la uendetta,ma chiede
re humilmentela mifericordia del Signore.Rìfpofe a lei
Ozia,che tutte le fue parole erano nere, ey che ninna fé
nepoteua riprendereima che ella, che era f anta Donna r >
ertemeli* Dio,pregajfe per loro Peccatrice fono io } dif
je Giudithietfepure trouate in me qualche buona opra*
x M ix /l \), 7 ?
tndetene la laude ali* bontd del Re celefte,ckt la proda
e.cy tutti meco pregate lajua pietà, che fìafauoreuok
limo difegnoiponcndo h fiducia della uittoria.non nel
uojire braccia, ma nella dejìra di lunckefe egli non di
vide V corner ux le città Jn damo $ y affaticano coloro ,
he legouernano. Cofififece da tutti, cy co fi lamino fa
louane accompagnata dati.» man di Dio,cntrò nelpadU
'Itone del [no nimico : ey lui con la prudentia uinfe^ey
on la fortezza uccife : onde tornata uincìtrice netta cit
A con la bombii tefta in manomorta il popolo a pren=
er l'arme, ey asfaltar le genti nimiebe ; lequali jenza il
or Capitano timide ey difoerfe fuggiuano. Ottenuta in
ine cojì bella uittoria>non fu la cura fua,che a lei fi inai
:afferoftatue>ey apparecchiafjero trionfi ; ma infieme
on le fue ucrgini y ancelle cantaua laudi a Dio y ccme a
atore detta uittonaA uafi d'oro cy d'argento^ leaU
re pretiofe cofe r che furono trouate nel padiglione di
Oloferne , il popolo , per konorarne la limatrice >ap=
refentò a Giuditb. Ma ctta,che non meno difbrczzaua
e ricchezze ,cbe la gloria del mondo Jefaa ò alla feomu
ica deWoblio>ne alla e afa fu a più ricca , ne più altera fi
Uomo. D o r. O efempio raro difantùa . t l a. Sol
uggiamo con quante bel 1 e cy ornate parole aLuni cio=
menti huomim e) alt ino là uirtu di certi ualorc
uguali de uinti eferati.cy delle ejhugnate citi
Itroripcrt Mtano ne le loro priuate calciche la gì:
dia quale tuttauia erano cotanto ambitiofi ,cl:e no;i)o=
tmentede gran conyiomi^nactiandio alami jì orns.ro
io detta Deità.NLa lanojlra Vcdoua,che egualmente ui-
ipefe ey le ricchezze cy gli bollori, con quale co' ( aa di
LIBRO
grdui er eleganti parole fi potrebbe lodare a bafidnzdì j
Oltra di quefe^quartunque ella uiueffe cento er più <m.
vùncn diede però mailucco a penfuro di nuoue nozze^
Venuta alio cjhcmo de'fuoigio)ni,quakfu lafua uiuJ
tale uolkychefofje lafepoltura : zrfenzA titolo alcuno,\
fece purre ilfuo corpo apprejfo quello del marito.Vuo\\
fi egli,Signora Dorothea, negli antichi er moderni feriti
tori ritrouare efempw , che più dalle Vedoue debba efftz
re imitato di quefto * Fu mai Donna ne più cafta y ne più
fineeraìoue con più chiaro lume fi uide rìff leader la ui= i
ta attiva ey contemplatiti Seguitino adunque le Cbri-..
filane Vedoue lo efempio fantifi. di Giuditb . Et quando
pure non habbiano^ne forfè uorrebbono hauere occafto
ne di metter fi a rifeo con Oloferne ;la uittoria,che Giui
dìth ottone da coflui^procurino elle di ottenere drftmr
fario nofcro:ilquale,piu forte nimico di Oloferne, fa di
continuo alle offe fé dell'anima f Kon penfate però che in
quefta noftraetdci manchino efempi per le Vedoue di
Donne illufòri* eydihoneftifjma , tzrfanta uitx . del
quali 9 pr ima ch'io chiuda quefto ragionamento , nean*
drò brevemente^ quafi per aia di trdfcorfo,commemo
rando alcioni . Douetefapere, che la ìtiuftnfi. S* Anna
LaconU,o uero di Lanfon,nelìa più giouane etd rimafe 1
Vcdoi'4 del Signor Guglielmo murcheje di Monferrato^
con due figliuole f emine et un mafchiome folamente ejfi
la morte del con forte fupportò<on molta patienz*,e co
fortezza di animoima la mifer abile er uiolenta del figli
uoloiilqu&h gioitane di gran ualore,ey di mdggiore iff>e
ranzdy per cafo ftrano , cadendo dei cauatto fi fojfocò:
fupportotla^ico con tanta fortezz^che niuna delle pilli
honordte
tutu
TERZO. 80
honordte &fccnofc antiche è da preporre d kixy Ufo*
vigilante fece nella morte delia maggior figliuola. Vero
wìle la benignità di Dio, che q e auuerfitafoffe*
Yo rincompenfatt da altrctata allcgrezZd.Vtrcioche tal
tra figliuola congiunta a Federigo Marchefe di Manto*
uaj?ebbe di lui quattro figliuoli mafchi,ar duefemine*
parimente dotati di udore ey iurta più che bum*
er quantunque cuci signore mancafje pochi anniap
effo. etta a tmUatton della madre efimpre uiuutacon
ima bonejla,ct con tanta prudenza ha gommato ifuà
ti, che re fio. in dubbio ciascuno , cjuai debba in lei più
mmirm\o la religione^ la giuj'ùtia.o la bewgt:ita,o le
tltre uirtìi heroiche>che conuengono non dico a Trend*
pcjfa,ma a ottimo Vrencipe . Et fi come la prodezza dì
quella nelle paffute guerre con'eruò mola luoghi da ifer
riyda i fuocbi,dalle rapine,hcmicidi ì &' fiupri de nimici
foldatr.cojì la modeftia di qucfla riconciliò tutti gli anU
vii r ubelli dc y fuoi popoli,procurando fempre il bene>o*
iutiiepublico: talmente , che ciafcunofigode cr gioifce
fotto dominio giujloyCt ripieno di tranquiUità.Cofì bora
la madre gouerna Monferrato^ la figliuola Mantoua,
con fodisfattione incredibile di tutti quei popoli.Debbo
ui anco ritornare in mente la Signora Margherita di fan
Gìorgiojnadre del S.Guglielmc,Prefidcnte di Mon ferra
to,honefla ej uirtuofa Donna,cy ben degna di cofi giù*
ftoyCy ualorofo figliuolo. Belli filmo efempio hauetefimd
mente nella [ignora Bona Mari* di fan Giorgio,
V nella Sxictuapur da fan Giorgic,di cui il primo gior
no fu detto-.et in Anna da Prato.HH poco ctiandio e quel
losche po/fono imparar le VcdoucdatiaS. Violante &
L
LIBRO
Bentiuogli già moglie del S.Giouan Paolo Sforza f ratei
lo del Duca Francefco fecondo^ detta S. Leonora Mo*
tona de' Botti, di cui molto a lungo udì io ragionare in
Melano. Quejìe non folamente fono adorne di quelle uir
tu più nobdi,che pofjono adornar Donna ; ma ne hanno
adornato ancora,l 7 una il S.Mutio fuo figliuolo >et t altra
il S. Broconzo. nel numero mcttefì ancora dette honejle
er uirtuofe Vedoue la S.Amabilia Morona y la S.Leono
ra Vifconte da Patii J,et alcune altre.Torno alla Marche
fa di Pefcara 9 e dico etiandio detta Contefja di Qoreggiox
ornamento non pur dette Vedouejna di tutte le Donne,
Certo ne in più degnane in più perfetti efempi di que&t
due,poffono terminare inoftrifermoni.Dunque Signora
Borothea mia le Vedoue hanno largo campo da potere
efercitar la uirtkvr il loro fiato è caro a D/o,er molto \
u \\U al mondo. La onde io hauendone parlato,quanto io
jo: fenza ir più innanzi farò quifine.D o k, Qnantun*
que Signor Flaminio in materia di quefta Vedoua (ne
penfo , che la mia openione ?inganni)habbiate infìnoa
qui detto tutto quello, che fé ne può dire : er che io più
tofio dourei affaticarmi di trouar parole da ringhiar
nuche nuouo carico dagrauarumon dimeno,perche que
fto e lo fiato mio&fete flato in ragionar di effo più ire
ue>cbe nonfofìe ne glialtri due;ui prego carifitmamente,
chzl ragionamento non habbia qui fìneianzi poiché egli
i coja,cbe appartiene a merliate contento diauanzare i
due paffatijnfegnandomi quetto y di che infume con le al
tre Vedoue mi fa più bifogno,che di altra parte.Et quem
fiofta, che attefo che noi Vedoue in ifcambio detto f}>o)o
mortale h abbiamo il Diuino,che cChkisto, c'infc*
TERZO* Si
ìgniate hora,come dobbiamo fare ptr accenderci in amar
ilo, nel modo che meriti un tanto fpofo;zr come dobbiu
imo feruirló,difiderando non meno di congiungerci feco
co lo fair ito per godere la fu* immcnfa bellezz^di quel
lo che difìderauamo di cóngiungerci al terreno con gli ef
fetti detta carne. Fla. Signora mia,io dijìdero fomma*
mente difodisfarui co fi in quefto , come ho fatto nel ria
mamente;pure che io ci fa atto:i'cheff>ero,che debba ef
fere colfauore difopraipercioche comepoffo io dubita*
re che lo fpirito di Dio non fa con noiipofeia, che ambi
qui ridotti nel nomefuo.ragioniamo di coje pertinenti al
la uìta Cbriftiana , er a Salutifera medicina delle noflrc
dnimeìDico adunque,che uolendo amare Iddio 7 è mefite*
ro prima conofcerlo.Et iddio conofee chi conofee i bv:e*
fici, che egli ha fatto alia generatane bumana.Però do*
ura la mia Vedoua con tali della confi derat ione nolar
molto ffteffo d'intorno alle opre del Signore:cofa, che io
difopra,&* anco il primo giorno accennaiillche farà el*
Uife primieramente leuarà gUocchial cielo;et confìdere
ra quetla prima circonferenza, che contiene tutte le al*
treilaquale fu,come fi uede,da Dio creata di forma sfe*
fica er rotonda, per effer coiai forma er più bella er
più capace di ciafeutì altra ; er creoUa di niente infoU
uirtk della fua parolaie? dapoi la ornò di marauigliofi
Moltitudine,®* uarietì di (Ielle, facendo che ella fi giraf
fé con continuo mouimento fopra taffe(fl come le nojlrc
menti uanno imaginando)chelafoftiene,le eflremiù del
quale fono dette Poli. A quelU(per non ragionar di co*
tai cofe^come Aflrologo minutamentc)fottopoje fette pu
mi 7 tuno dall'altro diftantì er differenti fi pò- i/putio,
L ij
LIBRO
tome per grandezza > iquali con mouimento al prima
contrario 9 i loro corfi in diuerfì tempi fornifcono. Tra
quefli il Sole er la Land; due occhi di tutta la circonfe*
renza; più betti, er più nobili di ciafcun altro pianeta;
notte che con perpetuo corfo dijlingueffero le ftagioni,et
ficefjero le alterationi generatìoni <& corrvttioni,cbe fi
veggono in quefto cerchio inferiore, A tutti ctiandio cfii
Pianeti diede la diuina bontà diuerfe proprietà er uir*
tkyfecondo leparue,cbe cìafcuno conuempeilequali non
eflendo al noftro ragionamento neccfjarieje pretermet*
to.Confidereràapprejfo l'intelletto Iettato a discorrere k
opre marauigliofe di Dioiche [otto a tutti quefti cidi egli
puofe et locò per ordine gli elementi, dando nel mezo di
tutti,quafì come ombelico de y corpi celejlijeggio immo*
bile alla terrai intorno citta quale pofe il mare,di [opri
Vaerei oltra all'aere il fuoco:& fi come il mare empii
di pefci;coft l'aere d'uccelli in tanto numero,*® 1 uarietàj
che appena fi poffono annouerar tutte le (petit. Ne meno-
e difftcile,a poter raccontar le diuerfe forti d y animali,cbe
habitano la terra,parte a diletto,parte a nudrimenio>et
parte a utilità delVhuomo.Et inueroychi potrebbe deferì
nere bajleuolmente i parti marauigliofì della natura;chi
la grandezzata bettezzuil fUo,le ricchezze ^et i frutti
detta terra.Poncteui,Signora Dorothea 7 poneieui inanzi
gliocchi dell'intelletto tutto ilfuo mirabile er riguarde*
noie aff>etto:contemplatz i monti Je UàUi,i Burnì J fonti,
i laghi, le campagne ,i bofebije felue,cbe fono in lei. Ri*
guardatele biade Je piante J frutti J'berbe : mirate con
quale ordine>con quale arte,co quanta uarietà quel crei
tor di og>i coft Iddio trebbia prodotte^ ordinate con
LIBRO
la betlezzdj'ordìneja proporzione, er lamdrduigliofé ;l
arte,con che quello flupendo Artefice zrfolo fapientt ti
Maeftro formò di pdrte in pdrte,et compofe queflo cor \
pò mortaleiet tale egli uifì dimojlrer^che i marauiglii t
ft alcuni non fapendo trouare altra noce a tanta eccelle»
Zd conueniente, lo chiamarono picchi mondo. Ma che!
Non pdrue affai alla infinita carità di Dio di hauer erti
to tkuomo 9 zr tante cofe per tbuomo: fé ancord ueggttk
dolo per ld dìfobedienza del primo padre caduto dalli |
Ulta atla morte ,dal domìnio attaferuitu,& dalla he ditti
dine aUa miferia>non mandaua ilfuo unico er immdcuU
to figliuolo di cielo in terrd y per fodiifare alla eterna gin
ftitia con la fua morte y et al debito giuftamente contratto
da tutti idifeendenti di Adamo.Confiderando adunquek
Chriftiaha Vedouajddio hauer creato ogni cofa per Iti, ,
er in cdrne humanajn quanto huomo,ejJer uenuto a mo .
rir per leUcome potrà effer di co fi duro et freddo cuore, \
che non fi fenta intenerire er infiammare tutta di uiud
amoretzr antmdolójw procacciar di adempire ad ogni
tempo la uolontd del celefie fpofof E x uero, che niuno lo
può amare>quanto conuieneipercioche chi è quefìhuomo
o quella Donnd^che habbia la mente,l 1 animo>&' il cuore j
fi fattamente rìuolti a Dioiche non ami molto più le coft
terrene??? quantunque a noi paia altrimente ; alhora ci
accorgiamo del nofiro errore^quando mancandoci alcun
Hi cofa cardyfenzd fine ci attristiamo ; difiderando non
iquetlo 3 che uuole il Signor e,maqueUo,cbe aggrada a noi
Solamente lamor nofiro è giunto a perfettiòne, quando
il uoler nofiro è cofi unito con quetlù detta cofa <mata 9
che diuenendo un filo , necejforidmenU dipende ad lei*
TERZO. 8!
|mj quefla union di uolerli>c affiti più dgcuole a poter jì
drc con lo fpofo carnale y che con quefto fyir itale V fo
\o buono. Co fi è uer amente f e mifuriamo lobligo noflro,
y le forze noftre : ma fé amene che lafua pietà rompi
la pietra de* noflri cuor i y facendogli teneri z? di carne,
o come alhora il fuo fanto fuoco entrandoui dentro>ab*
brucieremo tutti in fornace di caldifimo et ardentifiimo
Amorc;cr per conjeguente quel,cb y era non pur malage*
wle>ma imponibile appo noiifxrà in uirtk di quella tati
o facile >che folamente lafua uolontà regnerà nella no»
tira animalo' morti di maritici mogli,di fìgliuoluper*
iittdi ricchezze*?? de beni mondani ;infir miti, perfe*
:utioni,zrfìfatti,tutti bauremo alhora per nuUaifapen
io ciò effer di uolontà del noflro padre, nel noflro fr atei
lOyfigliuolo,zr frofo Christ obliquale per noflro uti
le ci di quefle co fé mortali , erper noflro utile le ci to=
glieXonfiderando ancoraché hauédo iddio in mano (ne
uoglio qui bora entrarle nel profondo Abifjo della prò
uidenza Diuina)U gouerno delle cofe cojì terrene, come
celefli , niuna opera qua giù aidem , fé non di ordine di
quella fapiez*,cbe nò può errare>di quella fomma bontà,
che non può nofempre procurare di bene de'fuoi diletti;
di quella fomma potenza,di cui ogni forza è mmore.Ri»
corra adunque quefla uedoua(zr par landQ della uedoud
intendo ciafeuna donna,zr ciafeuno huomo)con lo ffùri
tofouenteaDio; lui preghile accenda il fuo cuore di
quello amore,cbe gli fi conuieneiperciocbe da lei farà fem
prefredda.et ciò facilmente otterrà , chiedendo il dono
con falda fededaquale fempre precede ogni buona attio*
ne,fi come d lampo la fatta er il tuotio.DJtpoi nefegui
L I B R O
ranche preponendo lamor di Dio a tutte le créature or
diletti del mov.ic.c.mcra quefte cole mortali^ come opt
re di cfjo Dic;cr di citfeuna- fi ftruirk fecondo ibìfogri
della uit* a gloria fitditutto benedicendo ,er tutto ruotai
feendo àaUafuagratia.Se hdurx alcun figliuolo filmerei
che bene per lei era ad hauerne fenoli ne baurdjertm
trefiycke bene (ìd a non batterne : cy con qiufìx regoli^
confìdererd tutte le altre co/è. Sempre (lari con tema di
offendere il fuo fpofofempre con certezz* di batterlo
fefo ; er fempre con ijperanzx di ottener perdono de
fue colpe.Sarì di continuo in fé fxeffa humile.et tutu A
dente dì carità uerfo il profilino; farà contenta di rimi*
nei' fi ncUx prigione delle membra, quanto dggraderdm
fuo amante ; & allo incontro hxurd caro di partirfei
quando piacerà a Iucche uè Uhi mxndatxifemprefe
do titUe uifeere tejfetto di quella uoce.uenfimo tefl,
nio di chi ama ; Si a fatta la tva volq*i
t 4: concio fd cofd^che chiunque cerca y che lafua uo>
tà fix pofix innanzi a quella d'iddio^ non lo conofee
perche non lo conefee+non tama.Cofi adunque cieco
empio.non s\wedendo ^procaccia il fuo male.Queflo t
fommx quanto io guidicOyche pofjx abondeuolmente
ftare,non pure ad una uedoua,ccme fete uoi,ma d eia
ti' altra donna er buomo per uiuere chrijlianamente
IL F I N E.
REGISTRO/
ABCDEFGHIKL.
Tutti fono Quaderni, eccetto L^ch'è Duerno ♦
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